AMARCORD: C’era una volta, il vecchio “Cibali”

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Il successo del Catania contro il Rimini, è valso  l’accesso alla finale di coppa italia serie C. Quanta emozione e quanta speranza sugli spalti. Allo stadio è sempre così. Guardare quella palla che si “insacca” in rete, per i tifosi vale un urlo liberatorio che serve a scaricare tutta quella tensione accumulata nel corpo. Il calcio è arte prima ancora che tecnica ed espressione fisica dei suoi interpreti.  I tifosi più attempati ricordano benissimo le “battaglie” epiche combattute sul manto erboso del “mitico” Cibali. Le hanno vissute intensamente insieme agli “eroi”di quel periodo.  I personaggi che hanno fatto la storia della squadra del cuore, nessuno li dimentica. Molti di questi sono stati immortalati, ritratti nei murales disegnati lungo le mura che chiudono lo stadio dal lato di via Cifali. “Quannu ‘u statiu ‘è chinu”-Afferma Cammelu de’ sciàppi- “non cinn’è ppi nuddu!…a genti stissa ammutta ‘a palla dda intra...” Il vecchio Cibali, oggi “Stadio Massimino”, è il “sacro luogo” della storia sportiva etnea. Dopo Sant’Agata, l’Etna e Bellini, per i catanesi viene la squadra di calcio che reca i colori del rosso fuoco da’ Muntagna e l’azzurro terso del cielo. Quasi una categoria dello spirito. Oltre “‘a piscaria”, “‘a fera” e  “San Cristofulu”, se c’è un luogo dove è possibile osservare la vera “catanesità”, questo è lo stadio. Lo si nota nelle movenze, nelle espressioni, nella irruenza della parola, ma soprattutto “ ‘nto cori”.  “Chiddu ca provu non vu sacciu riri,/ sulu ‘u tifusu, a mia mi po’ capiri,/ quannu a me squatra scinni ndi lu campu…/ ‘u cori abballa, e abballa senza abbentu./(…) Questo scriveva un tifoso-poeta anonimo nel 2009. Versi nati dal cuore, come dal cuore è nato l’inno che sentiamo cantare alla fine di una partita vittoriosa: “Alè alè Catania, a squatra do’ me cori/ il magico Catania è forte e vincerà/ e quando segneremo lo stadio esploderà…/ I tifusi do’ Catania semu tutti pari cca/…e ‘u Catania è ‘na squatra ‘i serie A. Militare nella terza serie, per i catanesi suona come una ingiusta condanna. Nessuna squadra in queste categorie possiede un pubblico così numeroso e un tifo così caloroso. Quanta storia è passata sul quel manto erboso calpestato e sudato dagli atleti; e quante generazioni di tifosi catanesi si sono avvicendate su quei “gradoni” oggi trasformati in comodi sedili “rossi” e “azzurri”.  I papà e i nonni vi  portano figli e nipoti ancora in tenera età ad assistere alla partita. Anzi, interi nuclei familiari oggi ci vanno. Tra quella enorme folla, fa un certo effetto notare le mamme con tanto di prole al seguito tifare accanitamente. Fino agli anni ’80 dello scorso secolo, era quasi una rarità vedere una donna allo stadio. Le “colorite” espressioni rivolte agli arbitri o le “imprecazioni” sfuggite d’impeto a quella “massa” di uomini apparentemente sull’orlo di una “crisi di nervi”, non potevano e non dovevano essere udite dal gentil sesso. “Perché perché la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita di pallone/…perché, perché una volta non ci porti pure me?…” cantava negli anni ’60 quella piccola “scavaddata” di Rita Pavone. Lo stadio è il luogo dove scaricare tutte le tensioni accumulate durante la settimana. Freud lo avrebbe consigliato come luogo di cura. “Una bella vittoria della propria squadra del cuore, risulterebbe meglio del “prozac”, è la conclusione cui giunsero anni fa alcuni famosi neurologi italiani.  “Il vecchio cibali” già a solo pronunciare questa frase, si prova una intensa emozione. Oltre al calcio, venivano praticate diverse discipline. La pallavolo, il basket, la ginnastica, il pugilato e la scherma, tra queste. La pista di atletica consentiva ai corridori di allenarsi e disputare tornei internazionali. Correva l’anno 1937 quando venne inaugurato. Inizialmente venne intitolato a “Italo Balbo”, l’eroico aviere fascista morto a seguito di un singolare caso di “fuoco amico”. Fu tra gli impianti più moderni dell’epoca. Prima della sua costruzione, il campo di calcio si trovava a “piazza esposizione”( oggi piazza G.Verga). Seriamente danneggiato nei bombardamenti del ’43, il nuovo stadio tornò a risplendere nello stesso posto in cui era stato costruito. Nel quartiere di Cibali del quale avrebbe assunto  il toponimo. Nel 1982 il primo vero restyling con la costruzione della curva sud. Un restyling avversato “ferocemente” da vari architetti catanesi. I professionisti denunciarono apertamente il “brutale” abbattimento del prospetto che dava su via Cifali. Un vero e proprio oltraggio all’arte. Tra l’indifferenza generale, vennero cancellati i pregiati bassorilievi, pregiata opera di noti scultori catanesi, che rappresentavano tutti gli sport praticati  in quella struttura.

 

Pubblicato su “La Sicilia” del 3.3.2024

                                                                                              

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