UNIONE SICILIA 2000, LA BREVE STAGIONE DI UN MOVIMENTO POLITICO

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Le hanno già ribattezzate le “elezioni balneari”. L’unico primato sarebbe quello di non avere precedenti nella storia della Repubblica italiana. Quest’anno niente ferie per i politici italiani. Ci sarà di rimboccarsi le maniche per evitare la deriva. Tra i partiti, all’interno e all’estero, c’è maretta. Le acque sono talmente agitate da costringere quasi tutti gli schieramenti a cercare possibili “salvagenti” per rimanere a galla. “Chiù scuru ‘i menzannotti non pò fari” si dice dalle nostre parti; come non essere d’accordo su questo punto? L’ironia sottile maschera però una certa rassegnazione. E’ opinione diffusa che “Comu finisci, si cunta; …tantu su tutti i stissi! Le dimissioni del sindaco di Catania, ci riporta alla politica di casa nostra. A ritroso nel tempo, le lancette della storia le posizioniamo in quel lontano 1980. “Nun te reggae più” cantava, a proposito degli intrecci politico-industriali italiani, uno scatenato Rino Gaetano. Le elezioni comunali catanesi, dominate come sempre dai soliti partiti, fecero registrare quell’anno una novità: l’esordio della lista civica “Unione Sicilia 2000”( Nella foto). Una formazione politica di nuovo conio, voluta dal noto imprenditore catanese e consigliere comunale Mario Ferrini. Questo Movimento non fu né separatista, come inizialmente fu fatto credere, né estremistico come gli avversari politici malignamente insinuarono. Anzi, nello statuto che come atto di nascita reca la data di 15 giugno 1980, elenca tra i primi articoli la dicitura: “portare avanti il disegno dell’unità reale della Sicilia con l’Europa, in armonia con la tradizione e la cultura occidentale”. L’anticonformismo del fondatore non fu certo dettato da smanie di potere; la filosofia di Ferrini, essendo unicamente basata sul duro lavoro nei cantieri, non consentiva la pratica di alchimie di alcun tipo. Men che meno quelle tipiche del sottobosco politico catanese e non solo. Fu un suo punto di forza. Alle elezioni politiche del 1979, per una manciata di voti mancò il seggio al parlamento. L’Unione Sicilia 2000 nacque con l’intento di andare controcorrente. “Basta! ”-gridava Ferrini facendo nomi e cognomi dei leader del tempo-“ sti corrotti sinn’ana jiri ‘a casa, pricchì fannu sempri ‘u jocu do’ tri oru vinci e ‘u tri oru perdi!” Lo predicava in lingua siciliana, perché tutti camprendessero. “Cca semu ‘a Catania, no all’estiro…”.Un nuovo linguaggio, un nuovo modo di approcciarsi con la politica, che dopo di lui molti si sarebbero apprestati a seguire. Prima di allora, solo il “fronte giustizialista siciliano” di Antonino Impellizzeri(detto ‘u russu”) aveva tentato. Il risultato fu sempre un nulla di fatto. I candidati di questa formazione puntualmente presente in tutte le elezioni, poco o niente avevano avuto a che fare con la politica. Inoltre, non riusciva mai a completare la lista che allora era di sessanta candidati. Ferrini, invece, oltre a molti operai e impiegati delle sue aziende, ci mise dentro personaggi di rilievo e ben radicati nel tessuto sociale catanese: artigiani, sindacalisti, imprenditori, funzionari di banca. La lista ottenne due seggi al comune di Catania( Nino Parisi e lo stesso Ferrini); uno alla provincia(Isidoro Privitera). Quell’anno “esordirono i Consigli di Quartiere; anche lì alcuni della lista riuscirono a essere eletti. L’Unione Sicilia 2000 ebbe vita breve. Così come nacque, fu destinata a sparire presto. Complice la mancata elezione degli organismi previsti dallo statuto. Nel breve volgere di qualche mese, cominciarono a serpeggiare i primi malumori. Non si verificò all’interno del movimento un vero e proprio dibattito, perché mancò il confronto. Un partito imprenditoriale così, oggi ci ricorda qualcosa. E’ certo che i partiti tradizionali fecero la loro parte. Cavalcando abilmente questi malumori, acuirono spaccature e dissensi interni. Cominciarono le prime dimissioni “eccellenti”. Nel giro di poco tempo, la diaspora si intensificò fino a sancire la fine dell’esperienza politica di questo Movimento. Lo stesso fondatore trasmigrò in altro partito, stavolta di chiaro stampo separatistico. Il conseguente insuccesso alle regionali e una serie di gravi problematiche legate alla propria attività imprenditoriale, gli consigliarono di lasciare definitivamente la politica. Fu la fine di tutto. Da lì a poco, anche della sua stessa vita.

Nella foto: Apertura della campagna elettorale, giugno 1980. Da sin(in primo piano), Comm.Isidoro Privitera, Cav.Mario Ferrini, Dott. Santo Privitera, Dott.Nino Parisi.

Pubblicato su La sicilia dell'1.08.2022

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