LA RECENSIONE: L'ALUNNO DEL TEMPO di Salvatore Borzì

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Nell’antica Grecia il concetto di giustizia era sacro. Una virtù necessaria che l’uomo doveva possedere per relazionarsi al meglio con gli altri. Concetto che ripreso e analizzato, costituisce la struttura portante del saggio  filosofico “L’alunno del tempo” (Algra editore) di Salvatore Borzi. L’autore, docente di latino e greco al liceo classico Gulli e Pennisi di Acireale, scendendo sul concreto,  sceglie questo impegnativo argomento nel tentativo  di dare risposta alle ricorrenti domande  degli alunni: “A cosa serve il latino e il greco?”; A cosa serve possedere una cultura classica nell’era digitale? Per farlo, ricorre a un racconto fantastico centrato sull’ambigua figura del giudice ateniese  Filocleone, già protagonista della commedia “Le Vespe” di Aristofane(422 a. C.). Ancora una volta protagonista la parola, non solo come semplice  mezzo di comunicazione, ma come mezzo di confronto dialettico che presuppone vie dirette e non “schermate”. Filocleone, riesumato dal suo tempo e trasportato fino ai nostri giorni, diventa il fulcro essenziale attorno al quale sviluppare  un dibattito coinvolgente che incrocia filosofia, letteratura e diritto. Il pentimento del giudice ateniese che emerge dal testo, equivale alla necessità di amministrare la giustizia come valore, rimettendo finalmente al centro l’uomo.