L'ANTICA FESTA BENEDETTINA DEL SANTO CHIODO

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La Festa del Santo Chiodo fu un evento religioso organizzato in pompa magna dai Benedettini catanesi. Dal 1601 e fino al 1866 le celebrazioni si svolsero il 14 settembre, giorno dedicato alla esaltazione della Santa Croce. Una manifestazione che la città visse con intenso fervore religioso. I solenni preparativi ogni anno iniziavano con largo anticipo e imponevano un cerimoniale molto rigido. Il Sacro Chiodo che secondo la tradizione fu lo stesso che trafisse la mano destra di Gesù Cristo, veniva condotto in solenne processione dal Monumentale Tempio di San Nicolò l’Arena fino al Centro storico. Lungo il tragitto, tra preghiere, musiche e spari di mortaretti, faceva tappa in Cattedrale e nei Monasteri vicini. Nel corso dei secoli generò consensi ma anche qualche screzio. Clamorosa si rivelò la disputa tra i benedettini e le monache della SS.Trinità. Queste ultime avrebbero preteso far sostare più a lungo la Santa Reliquia nel loro convento, ma i PP. Cassinesi furono di diverso avviso. Il dissidio durò alcuni decenni, causando intoppi perfino sulle modalità di svolgimento. Il variare degli itinerari coincise anche con alcune scelte urbanistiche operate nella zona dell’antico Corso. L’odierna via dei Gesuiti nacque appunto per agevolare il percorso della processione stessa. Dalle cronache redatte dagli abati dell’epoca a quelle “ pettegole” del Cristodoro, esiste sull’argomento una copiosa quanto minuziosa descrizione di questa festa. I ricchi Benedettini catanesi per ben tre secoli e mezzo furono protagonisti assoluti della storia di Catania. Non solo contribuirono alla rinascita della città dopo il tremendo terremoto del 1693, ma avendo creato grandiose opere di pubblica utilità e promosso approfondite ricerche culturali, artistiche e scientifiche, incisero fortemente sul suo tessuto sociale. Il Monumentale Tempio Benedettino di San Nicolò l’Arena prezioso contenitore d’arte, con il grande organo di Donato del Piano e la celebre meridiana di Peter- Sartorius costituisce oggi un esempio tangibile di antica opulenza. Il Tempio, benchè privo ormai dei tanti cimeli prima posseduti ma perduti nel corso di lunghi anni di incuria e cattivo utilizzo, è stato recentemente restituito alle funzioni liturgiche e culturali che le sono proprie. Ancora c’è tanto da fare, ma già questo è da considerare un passo avanti molto importante. E che dire dell’acquedotto che dalla Licatia attraversava da nord a sud l’agglomerato urbano? L’imponente opera idraulica benedettina, un tempo alimentava ben 14 mulini e assicurava il prezioso liquido all’intera città. Oggi i suoi ruderi sono sparsi lungo i tratti in cui si snodava. Le celebrazioni del Santo Chiodo erano proporzionati alla ricchezza dei PP. Cassinesi di stanza a Catania. Tanto era il fasto, la magnificenza e la partecipazione dei fedeli all’evento, da farlo considerare secondo solo alla festa di Sant’Agata. Il Sacro Chiodo fu donato ai Benedettini nel 1393 da Re Martino I durante il suo breve soggiorno nell’antico Cenobio Nicolosita. Da allora la reliquia costituisce prezioso oggetto di culto. La storia narra dei miracoli compiuti nel tempo; compreso quello della colata lavica del 1669. La sua pubblica esposizione avrebbe infatti evitato la totale distruzione del grande complesso monastico catanese che in quella circostanza riportò soltanto pochi danni. A seguito di questo provvidenziale evento, il 5 aprile dello stesso anno, il Santo Chiodo venne elevato a Compatrono di Catania assieme a Maria Santissima Immacolata, San Leone, Sant’Euplio e Sant’Apollonia. Il miracolo si ripetè nel 1693 in occasione del terremoto che distrusse Catania e le città della Val di Noto. Venne rinvenuto intatto sotto le macerie dov’era custodito. Un anonimo poeta nel 1726 scrisse: “(…). Ad onta di averno/di nostre sciagure/si fermi la rota/col chiodo fatal./ Nel 1990 dello scorso secolo, vi fu il tentativo di riportare in vita la festa. Il ritorno di alcuni monaci a San Nicolò l’Arena rese l’occasione propizia.. L’iniziativa partì dal giovane storico catanese Antonello Germanà Di Stefano. Il compianto nobile mecenate scomparso prematuramente, per tre anni consecutivi organizzò insieme a un gruppo di volontari la manifestazione religiosa che risultò molto simile a quella di un tempo. Facendola ritornare ai suoi antichi splendori, accese così i riflettori su quel Monumentale Tempio che i catanesi stavano imparando a conoscere. Durò fino a quando i monaci non decisero di trasferirsi definitivamente nel nuovo monastero di Nicolosi.

 

Nella foto, la Reliquia del Santo Chiodo.

Pubblicato su La Sicilia del 14 settembre 2020