"GIOVIALE IL MAGO DEL MANDOLINO" Di Torquato Tricomi e Salvo Carcò.

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“ Gioviale il mago del mandolino” è la monografia che mancava sulla figura umana e artistica di questo straordinario musicista e poli-strumentista catanese vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900. L’hanno realizzata due musicisti di lungo corso: Torquato Tricomi e Salvatore Carcò, studiosi anche di tradizioni popolari siciliane. Un libro di appena sessanta pagine; denso di notizie, foto e spartiti musicali, corredato da una appendice finale comprendente l’elenco della discografia americana del mandolinista più apprezzato del suo tempo. Nelle due lunghe note contenute nel libro, Carcò scrive del rapporto tra Gioviale e la musica del suo tempo; Tricomi, invece, della biografia. Una vita frenetica, quella vissuta dal mandolinista catanese; ricca di aneddoti legati alla sua vasta attività professionale e alle sue frequentazioni con direttori di orchestra del calibro di Pietro Mascagni e Arturo Toscanini. Rispetto alla popolarità di Giovanni Gioviale, poco o nulla era stato fatto prima sul piano della personalità e della tecnica di esecuzione da egli adottata”. Per collocare il musicista nella giusta prospettiva storica che gli compete, gli autori hanno potuto attingere dalle poche fonti esistenti. Molto, invece, dalla testimonianza diretta di alcuni familiari. Gioviale fu un vero portento musicale. Un “mito” per i suoi tantissimi estimatori. Abile e raffinato, seppe coniugare il genere classico con quello popolare. La sua avventura musicale cominciò all’età di 10 anni in una piccola sala da barba di v.Plebiscito. Conseguito il diploma in quella grande fucina di talenti che fu il Convitto di V.Crociferi, gli venne assegnato il ruolo di primo violino del Teatro massimo Bellini di Catania. Suonò abilmente il banjo e la chitarra, ma eccelse soprattutto nell’arte mandolinistica. A seguito dei suoi funambolici virtuosismi, venne ribattezzato il “Paganini del Mandolino”. Dotato di “orecchio assoluto”, riusciva a comporre di getto e in pochissimo tempo. Oltre duecento le sue opere, quasi tutte ballabili. Valzer, polke e mazurche, eseguite dall’orchestra a plettro da egli stesso diretta durante feste private o pubblici eventi. Oltre cinquanta le incisioni su 78 giri per la BMG a New York dove soggiornò dal 1926 al 1929 prima di ritornare definitivamente nella sua città. Di tutta questa produzione, in giro non c’è più nulla; tutto è rimasto nelle mani dei collezionisti che ne custodiscono gelosamente dischi e registrazioni.

Nella foto, La copertina.

Pubblicato su La sicilia dell'8.08.2022

 

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