VILLA BELLINI,IL GIARDINO DEI NOSTRI RICORDI

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La Villa Bellini è tra i parchi urbani più conosciuti al mondo. Non c’è stato un solo turista che non l’abbia immortalata in una foto o in un pensiero appuntato nel proprio diario di viaggio. Per noi catanesi è il giardino della nostra infanzia. La foto in maschera o con il Sacco devozionale agatino insieme alla famiglia, era un rito irrinunciabile. Ora ce la ritroviamo un pò ingiallita, ma ben viva nella memoria. Sappiamo dal calendario sullo sfondo, il giorno e l’ora esatta. Il fotografo era sempre lì, pronto con la sua macchina professionale per uno o più “scatti”in bianco/nero. Dipendeva da quanto volevi spendere. Si pagava anticipatamente e la foto potevi ritirarla dopo qualche giorno presso lo studio fotografico. A volte te la facevano recapitare a domicilio. Al centro del giardino, lo “sghiccio” alto due metri e i cigni, quelli veri, facevano bella presenza. Quanta emozione quando riuscivi ad avvicinarne uno. Il primo parco cittadino realizzato a Catania, fu quello di Villa Pacini ( ‘A Villa varagghi). Nacque subito dopo gli eventi post-risorgimentali, sulle acque dell’antico porto Saraceno dalla caratteristica banchina d’attracco a “Spina di pesce”. A quel tempo Catania era in piena espansione, non poteva accontentarsi di una modesta villetta troppo piccola anche se parecchio suggestiva. L’obiettivo dell’amministrazione catanese restava quello di dotarsi di un polmone di verde molto più esteso e rappresentativo. La disponibilità da parte della famiglia Biscari a vendere il “Laberinto”, fu l’occasione giusta. L’amena collinetta conosciuta con questo nome, fu luogo particolarmente caro al grande mecenate Ignazio Paternò-Castello V principe di Biscari( 1719-1786). Lì il principe-archeologo aveva fatto scavare delle grotte e costruire dei vialetti “labirintici” a corredo della propria dimora. Il Comune di Catania l’acquistò nel 1853. I lavori procedettero a più riprese. Accorpati gli attigui “Orti di San Salvatore” dopo una lunga battaglia legale sostenuta contro i proprietari, l’architetto Filadelfo Fichera( 1850-1909) potè redigere, completandolo, il progetto finale. L’inaugurazione avvenne nel gennaio del 1883. La ricca flora impiantata, fu per quei tempi una vera rarità botanica. Il Comune non badò a spese, incaricando perfino professionisti dall’estero. Ne vari viali costruiti al suo interno sul modello del vecchio “Laberinto”, vennero creati spazi ludici, piazzali per raduni e mezzi di trasporto, ma anche culturali. I migliori scultori dell’epoca, modellarono busti marmorei a ricordo dei grandi personaggi catanesi. Un ampio spazio venne riservato allo zoo. Nella palazzina costruita sul modello cinese venne allocata una grande biblioteca. Col tempo, altri restauri vennero effettuati. Quello degli anni ’30 dello scorso secolo fu molto consistente. Si lavorò alla realizzazione di nuovi varchi, procedendo a un ulteriore livellamento destinato a cambiare l’ingresso prospiciente Via Etnea. Venne realizzato il cavalcavia su via S. Euplio. L’ultimo restauro risale a poco più di un decennio fa. Villa Bellini è una corda sensibile dell’anima; dal “passeggino” al “bastone di sostegno”, ha scandito il tempo della nostra vita. Un luogo romantico dove le coordinate spazio-temporali si annullano. “ ‘Unni su cchiù ‘i tempi di ‘na vota?...‘ A villa su!!!”. Dicono così i catanesi quando vedono i muri imbrattati dagli idioti di turno, oppure i monumenti vandalizzati da individui senza scrupoli che scorrazzano indisturbati e quasi sempre impuniti. “Tutti i strati pottunu ‘a Villa” dicevano gli antichi catanesi. È vero. “ ‘A Villa” come luogo d’appuntamento, di intrattenimento mondano; “ ‘A Villa” come punto di riferimento per chi dal “Centro” deve spostarsi nei dintorni; “ ‘A Villa” quando da pensionati si va a incontrare…i “colleghi” per una sana chiacchierata. Scriveva in un sonetto il poeta Ciccio Spampinato(1899-1975): (…) “Villa Bellini, a tanti e a tanti genti,/ ccu l’aria pura, fina e profumata,/ cci duna vita, paci e gudimenti./( Villa Bellini). I più nostalgici non perdono occasione per ricordare aneddoti e figure; Quelli appresi tramite i ricordi dei propri genitori, oppure vissuti in prima persona. Come non ricordare l’elefante “Menelik”, regalo del Negus in persona fatto al Regno d’Italia dopo il trattato di Uccialli. Venne donato successivamente alla “Città di Catania” in omaggio al suo Simbolo. E in epoca più recente, nel 1965, il pachiderma “Tony”, gradito dono del circo Togni. Entrambi ebbero poca vita, forse perché non riuscirono ad ambientarsi. Il Pellicano e le scimmie con i quali intere generazioni di bambini giocarono. “ Papà pottimi ‘nti Ginu!”. Questo era il nome della simpatica scimmietta nota per la sua bruttezza. “Pari Ginu, ‘a scimia d’a’ villa” è ancora oggi considerata una ingiuria. A differenza, invece, di “Billonia” da villa. Questa splendida fanciulla venditrice di fiori, nel primo novecento stazionava all’interno del giardino. Vestiva in modo sgargiante, facendo innamorare i giovani del suo tempo. Sparì improvvisamente poco prima dell’inizio del primo conflitto mondiale. Di lei si parla quasi fosse una leggenda.

 

Nella Foto, Il piccolo Nunzio Barbagallo posa per il fotografo alla Villa Bellini.

 

Pubblicato su La Sicilia del 18.04.2021