PASQUA 2022

Share

 

Rondini che svolazzano attorno a un mandorlo in fiore; sullo sfondo, una coppia di campane sembrano annunciare l’imminente arrivo della Pasqua. Nel sussidiario della scuola elementare di una volta, la primavera veniva illustrata così. Trovava posto pure una filastrocca, una poesia o uno scritto di famosi poeti e scrittori pedagogisti dell’epoca. Ada Negri, Vincenzo Caldarelli e Giovanni Rodari erano tra questi. I loro componimenti si imparavano a memoria. La recita doveva essere quanto più diretta ed espressiva possibile. La maestra(o il maestro) lo pretendeva. Ancora si ricordano. Oggi una “rondine non fa più primavera” e né le campane annunciano la Pasqua. Lontani sono quei tempi. La scuola è cambiata; non è più quella di prima. Il caro sussidiario, anche se in realtà non è mai andato in soffitta, quello “vecchia maniera” resta un reperto per pochi nostalgici. Nelle classi elementari si parla poco o niente di riti cattolici; questo argomento si continua ad evitare per “non offendere”- si dice- le altre religioni. A essere contestato è perfino l’esposizione del Crocifisso nelle aule. “Ma vi pari giustu!?…Viri a chi puntu semu arrivati…”sentenzia “ ’a ‘za Sara ‘a saristana. Fortunatamente, oltre le mura scolastiche, resistono ancora molte delle tradizioni legate al passato. Si continuano a praticare per devozione e costume. In Sicilia, quando si parla della Santa Pasqua, si fa riferimento ai suggestivi riti religiosi che la caratterizzano. La Settimana della Passione è sacra; è proprio il caso di dirlo. In alcune località dell’entroterra siciliano, gli antichi riti sono rimasti tali e quali quelli di una volta. Non hanno subito variazioni. Di generazione in generazione, anche i giovani vi partecipano con canti, nenie e preghiere. Salvo rare eccezioni, solo i riti di autoflagellazione sembrano non essere più praticabili. In alcuni capoluoghi di provincia, i riti della Settimana Santa sono parte integrante dei costumi locali. La popolazione ne resta coinvolta sia attivamente che emotivamente. Sono note in tutto il mondo le processioni penitenziali che si svolgono a Enna e Caltanissetta. A Trapani, è famosa la “processione dei misteri”; richiama ogni anno turisti da tutto il mondo. Superata la fase più acuta della pandemia, dopo due anni di forzata pausa, le timide aperture di questi giorni hanno fatto segnare la tanto auspicata ripresa. A Catania e in provincia, le “cantate poetiche”, vere e proprie preghiere, continuano ancora a fare rivivere il clima drammatico della settimana dedicata alla Passione e morte del Cristo. Alcune sacre rappresentazioni sono state effettuate quest’anno in in alcune chiese dei quartieri periferici. Al centro della rievocazione, è la nobile figura di Maria addolorata racchiusa nel suo mantello di dolore. Oggi ripensiamo a tutte quelle mamme che hanno perso i loro figli in circostanze drammatiche o nelle guerre sparse i tutto il mondo. “Maria e peri di la cruci stava,/ lu sangu di lu Figghiu stizziava/ e cu li carni d’idda si juncia/ si qualche vota l’occhi si isava/. Non c’è cunottu ca ci po’ bastari/ ‘nterra la morti torna ‘a scarpisari/ lu celu cupu pari lacrimiari/ supra sta matri ca sta cca ‘a prijari.( Da I Doli do Signuri). Fino agli inizi degli anni ’60 dello scorso secolo, per tutta la settimana in cui si commemorava la morte del Cristo, era bandita qualsiasi forma di frivolezza. Dopo la funzione del Giovedì Santo, veniva esposta la statua del Cristo Crocifisso. Le campane venivano legate perché non suonassero; I campanili, di conseguenza, rimanevano rigorosamente chiusi. Nelle abitazioni, tutti gli specchi dovevano essere coperti. Durante le funzioni liturgiche, il suono della campanella veniva sostituita dalle cosiddette “Troccole”, speciali strumenti in legno dal suono lugubre. Il Venerdì Santo, era assolutamente proibito mangiare qualsiasi tipo di carne, altrimenti sarebbe stato peccato mortale. Dopo la Santa messa e la Via Crucis, era buona norma(ma lo è ancora) baciare, nel Crocifisso, le piaghe del Cristo Morto. Molte di queste usanze furono poi abolite dal Concilio Vaticano secondo, celebrato a più riprese dal 1961 al 1965. A differenza di oggi, la resurrezione si celebrava a mezzogiorno e non a mezzanotte. Il motivo era semplice: Anche i bambini dovevano partecipare alla gioia. “Cuntenti comu ‘na Pasqua” si dice. Al momento dello scioglimento delle campane, tutti si fermavano. Chi si trovava in strada si inginocchiava; chi era a casa, correva a pregare davanti a una immagine sacra. La Pasqua era pure occasione di perdono e di vicendevole rappacificazione. Le pietanze della tradizione, preparate con cura nei giorni precedenti, servivano soddisfare il palato ma anche a riunire tutti i commensali davanti al desco imbandito per l’occasione. Anche oggi, malgrado tutto, è così. Buon appetito e …Auguri!

 

Pubblicato su La Sicilia del 17.04.2022

Additional information