LE CARTE SICILIANE NELLE TRADIZIONI NATALIZIE

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Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi; niente di più vero se consideriamo che il Natale è la festa del focolare domestico per antonomasia. Il detto passai 'a notti 'i Natali, nei suoi molteplici significati ci rimanda alle tradizionali giocate natalizie. Il Natale dei nostri padri era diverso. Altre abitudini, altri ritmi. Dopo una lauta cena a base di Crispelle(con la ricotta o con l’acciuga), Baccalà fritto, anguille e scacciate innaffiate dal buon vino delle nostre contrade,si apriva subito un altra tavolata: quella delle 40 carte. Nel tavolo da cucina prima imbandito da ogni ben di Dio, ecco apparire le carte siciliane. Cavallo, Re e Donna pippina ‘a strucchia( Donna di coppe) da li a qualche minuto avrebbero invaso la scena. L’ammonimento dei nonni ai nipoti era sempre lo stesso: “Accura figghi, i catti su quaranta diavuli: ‘nta stu libbru non vi cci affacciati mai. Si, perché il gioco delle carte (una volta non c’erano i videopoker) poteva portare facilmente all’azzardo. Alle ragazze si consigliava: Bavasceri pigghiulu, iucaturi lassilu. Eppoi di seguito: L’omu ca ioca forti, vali quantu ‘ndui di coppi quannu a briscula è a oru. Come dargli torto? Tralasciando il Poker, Baccarat, Chemin de fer, giochi d’azzardo erano considerati la Zecchinetta il Tresettre lo Stop e altri. Meglio se praticati nei casinò o nelle infime taverne, non certo a casa. In relazione al ceto sociale e al contesto, ciascuno nel gioco delle carte ha impresso le proprie abitudini. In una famiglia cosiddetta “patriarcale” si è sempre giocato per passatempo. “Soddi spicci ‘nnaiii…” parafrasava la famosa canzone cavallo di battaglia di Frank Sinatra (Strangers in the night); questo per invitare i partecipanti a munirsi di soldi spiccioli perché più di 10 lire a puntata non era ammesso fare. E allora si cominciava col Sette e mezzo. In questo gioco di comitiva, la carta più ambita era il re d’oro ( ‘A matta). Quando veniva pescata,

un boato esplodeva fragoroso tra i partecipanti. Ma a essere gettonati c’erano pure la Scopa e la Briscola. Si poteva giocare in due e in quattro. La briscola in 5, tra gli uomini, oggi resta la preferita. Chiffà nu facemu giru ‘o miccanti?: quando per la maggioranza era un no, seguivano brontolii di disapprovazione da parte dei proponenti. Per giocare a tombola in famiglia, le carte siciliane venivano preferite alle palline colorate. Per ingraziarsi la fortuna, si faceva a gara per fagghiare (tagliare)il mazzo. All’alba, quando la stanchezza cominciava ad affiorare, qualcuno dei giocatori si Appagghiava(sonnecchiava)nella sedia. Era quello il momento di scuotere l’ambiente e passare arditamente al gioco del piatto. Qualcuno abbandonava il tavolo preferendo invece un rilassante Ti vitti. La notte è fatta per dormire? manco per sogno! Per Capodanno, dopo il tradizionale ballo in discoteca, tutti sull’Etna a vedere sorgere la prima alba del nuovo anno. Stancamente si arriva all’epifania che tutte le feste porta via!.

Pubblicato su "La Sicilia" del 28.12.2013

 

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