Recensione libri

RECENSIONE: ''IL VOLTO DEL DIAVOLO'' Romanzo di Adriana La Terra

Share

 

“Il Volto del Diavolo” ( ediz. Ibiskos Ulivieri) è l’ennesima perla letteraria della scrittrice catanese Adriana La Terra. Il  titolo sembra fare riferimento a un saggio esoterico; invece ci troviamo di fronte un romanzo di formazione, raffinato nella scrittura,  fitto nella trama, coinvolgente nei contenuti.  Vi sono dentro tutti i “Demoni” della nostra società e gli eroi che a vario titolo li  combattono.  Dalla lotta alla mafia, all’infedeltà, dalla bugia al tradimento, c’è sempre un Dio buono “ A cui non la si fa”. Interviene sempre al momento opportuno attraverso il buon esempio e la parola che sta sulla bocca degli uomini saggi. Articolato in 25 capitoli,  punto di riferimento è l’anziano sacerdote don Januzzu Zappulla; una figura di prete all’antica che incarna la via di mezzo tra la sacralità di San Francesco e la filosofia di Sant’Agostino. Dispensa consigli, interviene personalmente quando c’è da risolvere questioni complicate. Guida spirituale dei giovani seminaristi, è allo stesso tempo animatore carismatico di una comunità laica che gli consente un costante contatto fuori dalla cinta parrocchiale con le problematiche quotidiane molto spesso destinate a segnare nel bene e nel male  la vita dei protagonisti.  “Il volto del diavolo” lui lo aveva visto davvero, attraverso le rinunzie e le dolorose vicende che da giovane aveva dovuto affrontare.

 

 

Nella foto, la copertina.

Pubblicato su La Sicilia del 9 Maggio 2020 

LA RECENSIONE: "L'ORA MORA DEL GIORNO" Silloge di Giuseppe Samperi

Share

“L’ora mora del giorno”(Ediz.Novecento) è l’ultima opera in ordine di tempo del poeta Giuseppe Samperi. Si divide in quattro sezioni: “A sottopeso”, “In sovrappeso”, “Rebus insolvente” e “Noncuranza”. Il filo che le unisce e’ la ricerca spasmodica della parola come cifra ontologica. L’autore nativo di Castel di Judica affida ai versi di questa silloge pensieri e contraddizioni di una normale quotidianità di vita. Vista in prospettiva, la quotidianità non è segnata del tempo che scorre ma dal destino che incombe in ogni essere umano: “…Se la giornata è amabile, di buon colorito/il sole ,veste fresca l’aria-/ stanne certo che la fine è un bluff”. L’autore che è aduso a certe elucubrazioni di stampo esistenziale, punta tutto sul “peso” della parola. La parola, se da un lato ambisce a valicare confini inesplorati della ragione, dall’altro si mostra impalpabile, aleatoria e leggera. La scommessa è quella di ritentare il gioco. Probabile motivo per il quale Samperi , aspirando a diventare parte di questo gioco, sembra essere alla continua ricerca di nuove sensazioni da tradurre in vivide immagini poetiche. Ci riesce anche stavolta. I versi di questa raccolta, scritti tra gli inizi del 2014 e la primavera del 2017, sotto la loro apparente disarticolazione celano invece una vibrante ed irrequieta vitalità.

 

 

