CATANIA: C'ERA UNA VOLTA LA TORRE ALESSI

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“C’era una volta a Catania”, sembra l’incipit di una fiaba; invece è il racconto del sacco edilizio che flagellò la città nel decennio 1955-65. Niente lieto fine, però. La mano dell’uomo, stavolta potè più della natura. Soprattutto nel Centro storico si appuntò il cambiamento. Chi pensò di dare un volto più moderno alla città, rimase profondamente deluso. Buona l’intenzione, ma niente di più. Il nuovo assetto urbanistico che doveva portare Catania a competere con le grandi città, non essendosi pienamente compiuto, lasciò nel territorio profonde ferite non ancora sanate. “Le cose fatte a metà, puzzano”, questa è comune convinzione. Lo sventramento del Vecchio San Berillo è cosa assai nota; un triste simbolo, tanto per rimanere in tema. Se poi ci spostiamo nelle periferie, scopriamo che le cose non sono andate meglio. Catania “Milano del sud” durò solo lo spazio del “boom edilizio”. Quella “esplosione” devastò pezzi importanti del territorio. Si costruì sfruttando anche il minimo spazio, ma soprattutto si cancellò indiscriminatamente senza una effettiva selezione. Fu così che insieme alle casupole fatiscenti, caddero edifici di grande pregio artistico e monumenti storici di rilievo. I cittadini si domandano quanto preziosi sarebbero stati questi edifici, in termini di decoro urbano, se fossero stati ancora in piedi. Avrebbero potuto essere il fiore all’occhiello di una città ricca di storia qual è la nostra. La Villa D’Ayala, al corso Italia; la Villa Carcaci, a piazza Santa Maria di Gesù; La Torre Alessi, alle spalle della Villa Bellini. Pochi ma significativi esempi. Ma ci pensate la Torre Alessi ancora in piedi? Poteva essere uno dei simboli catanesi da esibire ai turisti. Addirittura la “Torre di Catania”. Sotto accusa, oltre ai costruttori dediti al massimo profitto, i proprietari; molti dei quali, nobili caduti in disgrazia, svendettero anche a prezzi di saldo. Ma siccome al peggio non c’è fine, una grande responsabilità l’ebbe pure la sovrintendenza ai monumenti. La demolizione di questo singolare edificio in stile moresco, opera dell’architetto Carlo Sada, fu tutta della sovrintendenza ai monumenti che dette parere favorevole all’abbattimento. La richiesta partì dell’ufficio tecnico. Lo stato di abbandono in cui versava, non poteva essere una valida giustificazione. Né che non ci fosse un vincolo; poteva essere fatto d’ufficio. Si trattava di una Torre-vasca che sul finire dell’800, il cav. Salvatore Alessi aveva fatto costruire per irrigare i vasti giardini sottostanti di sua proprietà. C’era perfino scritto in bella evidenza in una delle facciate. Svettava tra una fitta vegetazione. Nei pressi, la pittoresca via degli Archi (odierna v. Antonino Longo), costeggiata dalla massiccia “innervatura” dell’acquedotto benedettino della Licatia. Il nobiluomo volle unire l’utile al dilettevole, per questo non badò a spese. Affidò il progetto all’architetto più noto del momento, perché di quell’impianto di riserva d’acqua ne facesse un’opera d’arte. Il marchingegno funzionò benissimo.Nei piani soprastanti vennero rispettivamente realizzati un salotto e una piccionaia con 51 nicchie. La terrazza, sormontata da una cupola in ferro ricoperta di rame, dall’alto dei suoi oltre 36 metri di altezza dominava la città. Da quel belvedere, Catania era visibile da tutti i punti cardinali. I visitatori pagavano un biglietto per assistere allo “spettacolo”. Era acquistabile presso un noto negozio di fiori ubicato a piazza Università. Molti i particolari architettonici che caratterizzavano l’edificio: Le scale a spirale di 196 gradini adornate da apposite ringhiere stilizzate; i finestroni dalla strana forma “ a goccia”; balconcini, fregi e lastroni adornavano una facciata color cobalto. La maestosità di questa torre che ispirò al celebre scrittore catanese Vitaliano Brancati il romanzo “Gli anni perduti”, non sfuggì ai fotografi dell’epoca che la ritrassero da tutte le posizioni possibili. Non sfuggirono neanche alcune curiosità legate alla passione del proprietario per il gioco degli scacchi. “Si racconta- afferma lo studioso scacchista catanese Santo Daniele Spina-che il proprietario giocasse a scacchi per corrispondenza contro un avversario residente nella Ducea di Nelson. Per la trasmissione delle mosse, i due giocatori si avvalevano di piccioni viaggiatori allocati su un piano della Torre”. L’opera di abbattimento avrebbe avuto inizio nel 1963. Della Torre Alessi, oltre alle numerose testimonianze storiche e iconografiche, resta il toponimo tra le vie Salvatore Paola e Federico Ciccaglione, nel cuore del popoloso quartiere del Borgo.

 

Nella foto, La Torre Alessi.

Pubblicato su La Sicilia del 4.07.2021

 

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