PSICHE UMANA E VITA INTRAUTERINA

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Con il termine psiche si fa riferimento alla mente nel suo insieme, comprendente cioè la dimensione irrazionale (istinto) e quella del profondo (inconscio).

Ancora oggi la psiche umana resta uno dei grandi misteri assoluti. Uno dei quesiti sollevati dagli studiosi nel corso degli anni è stato quello di definirne il momento della sua origine. A tal riguardo alcuni studiosi sostenevano che la vita psichica dell’uomo cominciasse subito dopo la nascita, studi recenti, invece, hanno dimostrato che il bambino già nel grembo materno è in grado di fare delle esperienze determinanti per l’intera vita successiva attraverso la percezione e di fissare poi tali esperienze mediante la facoltà di memoria, pertanto possiede già una psiche all’interno dell’utero materno.

Attraverso i cinque sensi (tatto, udito, gusto, vista, olfatto) il bambino è in grado di compiere le prime esperienze. La sua pelle percepisce il massaggio che il  liquido amniotico compie sul suo corpo, sente dolore, pressione, caldo o freddo, ad esempio quando la madre ha la febbre anche lui ha la febbre; attraverso l’udito avverte, anche se in maniera attutita, il respiro della madre, i gorgoglii intestinali, il battito del suo cuore, persino la sua voce: suoni tanto familiari da riconoscerli già subito dopo la nascita; percepisce anche nell’oscurità dell’utero materno, la luce filtrata dalla placenta quando la madre è esposta al sole.

Il nascituro possiede, come detto prima, anche una memoria. La posizione fetale assunta da molti prima di prendere sonno, la ricerca dell’oscurità, di un letto caldo, di coperte soffici, non sono altro che tentativi di riprodurre la piacevolezza e il senso di protezione vissuti durante la vita intrauterina. 

Le esperienze memorizzate, non sono, però sempre di tipo piacevole, possono anche essere di tipo traumatico. Secondo Kruse, ad esempio, agorafobia (paura degli spazi ampi) e claustrofobia (paura degli spazi chiusi) risalgono ad avvenimenti natali e prenatali. La prima dovuta a un’estrazione forzata del bambino non ancora pronto per la nascita, la seconda dovuta a una gravidanza prolungata o a un parto lungo con sofferenza fetale. A tal riguardo Peter Orban, sociologo e storico della psiche, trova nei fenomeni moderni della discoteca, con la sua musica assordante, le sue luci stroboscopiche, il tentativo di molti giovani di confrontarsi con la personale esperienza di nascita. Rivivere il bombardamento improvviso di luci e suoni, l’abbandonarsi ad esso può rappresentare per loro il tentativo di superamento del trauma subito.

Il bambino, attraverso la concentrazione del sangue materno, viene, inoltre, informato circa lo stato emotivo della madre. Quindi forti periodi di stress compromettono il suo stato di salute. Egli riesce addirittura a percepire se è accettato o meno dalla madre. Gli scienziati Amendt e Schwarz hanno riscontrato, in tal senso, una maggiore mortalità, oltreché una maggiore tendenza a malformazioni e a comportamenti anormali nei bambini nati da gravidanze non desiderate. Se la madre, invece, attende con gioia il proprio bambino, lo ama e gli fa da ponte verso il nuovo mondo, allora porrà le basi per un suo sano sviluppo non solo fisico ma anche psichico.

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