Pubblicato su La Sicilia del 22.11.2019

LA RECENSIONE: "LE DONNE DI DANTE" Di Caterina Chiofalo

Share

Un libro che vale la pena di leggere, è certamente quello scritto egregiamente da Caterina Chiofalo, scrittrice e docente di lettere presso un liceo scientifico catanese che con il suo ultimo romanzo ha riportato alla luce i racconti storici del padre della lingua italiana Dante Alighieri. "Le donne di Dante," questo il titolo del volume, narra le vicissitudini dei personaggi femminili raccontanti dal sommo poeta nelle sue opere il quale parlò ispirato delle storie biografiche della sua vita, riportando noi scolari di ieri a rileggere liriche in chiave classica ma più che mai attuali. La lettura risulta scorrevole ed armonica, l'autrice ha rielaborato i contenuti principali delle storie facendo emergere principalmente la condizione della donna ed i soprusi che fu costretta a subire nel Medioevo. Le donne come merce di scambio per la stipula di matrimoni, che non avevano nulla a che fare con l'amore e quindi con la scelta di sposarsi in conseguenza a tale sentimento. Gli accordi tra famiglie potenti che, decidevano contro il volere dei figli, e soprattutto figlie, per salvaguardare beni, casati e titoli che potevano permettere loro di acquisire potere e prestigio; la dote, l'età e la celebrazione delle nozze erano solo l'esempio di "compravendita" matrimoniale. L'autrice descrive nel dettaglio racconti biografici del Dante, come quella tra lui e Beatrice musa e tormento del poeta, ma anche la storia di Paolo e Francesca finita in tragedia a causa del loro amore adultero. Dieci le donne dunque protagoniste del libro della Professoressa Chiofalo; dieci storie, dieci piccole spose bambine, che sin dall'infanzia dovevano sottomettersi ai costumi dell'epoca e soccombere ai voleri degli uomini, che siano essi stati padri, mariti, zii, nonni ecc...Il mondo era solo dominato dal sesso forte, per le bimbe non vi era posto per i sogni o progetti se questi non corrispondevano al volere della famiglia e quindi dell'uomo padrone. Nelle vite delle protagoniste si colgono differenti sentimenti, ma quello che prevale prepotentemente è la rassegnazione a quel tipo di vita; una vera e propria sindrome di Stoccolma: la vittima giustificava il suo carnefice nei rapporti di vita di coppia e all'interno della famiglia d'origine. Così doveva essere, così doveva andare, guai a colei che osava ribellarsi, meglio per lei la morte. Le donne dell'epoca medievale invase quindi dall'alienazione che era uno status di sottomissione; non restava altro per le fanciulle che accettare quella vita programmata e affidarsi alla Provvidenza: hora et labora (prega e lavora). Ma Dante, fece di più nel descrivere la vita di queste donne. Capì infatti che le gravi condizioni di vita che le affliggeva non andavano ignorate ma diffuse il più possibile. Essendo un uomo di grande sensibilità ed intelligenza per la sua epoca, affinchè le donne potessero liberarsi dal quel ruolo di sconfitta patita sin dalla nascita, definì le figure femminili “detentrici d' amore angelico” , tanto da esserne rimasto ispirato. Da qui la preghiera in quel “Dolce Stil novo” che intreccia la lirica Toscana, Siciliana e Provenzale nello splendore delle sue preziose Rime. Si può quindi dire che la professoressa Chiofalo, ha fatto emergere l'anima di nobili valori e l’amabile pensiero del Dante solidale verso le donne; le lotte di tante figlie, mogli e madri per affermare la loro determinazione e le loro idee. Noi occidentali siamo nel terzo millennio abituati all'emancipazione della donna, ma ancora oggi in tantissimi paesi dell'Asia le condizioni delle nostre sorelle sono ancora ferme al Medioevo. La storia e le conquiste come quelle del voto, del diritto all'istruzione, dei ruoli dirigenziali ecc...sono costati sacrifici e guerre contro quel modo bigotto di vedere noi donne. Il libro parla del passato, ma è assolutamente contemporaneo nei contenuti. Un volume da regalare e da leggere per immergersi nella cultura italiana, per comprendere il rispetto del gentil sesso e di come un uomo, Dante Alighieri, amò..."le sue donne."

LA RECENSIONE: L'ALUNNO DEL TEMPO di Salvatore Borzì

Share

Nell’antica Grecia il concetto di giustizia era sacro. Una virtù necessaria che l’uomo doveva possedere per relazionarsi al meglio con gli altri. Concetto che ripreso e analizzato, costituisce la struttura portante del saggio  filosofico “L’alunno del tempo” (Algra editore) di Salvatore Borzi. L’autore, docente di latino e greco al liceo classico Gulli e Pennisi di Acireale, scendendo sul concreto,  sceglie questo impegnativo argomento nel tentativo  di dare risposta alle ricorrenti domande  degli alunni: “A cosa serve il latino e il greco?”; A cosa serve possedere una cultura classica nell’era digitale? Per farlo, ricorre a un racconto fantastico centrato sull’ambigua figura del giudice ateniese  Filocleone, già protagonista della commedia “Le Vespe” di Aristofane(422 a. C.). Ancora una volta protagonista la parola, non solo come semplice  mezzo di comunicazione, ma come mezzo di confronto dialettico che presuppone vie dirette e non “schermate”. Filocleone, riesumato dal suo tempo e trasportato fino ai nostri giorni, diventa il fulcro essenziale attorno al quale sviluppare  un dibattito coinvolgente che incrocia filosofia, letteratura e diritto. Il pentimento del giudice ateniese che emerge dal testo, equivale alla necessità di amministrare la giustizia come valore, rimettendo finalmente al centro l’uomo.

LA RECENSIONE: BUCCACCIU VI LU CUNTU ‘NSICILIANU di Nietta Pistorio Gervasi

Share

Continua infaticabile l’attività traduttrice dalla lingua italiana a quella siciliana, di Nietta Pistorio Gervasi. Dopo “Buccacciu ‘nsicilianu”pubblicato nel 2012, adesso è la volta di “Buccacciu vi lu cuntu ‘nsicilianu(Edizioni A&G Cuecm); altrettante novelle tradotte che vanno ad aggiungersi alle 10 precedenti. È noto, perché la poetica siciliana fondata da Federico II c’è lo insegna, che il siciliano , per dignità di lingua può competere con le forme letterarie più elevate. Da qui l’impegno dell’autrice a tradurre una delle opere più importanti e complesse di tutto il panorama letterario italiano. La passione per le tradizioni, lo studio e l’approfondimento del contesto letterario che favorirono la nascita del Decamerone, da parte della Pistorio Gervasi sono stati determinanti perché la traduzione sortisse l’effetto efficace sperato. La forza espressiva della lingua siciliana, inoltre, sembra aver conferito, soprattutto nei dialoghi, maggiore chiarezza e incisività. L’uso appropriato dei vocaboli siciliani, molti dei quali ormai in disuso, hanno fatto il resto. Il glossarietto posto alla fine di ogni componimento, ne spiegano il senso. Le Novelle del Boccaccio così come sono state originariamente concepite non hanno un titolo, ma l’autrice della traduzione glielo ha dato traendolo dal contenuto stesso.

Nella Foto, Nietta Pistorio Gervasi

Additional information