I RITI DEL CAPODANNO

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 “N’annu non è comu nautru annu”. Menomale, altrimenti ci saremmo annoiati. Ma la vita  è bella perché è varia. Mentre il barometro a Natale  viene dato quasi sempre in picchiata, quest’anno invece  un po’ ovunque si è registrato bel tempo. Pare sia così anche per capodanno. Slitte, renne, pupazzi di neve e quant’altro,  quest’anno li possiamo ammirare solo in cartolina. Dalle nostre parti, ad eccezione delle quote più alte dell’Etna, il vero freddo arriva quasi in prossimità della primavera. Ma che Natale è se manca la neve? Con i mutamenti climatici molti stereotipi sono destinati a cadere. Non è escluso che in un prossimo futuro dovremmo accettare di vedere un Babbo Natale diverso dal solito: magari un po’ più magro e con la barba più corta e curata del solito. Attendiamo, in merito,  istruzioni dalla Commissione europea. In  quanto alla slitta, quella può rimanere così’ com’è visto che le renne non sono inquinanti. Siamo già a capodanno. “L’annu vecchiu si nni va/arriva ‘u nou; /jennu facennu passi di giganti/tiramu  rittu e ghemu sempri avanti(…) dice il poeta coi suoi versi propiziatori. “Anno nuovo, vita nuova”: sarà proprio così!? Una volta si usava buttare per strada  dal balcone la roba vecchia di casa.  Pratica alquanto incivile. Ai tempi d’oggi, salvo rare eccezioni, non è più di moda. Adesso la scommessa è sconfiggere la barbara usanza di sparare per aria con pistole e fucili. In tutto il mondo,  per  iniziare l’anno coi migliori auspici,  si ricorre alla cabala. Innanzitutto bisogna stare bene attenti alle azioni che si compiono. Nell’arco di dodici mesi, infatti, quelle azioni potrebbero tornare. “Chi canta a capodanno”-si dice-, “canta tutto l’anno”. In omaggio a questa convinzione, allo scoccare della mezzanotte  ci sono coppie che ne approfittano per appartarsi in intimità. Tanti i riti propiziatori che si tramandano di generazione in generazione. Sono riti la cui simbologia ha poco a che vedere con la religione. Anzi molti sono di derivazione pagana. L’anno che verrà  sarà bisestile, bisognerebbe sfatare il detto secondo il quale “Anno bisesto, anno funesto”. Speriamo bene. “Non è vero ma ci credo”. Anche le persone più scettiche, sotto sotto ricorrono a queste pratiche. “Mi llincu i sacchetti de causi chini di linticchia, accusi mi trasunu soddi”. Il grappolo d’uva e i chicchi del melograno sono alternativi al legume. Ogni Chicco varrebbe un euro; Quanta ricchezza!  A dominare, la sera del capodanno, è sempre il colore rosso. Rosse le mutande, Rossi i peperoncini che intrecciati a corona costituirebbero  un forte deterrente scaramantico contro qualsiasi “mavaria”. Ma il rosso, non dimentichiamolo, è pure il colore della seduzione. I botti simboleggiano l’uccisione del vecchio anno a favore del nuovo. Tramontati i “bummi ‘i cincu liri”, i faillanti “ assicutafimmini  e gli assordanti “raudi”, col tempo si è arrivati a usare persino petardi molto potenti vietati dalla legge.  La funzione apotropaica del fuoco, serve a rigenerare e purificare dalle cattività, ecco perché ancora vi è l’usanza di accendere i falò nelle piazze. Così il vischio. Una tradizione di derivazione celtica che per scacciare gli spiriti cattivi suggerisce di appendere dei rametti di questa pianta sulla porta della propria abitazione. Si racconta che nel solstizio d’inverno i sacerdoti druidici lo tagliavano con un falcetto d’oro facendolo cadere nelle proprie veste bianche. Ma il Visco, come testimonia una nota leggenda, è pure la pianta degli innamorati. Dei riti fanno parte le strenne, ovvero lo scambio di regali tra parenti e amici. Una usanza, questa, tramandataci a sua volta dagli antichi Romani. Per passare una bella serata occorre riempire il desco di tutto ciò che la tradizione impone. Allora ecco comparire, oltre alle lenticchie cotte(sempre loro) consumate nel bicchiere di colore rosso fuoco, le anguille lesse con olio, prezzemolo e aglio; cavolfiore “affucatu”; Carne di maiale. Il Carciofo a tavola non deve mancare. Le crispelle  con acciughe o con la ricotta sono sempre gradite. Se poi ci metti alcune fette di baccalà’ fritto, la cena assume una piega decisamente sfiziosa.Ma il vero principe della tavola di capodanno è  lui: il Tacchino al forno. Dopo il brindisi augurale si pensa già all’indomani. C’è da smaltire un po’ di peso accumulato durante tutte le feste. Una penitenza. A Catania, dal 2 di gennaio  iniziano i consueti  preparativi per la Festa di Sant’Agata. Nel luglio del 2020, ci sarà anche da ricordare i cento anni della scomparsa di Giuseppe De Felice. Il “Tribuno catanese”  o “nostru patri ” come meglio conosciuto dal popolo, deputato e più volte pro sindaco, in oltre quarant’anni di attività politica rese grande la città di Catania.

 

Pubblicato su La Sicilia del 29.12.'19

 

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