LA RECENSIONE: "CIRIMINACCHI" silloge in lingua siciliana di Grazia Scuderi

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I ricordi belli o brutti che siano, scandiscono il tempo della nostra vita. A volte ci condizionano senza che ce ne accorgiamo. Anche le più piccole cose minuscole e insignificanti, affiorando alla memoria stendono un ponte invisibile di collegamento tra il mondo interiore e quello esterno. Non conta solo il valore intrinseco o affettivo; sono importanti a prescindere. Così immagini, episodi apparentemente insignificanti, personaggi e oggetti si rivestono di nuovi significati. Assumono una luce diversa che prima non mostravano affatto. Ce ne dà un saggio Grazia Scuderi nella silloge in lingua siciliana “Ciriminacchi” per la Collana “Costellazioni” edita da Novecento. “Ciriminacchi”: piccolezze, briciole, appunto. Gabriella Canfarelli nella sua prefazione li definisce “preziosi frammenti memoriali costitutivi un microcosmo di sentimenti.” Non giova la lente di ingrandimento per stabilirne i contenuti: basta osservarli attentamente per cavarne l’essenza nascosta. L’autrice, che nella vita svolge la professione di avvocato, piuttosto che affrontare grandi tematiche o imbarcarsi in voli pindarici che a volte rischiano di far diventare la poesia aerea e troppo dispersiva, preferisce attribuire concretamente alle minuscole cose il loro giusto peso. Versi asciutti, essenziali, i suoi, che raggiungono con immediatezza il bersaglio. Un lavoro di sintesi e condensazione ben riuscito. Nell’economia della vita, “ i Ciriminacchi” non vanno dispersi perché in qualunque momento possono innescare processi introspettivi catartici. Cucirli piuttosto, così da formare un quadro che resta vivo per sempre. “ Taliu ‘stu ciuri/ a bagnu nto bicchieri/ u cugghisti/ ‘n iornu di maggiu/ quannu u to cori cantava/ assemi a mmia./ Fogghia a fogghia / arristau sulu u stelu/ je a fezza/ nto funnu do bicchieri.( Fogghia a fogghia). In un incessante alternarsi di sensazioni, rimpianti e ricordi personali, non mancano proverbi e modi di dire che, opportunamente inseriti nel contesto, ci riportano a quella “oralità familiare” da recuperare. Trentotto liriche in verso libero e in rima baciata, corredate da traduzione in lingua italiana ma caratterizzate da un lessico abbastanza comprensibile anche per chi non ha molta dimestichezza con la parlata siciliana.

 

Nella foto, la copertina.

Pubblicato su La Sicilia del 25.1.'21

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