EPIDEMIE A CATANIA ED I MIRACOLI DI SANT'AGATA

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“Dalla Cina con furore”. Anziché il “Coronavirus” avremmo  preferito importare la riedizione di questa  pellicola datata anni ’70. Aprí la strada ai film di Karate, spettacolari e violenti allo stesso tempo. Si moltiplicarono le palestre delle  arti marziali, mentre quelle della lotta libera e del pugilato segnarono il passo. Ci volle poco per cambiare gusti. Abbandonati i pistoleri del Texas di John Wayne e Robert Mitchum, il ciclone Bruce Lee irruppe facendoci conoscere la potenza delle arti marziali cinesi e giapponesi in tutte le loro svariate  forme. Allora la  Cina per noi  ragazzi era un mondo sconosciuto; niente sapendo che un giorno sarebbe diventato un grande impero commerciale che ci avrebbe “invaso” con i suoi prodotti.  A scuola si studiava poco in geografia; in politica il termine “Maoista”  ( Da Mao Tsetung) incuteva paura. Forse perché veniva associato ai disordini causati dalla cosiddetta rivoluzione  sessantottina.  La liscía catanese però non si è lasciata mai intimorire. Si ironizzava sull’opera del grande timoniere cinese “ I pensieri di Mao”. Ma come, diceva qualcuno: “Non ‘na bastunu i pinseri c’avemu?...macari chiddi di Mau na ma caricari!?   I tempi cambiano. Sono cambiati nel frattempo i rapporti politico-economici in Europa e nel resto del mondo per effetto della globalizzazione.  Nei secoli la scienza medica  ha segnato passi importanti per l’umanità, senza tuttavia riuscire  ancora a renderla immune dalle epidemie. A Catania, quando si vuole allontanare qualcuno, vale ancora il detto “Ti fujissi comu ‘a pesti ‘i Missina”. La città dello stretto, per la sua posizione marittima strategica, sovente importava malattie virali di ogni genere. Nella maggioranza dei   casi  i  “focolai”si trasformavano in violente e devastanti epidemie che puntualmente si estendevano oltre il circondario.  Era già’ successo nel 1348, quando un gruppo di Pellegrini messinesi venuti a chiedere al vescovo il trasferimento temporaneo delle Reliquie Agatine a Messina, portarono nella citta’  Etnea la peste bubbonica. Terribile. “ Non mi parrari ca si missinisi!!!” la gente urlava per le strade. Furono tanti i morti a Catania: “ ‘A genti cascáunu comu ‘i pira fraciti”. La frase rende bene l’idea. Sempre a Messina, nel  1743 una nave proveniente da Genova “sbarcò” ancora la peste. Morirono in poco tempo migliaia di persone. Anche Palermo e Siracusa  ne furono colpiti. A Catania, si posò la mano della Madonna per effetto della intercessione di Sant’Agata. Ci furono dei morti, ma se consideriamo l’elevato numero di decessi verificatesi in altri centri dell’Isola, Catania poté considerarsi graziata. Il miracolo oggi è simboleggiato dalla statua posta sull’alta colonna romana sovrastante piazza dei Martiri( ‘U Chianu ‘a Statula).  Nella pregiata opera dello scultore palermitano Michele Orlando,  è raffigurata Sant’Agata nell’atto di schiacciare un’idra. Ma la V.M. Catanese, avrebbe preservato ancora la sua città anche in altra occasione pandemica: l’epidemia che colpi’ la Sicilia nel 1575. Dopo i primi decessi accertati, il popolo orante condusse in processione le Sante Reliquie. La mattina seguente, riferiscono gli “Acta Sanctorum”,  l’esizialita’ del morbo sì attenuò fino a scomparire. Non era soltanto un problema di trasmissibilità, ma anche di cattiva igiene ambientale. I primi ad essere  attaccati erano i quartieri fatiscenti. La stazione, gli Angeli custodi, ‘U pracchiu( Carmine). Oltre alle malattie endemiche proliferarono le epidemie di Vaiolo e del Colera. Il primo impatto con questa terribile malattia si ebbe nel 1837. Stavolta da Palermo si diffuse in tutta la Sicilia. L’evento  provocò una rivolta popolare che i rivoluzionari siciliani strumentalizzarono per fini politici. Ad essere additati come untori, furono nientedimeno che esponenti Borbonici. I moti che ne seguirono,  duramente repressi dal regime, si conclusero con la fucilazione di alcuni cospiratori. Ironia della sorte, col cessare delle operazioni belliche, cesso’ pure l’epidemia. In altre occasioni Catania fu vittima di eventi colerosi. Quella del 1887 si caratterizzò per l’alto tasso di contagiosità. Qui svettò la grande figura di G.B. Dusmet che assistette personalmente gli ammalati. Il suo alto senso di carità lo spinse perfino a vendere la preziosa croce pettorale per far fronte alle ingenti spese. Anche L’epidemia della Spagnola che si scatenò tra il 1918-19 fece tante vittime.  La spagnola era una influenza maligna. Le vittime venivano raccolte  per strada con i carretti e portate immediatamente alla sepoltura. Singolare ciò che capitó a un suonatore di violino ubriaco. Sidoru ‘u viulinu, venne rinvenuto esamine nei pressi di Porta Garibaldi( ‘u futtinu). Trasportato al cimitero, il mattino seguente avrebbero dovuto seppellirlo nella fossa comune del  cimitero. Pietose mani gli lasciarono però  lo strumento che egli teneva ben stretto. Ripresosi dalla sbronza, cominciò a suonare in piena notte.   I guardiani del cimitero fuggirono terrorizzati.

Nella Foto, La Statua di Sant'Agata a Piazza dei Martiri( Catania)

 Pubblicato su La Sicilia dell' 8 Marzo 2020