ATTUALITA': "ADDIO AL PONTE"

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E' iniziato il  countdown. Domani verrà abbattuto il Cavalcavia del Tondo Gioeni. A cadere sotto i colpi delle pale meccaniche è  un vero e proprio "monumento" della viabilità cittadina. Da quando nel 1964 e' stato inaugurato, attorno "U' Ponti" , nel bene e nel male, è fluita la vita di una intera generazione di catanesi . Tante foto, tanti filmati  e qualche "luccicone" : chi l'avrebbe mai immaginato. Niente sarà più lo stesso. Tra qualche giorno, passare da lì sarà come attraversare il tempo. Tutti al suo capezzale, dunque, per un ricordo storico da conservare per i nostri nipoti.

Tanto tuonò, che piovve, per il cavalcavia del Tondo Gioeni in via di demolizione si addice questo detto che tradotto in lingua catanese suona pressappoco così: tantu ‘u rìssunu co’ fìciunu. Inevitabilmente il pensiero corre all’autunno del 2002 allorquando nel breve volgere di pochi minuti una voce sinistra si diffuse: Sinni calàu ‘u ponti!. Qualcuno scese nei dettagli: Bedda Matri..quantu motti! Quella che poi si sarebbe rivelata fortunatamente una clamorosa “Bufala”, suonò come un campanello d’allarme: E se si fosse verificato davvero? In applicazione alle norme antisismiche, una pubblica struttura che non possiede i giusti requisiti è destinata a essere eliminata. Era toccato al ponte di Ognina, ora e' la volta del cavalcavia più celebre di Catania. Per i tradizionalisti è un boccone amaro da ingoiare.

Quando ‘U Ponti agli inizi degli anni ’60 venne completato, si comprese benissimo che la città anche sul piano urbanistico stava cambiando. La costruzione del Grattacelo fu un esempio per tutti. Sorsero nuove piazze e innalzati enormi palazzoni. Il “cemento” si fece spazio un po’ ovunque, anche dove non avrebbe dovuto. Non tutti si mostrarono benevoli rispetto a questo fenomeno. Allora, come oggi, la popolazione si divise. Ci fu chi guardò con stupore e ammirazione quel manufatto simbolo di modernità e progresso, solido e ben disegnato; ci fu chi, invece, lo considerò una cortina di ferro la cui utilità era ancora tutta da verificare. Inoltre, avrebbe concorso ad accrescere di più invece che accorciare la distanza tra la città e l’estrema periferia Nord. Ma a parte la viabilità che da quel momento si fece più fluida, sul piano della concretezza cosa cambiò?  ‘U ponti modificò vecchie abitudini di transito e costituì un nuovo modello di sviluppo. Snello ma imponente fece la sua apparizione nelle cartoline turistiche. Da Est a Ovest lo sfondo era quello di una città ancora adagiata sul verde degli orti. Cambiò il panorama Sud-Nord. Si innestò come elemento “coreografico” per chi da Sud dirigeva lo sguardo verso l’Etna. Dal lato opposto, ancora non esisteva il Parco Gioeni ma la impervia “chiusa Spitaleri” sconsigliabile da scalare, una veduta aerea mozzafiato della città si materializzò.  Quel lungo “solco” che correva verso il Centro, era la Via Etnea: “Dritta come un dardo, da piazza Duomo al Tondo-recita una lirica del poeta Leo Mezzadri- corre per le pendici dell’Etna una delle più belle strade al mondo. Sul piano della toponomastica non scritta, la sua presenza si aggiunse ai due ripidi tronconi stradali soprastanti che conducevano alla Borgata di Barriera del Bosco: ‘ a ‘Nchianata do’ spezzi( primo curvone oltre il ponte) così conosciuta per la folta presenza di alberi le cui minuscole bacche somigliavano al pepe nero, e ‘a ‘Nchianata da Scola logica, la dritta salita direzione Istituto Agrario già “Scuola Enologica”. I carrettieri la percorrevano lentamente per evitare di affaticare la “Cravaccatura”. Quando ‘U ponti venne costruito, i carretti avevano smesso di circolare a beneficio dei più comodi e capienti Camion dotati di potente motore e cassone ribaltabile. Era il segno che i tempi cambiavano.