LA RECENSIONE: "LE DONNE DI DANTE" Di Caterina Chiofalo

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Un libro che vale la pena di leggere, è certamente quello scritto egregiamente da Caterina Chiofalo, scrittrice e docente di lettere presso un liceo scientifico catanese che con il suo ultimo romanzo ha riportato alla luce i racconti storici del padre della lingua italiana Dante Alighieri. "Le donne di Dante," questo il titolo del volume, narra le vicissitudini dei personaggi femminili raccontanti dal sommo poeta nelle sue opere il quale parlò ispirato delle storie biografiche della sua vita, riportando noi scolari di ieri a rileggere liriche in chiave classica ma più che mai attuali. La lettura risulta scorrevole ed armonica, l'autrice ha rielaborato i contenuti principali delle storie facendo emergere principalmente la condizione della donna ed i soprusi che fu costretta a subire nel Medioevo. Le donne come merce di scambio per la stipula di matrimoni, che non avevano nulla a che fare con l'amore e quindi con la scelta di sposarsi in conseguenza a tale sentimento. Gli accordi tra famiglie potenti che, decidevano contro il volere dei figli, e soprattutto figlie, per salvaguardare beni, casati e titoli che potevano permettere loro di acquisire potere e prestigio; la dote, l'età e la celebrazione delle nozze erano solo l'esempio di "compravendita" matrimoniale. L'autrice descrive nel dettaglio racconti biografici del Dante, come quella tra lui e Beatrice musa e tormento del poeta, ma anche la storia di Paolo e Francesca finita in tragedia a causa del loro amore adultero. Dieci le donne dunque protagoniste del libro della Professoressa Chiofalo; dieci storie, dieci piccole spose bambine, che sin dall'infanzia dovevano sottomettersi ai costumi dell'epoca e soccombere ai voleri degli uomini, che siano essi stati padri, mariti, zii, nonni ecc...Il mondo era solo dominato dal sesso forte, per le bimbe non vi era posto per i sogni o progetti se questi non corrispondevano al volere della famiglia e quindi dell'uomo padrone. Nelle vite delle protagoniste si colgono differenti sentimenti, ma quello che prevale prepotentemente è la rassegnazione a quel tipo di vita; una vera e propria sindrome di Stoccolma: la vittima giustificava il suo carnefice nei rapporti di vita di coppia e all'interno della famiglia d'origine. Così doveva essere, così doveva andare, guai a colei che osava ribellarsi, meglio per lei la morte. Le donne dell'epoca medievale invase quindi dall'alienazione che era uno status di sottomissione; non restava altro per le fanciulle che accettare quella vita programmata e affidarsi alla Provvidenza: hora et labora (prega e lavora). Ma Dante, fece di più nel descrivere la vita di queste donne. Capì infatti che le gravi condizioni di vita che le affliggeva non andavano ignorate ma diffuse il più possibile. Essendo un uomo di grande sensibilità ed intelligenza per la sua epoca, affinchè le donne potessero liberarsi dal quel ruolo di sconfitta patita sin dalla nascita, definì le figure femminili “detentrici d' amore angelico” , tanto da esserne rimasto ispirato. Da qui la preghiera in quel “Dolce Stil novo” che intreccia la lirica Toscana, Siciliana e Provenzale nello splendore delle sue preziose Rime. Si può quindi dire che la professoressa Chiofalo, ha fatto emergere l'anima di nobili valori e l’amabile pensiero del Dante solidale verso le donne; le lotte di tante figlie, mogli e madri per affermare la loro determinazione e le loro idee. Noi occidentali siamo nel terzo millennio abituati all'emancipazione della donna, ma ancora oggi in tantissimi paesi dell'Asia le condizioni delle nostre sorelle sono ancora ferme al Medioevo. La storia e le conquiste come quelle del voto, del diritto all'istruzione, dei ruoli dirigenziali ecc...sono costati sacrifici e guerre contro quel modo bigotto di vedere noi donne. Il libro parla del passato, ma è assolutamente contemporaneo nei contenuti. Un volume da regalare e da leggere per immergersi nella cultura italiana, per comprendere il rispetto del gentil sesso e di come un uomo, Dante Alighieri, amò..."le sue donne."