STORIA: L'INSURREZIONE ANTI-BORBONICA DELLA SETTIMANA SANTA A CATANIA

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Come l’anno scorso, le festività pasquali saranno celebrate in tono minore. Niente processioni all’aperto per evitare assembramenti. I riti verranno celebrati ugualmente all’interno della Cattedrale come nelle parrocchie dei vari quartieri. Verrebbe da dire: “ Nenti di nenti; macari ppi st’annu ‘ni putemu stujari ‘u mussu!”. Chi ne risentirà di più sarà il turismo. Tutte quelle suggestive manifestazioni sparse per le città siciliane, non avranno luogo; molti non verranno per questo e per le restrizioni. Poco o niente da vedere. Ma allora che fa, non sarà come sempre Pasqua?!... Si!...ma sarà una Pasqua diversa; da vivere solo all’interno delle chiese, e con tutte le cautele possibili imposte per decreto. Anche qui ci viene in soccorso in modo perentorio la saggezza popolare, “Cu voli ‘a Cristu ‘su prejia”. Dando un’occhiata indietro nel tempo, vediamo che nei momenti di grande criticità salta tutto. In passato era accaduta la stessa cosa. Guerre, epidemie, sommosse, da sempre hanno comportato variato forzatamente il corso delle consolidate tradizioni. Addirittura, in alcune occasioni, si è verificata la sospensione dei riti cattolici stessi. Quando si dice “La Malapasqua!” E’ quello che accadde negli anni 1849, allorquando scoppiò in tutta la Sicilia un cruento moto anti-borbonico. Partì da Palermo nel gennaio del 1948, estendendosi poi rapidamente in tutta l’Isola. I siciliani volevano riprendersi lo statuto Costituzione varato nel 1812, rimasto inapplicato fino a quando Ferdinando II non decise due anni dopo di revocarlo definitivamente. Il Re aveva da poco risolto a suo favore la rivolta partenopea capitanata da Gioacchino Murat, uscendone rafforzato. Per siciliani, quel diniego fu una “presa in giro” impossibile da digerire. Così cominciarono le manovre belliche dell’una e dell’altra parte. Dopo una serie di successi conseguiti dai Patrioti isolani, il Re partenopeo reagì pesantemente. Mandò in Sicilia il Generale Filangieri di Sartriano, considerato un raffinato stratega oltre che spietato mastino. Le forze a questo punto divennero impari. Filangieri scese con una flotta di 17 navi con sei cannoni ciascuna, che presto si unirono con il resto delle truppe di stanza in Calabria. In Sicilia, appena 24.000 uomini dotati di scarsa artiglieria ma con tanta voglia di combattere. Messina, subito bombardata, capitolò dopo avere opposto una tenace resistenza. Poi fu la volta di Catania. Il capoluogo etneo, per la sua difesa poteva contare solo su quattro postazioni strategiche: Forte Palermo( posto nel luogo dove oggi sorge il faro); Forte Salvatore( odierna piazza dei Martiri); Forte Sant’Agata (zona Dogana) e Forte Larmisi( Stazione centrale). A Nord, gran parte delle forze via terra si concentrarono poco oltre la Barriera; alla “Casina Bonelli”. Una postazione ritenuta strategica perché molto elevata. Si trovava nel territorio di Sant’Agata li Battiati. I catanesi, consapevoli della gravità del momento, vissero la “Domenica delle Palme” col terrore di essere attaccati da un momento all’altro. Le truppe Borboniche aspettarono il 6 aprile del 1849 per sferrare l’offensiva. Era un Venerdì Santo. La città in quei giorni anche piovosi, visse una vera e propria Passione di Cristo. Si difese con tutta la forza che possedeva. Giovani, anziani, donne e bambini si sacrificarono per il loro ideale di libertà. Un nobile rivoltoso catanese, Agatino principe di Biscari, ammoniva: “Coi Borboni non si patteggia!”. Nel frattempo, le truppe di Filangieri, giunti alla Badiella, si lasciarono andare ai più spietati saccheggi. Devastarono perfino la casa del Filosofo e patriota cieco Vincenzo Paternò -Tedeschi, uccidendogli parte della famiglia. Egli stesso si salvò perché si finse morto. “I soldatastri, per accettarsi che i corpi stesi per terra fossero realmente privi di vita”-raccontano le cronache-“ li trapassavano con le baionette. Giunti davanti all’anziano filosofo, ricevettero l’ordine provvidenziale di fermarsi.” Centro storico preso d’assalto, esaltò il coraggio dei “Cani corsi”, un battaglione composto da giovanissimi volontari; All’Università data alle fiamme, una donna, Andreana Sardo, lanciatasi nel rogo riuscì a spegnere l’incendio nella biblioteca, salvando così migliaia di preziosi volumi. Catania Capitolò in quell’infausta Pasqua. Tuttavia, per il valore dimostrato durante gli scontri, nel 1868 la città venne insignita da parte del novello Governo Unitario, della medaglia d’oro alla memoria.

 

Pubblicato su La Sicilia del 28.03.'21

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