QUANDO C'ERA L'AUSTERITA'

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E’ inutile negarlo, il mondo è in apprensione. In tanti luoghi del pianeta, si combattono guerre cosiddette “silenziose”. Sono state dimenticate, eppure muoiono centinaia, forse migliaia di persone al giorno. Ce ne accordiamo oggi perchè la guerra l’abbiamo vicino casa. Gli scoppi li sentiamo nei servizi televisivi, li vediamo nei crudi reportage degli inviati di guerra e sui social, ma quelli che il Paese sta vivendo sulla propria pelle si chiamano rincari. Producono “esplosioni”…ma di rabbia. Tutti aumenti col segno doppio e triplo, in qualche caso anche quadruplo. Gas, benzina, gasolio, prodotti petroliferi in generale; a “cascata” finiscono per colpire i generi di prima necessità. Senza contare le “sanzioni”, i cui effetti rischiano di essere devastanti per tutti: Sanzionati e sanzionanti. “ ‘A chi semu ‘nto’ funnicu ‘i Disca!!?” dicevano gli antichi siciliani per indicare uno status di caos totale. Negli anni settanta dello scorso secolo, quando il miracolo economico del decennio precedente cominciava lentamente a esaurirsi, arrivò il tempo dell’austerità. La crisi energetica si fece sentire, costringendo quasi tutti i governi europei a correre ai ripari. Si temette per i riscaldamenti. In quasi tutte le città europee, la domenica fu vietato circolare con le automobili. Potevano essere utilizzati i mezzi pubblici. A Catania l’Amt garantì un servizio puntuale, mentre i pullman diretti verso l’Etna vennero addirittura potenziati. Continuarono la loro corsa con maggiore frequenza e rapidità. Si muovevano scaricando però ossido di carbonio in abbondanza. Ciò per buona pace degli ecologisti che attraverso l’austerità avevano creduto risolto il problema dell’inquinamento. Dopo un primo traumatico impatto, il provvedimento sembrò essere stato assorbito bene. Ciascuno si arrangiò come potè. Vi fu un fiorire di colore e folklore insieme. Gli artisti di strada fecero la loro comparsa. In alcune zone del Centro storico, gruppi musicali si riunivano spontaneamente per suonare con fisarmonica e strumenti a plettro. I “Madonnari” con i loro gessetti colorati, disegnavano su strade e marciapiedi immagini sacre. C’era chi si fermava per improvvisare una preghiera di fronte a quei ritratti perfetti; l’indomani sarebbero stati cancellati dal ritorno alla quotidianità. La vita sembrò improvvisamente rallentare. Andando a passeggio per la città, si cominciarono a scoprire suggestivi angoli, strade e monumenti che la frenetica vita quotidiana occultava ai sensi e alla vista. In questo caso ci si rivolgeva all’amico di passeggio: “…e cca chi c’è; …ma tu ci criri ca non l’àva vistu mai!!??? Quando si dice “ fare di necessità, virtù…” Si fece ricorso alle biciclette e vari modelli di velocipedi. Si vedevano circolare intere famiglie a bordo di tandem a tre e a quattro posti. Essendo libere le strade, i pedoni circolavano indisturbati; si riappropriavano degli spazi che di “lavorante” sarebbe stato impossibile sfruttare. Nelle piazze o negli slarghi, i ragazzi segnavano le porte con le pietre per giocare a pallone. I più grandicelli scoprirono l’hobby della pesca. Armati di canna, ami, esche e secchielli, durante le assolate domeniche si recavano al porto a pescare “muletti”(cefali). “Comu ci scinnu a Catania?” si chiedevano gli abitanti di Barriera e Canalicchio, quartieri distanti dal centro storico; qualcuno suggeriva ironicamente: “ ca scinnicci co’ rui, no!!?..” cioè a piedi. Poi comparvero pure “carrozze e carrozzelle” con tanto di cavalli e cocchieri; allora il panorama complessivo assunse perfino un carattere romantico. Non durò molto perché, nel frattempo, con il migliorare della situazione, le pressioni provenienti da alcuni settori commerciali( e non solo) spinsero per un provvedimento più accomodante per tutti. Si passò alla circolazione delle auto a targhe alterne. A quei tempi, due o tre macchine in famiglia si potevano mantenere agevolmente. Chi possedeva entrambi i veicoli con gli ultimi numeri rispettivamente pari e dispari, circolava liberamente utilizzando ora l’uno ora l’altro mezzo. I Vigili urbani ebbero il loro bel da fare. Annotavano le targhe e spesso “pizzicavano” i furbetti che si gettavano nella mischia nel tentativo di farla franca. Così si ritornò pian piano alle vecchie abitudini. Oggi non sappiamo se simili provvedimenti possano essere nuovamente adottati. Visti “‘i Malifrusculi”, come si dice a Catania, qualcosa verrà di certo escogitata. Ci si accontenterà nuovamente di fare ricorso alla vecchia cara bicicletta, oppure alla classica carrozzella? Il solo monopattino non può bastare. La situazione attuale risulta ibrida in tutti sensi. Con quel che costa l’elettricità, anche le macchine elettriche rischiano il “Black out.

pubblicato su La Sicilia del 12.03.2022

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