SANT'AGATA SCONFIGGE LA PESTE A CATANIA

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Come se terremoti ed eruzioni laviche non bastassero, Catania nel corso dei secoli è stata segnata anche da terribili eventi pandemici. Colera, vaiolo e peste, soprattutto. Spesso il morbo arrivava via mare, dai bastimenti che, provenienti da varie parti del mondo, attraccavano al porto. Le carenze igieniche dei bassifondi, completavano il quadro di un fenomeno che si presentava a cadenza periodica. Impossibile fare previsioni. Ai primi sintomi tra popolazione, la marineria cominciava a prendere le prime precauzioni concentrando il posizionamento delle imbarcazioni sospette in un un punto prestabilito del molo. Le ciurme poste in quarantena venivano sorvegliate a vista perché nessuno dei marinai si azzardasse a sbarcare. Si rischiava la pena di morte. Una volta scoppiata l’epidemia, si correva ai ripari. I corpi caricati su grandi carri trainati da robusti cavalli, dopo essere stati adeguatamente “annegati” nella calce viva, venivano seppelliti nelle fosse comuni. Al “boschetto della Playa” luogo a quel tempo impervio e inaccessibile, di “Fosse mortuarie” se ne scavarono parecchie. Nella città Etnea, la peste fu un vero flagello. Cominciò a imperversare sin dal 419. Più virulenta ancora fu quella che si presentò-ricorda lo storico Cordaro Clarenza-oltre tre secoli dopo, nel 741. Ne seguirono altre nei secoli successivi. La medicina poco o nulla poteva. La popolazione del tutto impotente, quando non ricorreva alle pratiche magiche che sconfinano spesso nella stregoneria, si affidava alla intercessione dei Santi. La protezione di Sant’Agata si fece sentire anche in questi casi. Nel 1575-lo ricorda una lapide fatta murare a Palazzo Asmundo, in via plebiscito-il morbo esiziale della peste imperversò in Sicilia a più riprese. Durò oltre due anni. La popolazione stremata si rivolse all’amata Patrona concittadina. Raccontano le cronache che proibiti gli assembramenti, i catanesi ottennero di far portare in giro le reliquie di Sant’Agata ai soli chierici; senza il popolo, per paura del contagio. Alla “Porta di Aci” invece la folla ruppe il “Cordone di sicurezza” approntato dai gendarmi e con grida e pianti si unì alla processione penitenziale. Le Sacre reliquie furono portate fin dentro gli ospedali. E qui che sarebbe avvenuto il Miracolo. Gli ammalati si alzarono mescolandosi al popolo. Invece del contagio si ebbe la guarigione di tutti gli appestati. A ricordo di quell’evento, fino agli inizi degli anni ’60 dello scorso secolo, il 17 giugno una reliquia del corpo di Sant’Agata veniva portata in solenne processione lungo le vie del Centro storico. Ma la storia ricorda un altro miracolo stavolta avvenuto nel 1742. Quell’anno a Messina scoppiò un’epidemia di peste che nella sola città falcidiò quasi 30.000 persone. Ne rimasero in vita solo 9000, sicchè si ebbe anche difficoltà a reperire il personale addetto ai seppellimenti. Causa del contagio, una nave proveniente da Genova. Molti superstiti sfollarono verso Catania facendo temere il peggio ai suoi cittadini. Si verificarono i primi contagi. La popolazione invocò la protezione di Sant’Agata. Poche furono le vittime, mentre la maggior parte delle persone colpite guarirono prodigiosamente. A ricordo di questo evento, nel 1744 i catanesi fecero erigere un monumento che ancora oggi campeggia a piazza del Martiri, meglio conosciuta dagli antichi catanesi col toponimo di “Chianu ‘a Statula”. Si tratta della statua che raffigura Sant’Agata nell’atto di scacciare un drago alato simbolo della peste. La pregiata opera del palermitano Michele Orlando è posta su un’alta colonna sormontata da capitello dorico, a sua volta poggiata su un artistico basamento a forma di parallelepitedo. Colonna che un tempo ornava l’anfiteatro romano. L’aureola luminosa( oggi inspiegabilmente spenta) venne impiantata la sera del 15 agosto del 1951, quando nel programma celebrativo del 17° Centenario del Martirio della Santa Patrona, premendo un pulsante dal suo studio di Castelgandolfo, venne accesa direttamente via radio dalle mani di Pio XII.

 

Pubblicato su La Sicilia del 05.02.’21

Nella foto, Piazza dei Martiri, a Catania: la scultura raffigurante Sant'Agata che sconfigge il drago simbolo della peste.

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