CATANIA: GLI ANTICHI TEATRI RINASCONO.

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E’ vero, di questi tempi c’è poco da stare allegri.  Con la crisi che morde i talloni agli italiani (siciliani compresi), ogni piccola conquista appare quasi come un miracolo. “In un mondo di ciechi, chi è guercio è un superman. A Catania, poi, abituati come siamo al famoso detto: “Ca chiù scuru ì menzannotti un po’ fari (più scuro di mezza notte non può fare), ogni “fichiteddu di musca fa sustanza”, ogni piccolo passo in avanti, cioè, è una conquista. Una volta tanto, fare riferimento agli antichi proverbi, non guasta: o no!? Non stiamo certo parlando del costo della benzina incredibilmente abbattuto della metà; né dell’Ici improvvisamente sparita dalla prima seconda e terza casa (manco per sogno); e neanche di un improvviso benessere piovuto chissà come dal cielo, ma semplicemente di alcune iniziative private che stanno consentendo senza alcun ritorno di tipo economico, il ripristino di strutture teatrali e museali prima abbandonate o, comunque, scarsamente valorizzate.

 Mi riferisco all’antico Teatro Coppola ( Sopra nella foto) e alla chiesa di San Francesco (Nella foto a fianco),a Cibali, che due diversi gruppi di artisti “motu propriu” ha occupato in autogestione, consentendone così ai cittadini la libera fruizione. L’iniziativa, fra l’altro, è doppiamente importante: sia perché offre spazi ai giovani per  il sano utilizzo del loro tempo libero, sia perché moltiplica la possibilità di nuove proposte culturali da svolgere a più ampio raggio. Tra queste “conquiste”includiamo senz’altro il teatro-museo dei pupi “Nino Insanguine”( Foto sotto) che da qualche mese propone spettacoli tradizionali dal sapore tipicamente popolare. “L’appetito vien mangiando”, così i fratelli Insanguine, alla memoria del loro genitore famoso puparo catanese, hanno pensato bene di aprire  il loro locale. Opera dei pupi, teatro, antiche nenie siciliane, una vera manna per attori, registi e raffinati cultori catanesi che hanno la possibilità di offrire nuovi spettacoli per un pubblico sempre più partecipe e interessato. 

Sappiamo benissimo che, riguardo ai beni culturali della nostra città, per colmare un vuoto che dura da troppi anni ci vorrà del tempo; ma anche la “politica dei piccoli passi” o, se vogliamo, delle “piccole cose”, potrebbe tornare utile lo stesso. L’importante è rimboccarsi le maniche piuttosto che piangersi addosso, a costo di qualche piccolo sacrificio. Una nuova idea per rivalutare la storia della nostra città? Speriamo di si. Gli esempi citati, siano da sprone. Se ripensiamo alla Catania della prima metà dello scorso secolo con ben 11 teatri attivi, riteniamo opportune queste iniziative volte ad assecondare l’antica vocazione tutta catanese di  “Jiri, a sira,‘o tiatru”.  Con una squadra in serie A che ambisce a palcoscenici europei che contano e tutti  gli ambiziosi progetti urbanistici che, si spera, da qui a poco potrebbero definitivamente decollare,  è lecito,riteniamo, guardare il futuro con un pizzico, appena un pizzico di ottimismo in più. 

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