IL TEATRO MASSIMO BELLINI DI CATANIA

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Il “Fiore all’occhiello della città”, “Tempio della Musicalità Catanese”; del Teatro Massimo Bellini di Catania rimane solo il nobile blasone di una favolosa storia che fu. È cronaca dei nostri giorni: Senza i giusti contributi economici, il destino di questo monumento sembra segnato. Tutte le volte che la Regione siciliana decide di “ sforbiciare”, comincia sempre da qui. Da troppi anni ormai è la solita Sol-fa. Ci sono stati in passato, questo è vero, periodi di vacche molto grasse, ma quelle attuali sono troppo magre e rischiano il collasso. “Mamma, questo vino è generoso; …Vacci leggiu, figghiu, ca ti ‘Mbriachi!” È il catanese “lisciu” che, vista l’attuale condizione, così risponde. E dire che Catania avrebbe tanto da recriminare: a partire dal fatto non ha mai posseduto un proprio Conservatorio. “Ma come, la città che ha dato i natali al grande Vincenzo Bellini non ha un Conservatorio!?”… Sono i turisti a chiederselo. La risposta non può che essere un silenzio imbarazzato e imbarazzante. L’unica nota stonata? No. La struttura preposta alla didattica, il Liceo Musicale, si trova azzoppata da inchieste penali che durano ormai da anni: questo basta e avanza per comprendere meglio come vanno le cose. La costruzione del Teatro Bellini fu iniziata nel 1812. L’intento era quello di creare un grande teatro degno della città del “Cigno” . Visto che i lavori per vicissitudini varie vennero bloccati, nel 1820 si ricorse alla edificazione del “Teatro Comunale provvisorio” poi dedicato al maestro Pietro Antonio Coppola. Finalmente nel 1878 l’amministrazione comunale dette l’incarico all’architetto Carlo Sada per realizzare quello “ufficiale”. Il professionista milanese, coadiuvato da altisonanti artisti, non tradì le attese. Il Teatro Bellini venne inaugurato il 31 Maggio del 1890 con L’opera “Norma”. Quello catanese, sia per bellezza artistica che per funzionalità tecnica ed acustica, risultò tra i migliori al mondo. Allorquando apri’ alle dame e ai signorotti i pesanti cancelli, si verificò una ressa incredibile. Il grande frastuono provocato dal disordinato ingresso, procurò un lieve malore al soprano Virginia Damerini principale interprete dell’opera in programma. Ma la cosa più grave doveva ancora accadere. Arrivato alla chetichella l’architetto costruttore Carlo Sada, poco incline ai convenevoli e molto schivo, venne bloccato ai cancelli da un energico inserviente: “Lei cu e’” – gli si rivolse senza tanti complimenti; “Carlo Sada”, rispose garbatamente il professionista. “ No canusciu: si issi fari ‘u bigliettu! ” incalzò spazientito l’uomo a guardia dell’ingresso. Costernato e stupito, a Carlo Sada non rimase che rivolgersi alla forza pubblica per occupare il posto che gli spettava in poltrona. Dopo l’imbarazzo e le scuse delle autorità, per l’architetto arrivarono grandi ovazioni dal pubblico. Di “Teatro Massimo”, non volle mai sentire parlare il noto scrittore e musicologo Francesco Pastura. Lui che aveva eletto come seconda casa il famoso “Tempio musicale”della sua città, ogni volta che qualcuno osava parlare di Teatro “Massimo” Bellini, riceveva un colpo al cuore. Sicche’ andava ripetendo ossessivamente ai suoi alunni e visitatori: “ Vaddati ca Bellini si chiamava Vincenzo e non Massimo!” Nella seconda metà dello scorso secolo, contrariamente alle antiche abitudini, le porte del teatro vennero spalancate al popolino. Alla fine di ogni spettacolo, nei raffinati palchi si trovò di tutto: dallo stuzzicadenti usato all’osso dell’oliva. “Vado fuoriiii all’Aperto” , cantava Cumpari Turiddu nella Cavalleria rusticana; quando da un palco non identificato si udì una voce:….Ta puttasti ‘a cattaa!?”. Soprintendente, Angelo Munzone, raffinato critico musicale e politico (fu anche Sindaco di Catania), il teatro visse momenti di grande splendore. L’orchestra del Teatro Bellini giro’ il mondo facendo conoscere le opere belliniane. Quando prima di varcare il palcoscenico il giovane Luciano Pavarotti ebbe una crisi di panico, fu proprio Munzone a spingerlo in scena.

 

Catania 27.04.’19