RECENSIONE: "ALCIBIADE" Di Renato Pennisi

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La guerra del Peloponneso tra Sparta e Atene fu lo scenario in cui si mosse nel V secolo a.C. la grandiosa quanto ambigua figura del condottiero Alcibiade. Una pagina di storia che interessa molto la Sicilia. Aitante, ricco, di nobile famiglia, finirà nella polvere dopo una intensa vita trascorsa tra battaglie, tradimenti e dissolutezze. Pericle gli fu tutore dopo la morte del padre, mentre al filosofo Socrate lo legò un rapporto di amicizia decisivo per la sua formazione. Possedeva un’oratoria straordinariamente accattivante e una scaltrezza politica che non sempre però gli fu propizia. Celebre il suo discorso tenuto all’Odeon del Teatro Greco etneo nel 415 a.C. al fine di convincere l’assemblea civica catanese a muovere guerra contro l’odiata Siracusa tenace alleata di Sparta. Di questo figlio dell’antica Grecia cui Platone dedicò uno dei suoi piu’ famosi dialoghi, scrive il poeta e critico letterario catanese Renato Pennisi nel suo poemetto “Alcibiade”( ed. Novecento). Breve ma intenso, realizzato per il teatro in forma di monologo, il libretto è strutturato in un prologo, cinque episodi e l’epilogo. Esso ha tutte le caratteristiche per essere considerato un raffinato tentativo di accostare il condottiero ateniese a quelli che nelle epoche successive ne avrebbero seguito le orme. Alessandro Magno, Giulio Cesare e perfino Napoleone Bonaparte sarebbero tra questi. L’autore piuttosto che puntare sulle vicende personali, fa riferimento agli aspetti etici e morali del suo personaggio. Su Alcibiade grava il giudizio pesante della storia, ma Pennisi sembra lasciare ai lettori il compito del verdetto finale. La scrittura è snella, diretta, concepita con rigore stilistico classicheggiante. I versi densi di lirismo soprattutto nella catarsi finale, ci consegnano un uomo che mentre si confronta con la solitudine e i rimorsi, cerca una ragione a discolpa dei propri errori.

 

Pubblicata su La Sicilia del 4.10.'20

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