SANT'AGATA DI MEZZ'AGOSTO A SAN NICOLO' L'ARENA

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Ha scritto tutto il Vescovo Maurizio, lo stesso che nel 1126 dispose il ritorno a Catania delle Reliquie agatine ottantasei anni dopo il loro trafugamento avvenuto nel 1040 ad opera del generale Bizantino Maniace. “L’epistola di Maurizio” così è conosciuta dagli storici, è molto dettagliata e rappresenta la cronaca scritta in latino del “lodevole furto” delle Reliquie agatine a opera dei soldati Goselmo e Gisliberto. Racconta dell’avventuroso viaggio che i due eroici soldati hanno dovuto sostenere da Costantinopoli a Catania attraverso una lunga e pericolosa peregrinazione marittima che prima di approdare nella città etnea aveva toccato Smirne, Corinto, Metone, Taranto e Messina. Uno storico evento di 894 anni fa che di fatto costituì l’embrione dei festeggiamenti in onore della Vergine e Martire Patrona della città. Un pezzo di questa storia, proveniente dalla chiesa di Sant’Agata la Vetere, approda oggi nel monumentale tempio benedettino di San Nicolò l’Arena. Si tratta dell’antica Cassa all’interno della quale nel 1126 vennero riposte le Sacre Reliquie Agatine di ritorno da Costantinopoli. Insieme a questo prezioso cimelio, il Simulacro facsimile del Busto reliquiario di Sant’Agata: quello che negli anni delle rivoluzioni del 1848-60 e durante gravi fermenti di ordine pubblico veniva fatto uscire in sostituzione per motivi precauzionali. Un accostamento che simboleggia storie diverse ma unite nel denominatore comune di una festa che c’è sempre anche nei momenti bui. Mai si era verificato un simile evento, anche perché i due cimeli da lungo tempo apparivano come “incastonati” nella parete nord dell’antica cattedrale cittadina. Troveranno temporaneamente posto( fino al 18 agosto) nella navata Centrale della chiesa benedettina restituita finalmente, oltre che alle funzioni religiose, anche alla cultura. San Nicolò e Sant’Agata, un rapporto che ritorna sempre nei momenti critici e di necessità. Il vescovo Maurizio, il secondo dell’Era Normanna, è rimasto in carica dal 1124 al 1143 anno della sua morte. Mentre si trovava nella sua residenza estiva al Castello di Aci, racconta di essere stato informato direttamente da Gisliberto dell’approdo delle sacre Reliquie a Messina. Udito il racconto dell’avventuroso trafugamento, preparò il solenne ritorno. Dispose che due frati benedettini Oldmanno e Luca accompagnassero Gisliberto nella città dello Stretto per la dovuta ricognizione e consegnò loro una Cassa in legno per il solenne trasporto. La processione ebbe momenti di grande partecipazione e giubilo lungo il suo percorso. Poi il 17 agosto del 1126, la fastosa consegna al senato catanese avvenuta a Ognina. La Cassa conservò le Relique agatine almeno fino a quando il Busto Reliquario prima e lo Scrigno dopo non la sostituissero.

 

Nella Foto, il momento dell’arrivo a San Nicolò l’Arena

Pubblicato su La Sicilia del 18.08.2020