POLITICAMENTE "CORRETTO"

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“Munnu ha statu e munnu è”, in questo antico proverbio è racchiuso il segreto della vita che scorre. Ogni cosa è destinata a cambiare. Cosa sarebbe il mondo se tutto rimanesse uguale per sempre? Il tempo passa, le generazioni si avvicendano ma ciò che rimane come una impronta genetica sono gli usi e i costumi. Si tramandano da padre in figlio. Ogni popolo ha le proprie, per la loro conservazione si lotta e si resiste a ogni tentativo di assalto. Un tempo erano guerre e rivolte popolari a determinarne in parte i cambiamenti, oggi è il sistema delle comunicazioni che avendo accorciato tutte le distanze, ha causato cambiamenti molto più rapidi di quanto non avvenisse prima. Quello che sta accadendo oggi nel mondo occidentale con il cosiddetto “politicamente corretto” rientra nel tentativo di soppiantare le vecchie abitudini sostituendole con altre radicalmente diverse. Si cerca di imporre una nuova educazione; ammesso che si tratti davvero di vera educazione. Anche questa è una “guerra” scatenata contro chi non ci sta; i modelli proposti sono duri se non impossibili da digerire. Per certi versi assurdi perché tendono a sovvertire i più elementari principi della natura. Cadono antichi tabù per instaurarne altri. Si abbattono le statue degli uomini famosi che hanno fatto la storia; la separazione tra i sessi viene messa in discussione. Una rivoluzione fortunatamente combattuta solo a colpi di “opinioni”. Tanto che quello dell’opinionista televisivo è diventato un mestiere ben remunerato con tanto di fans al seguito dell’una e dell’altra parte. Una volta venivano impiegati solo per commentare i risultati di calcio; si diceva e si dice ancora che in Italia esistono almeno una cinquantina di milioni di commissari tecnici. Dalla politica alla letteratura, dalla medicina al giornalismo, ciascuno nel proprio campo professionale sciorina liberamente il proprio pensiero. E più parlano e più confondono le idee, generando il sospetto che il mondo stia correndo spedito verso quella torre di Babele di biblica memoria. Nel caso dei “virologi” l’uomo della strada si domanda: “Ma ‘a cu’ ‘a cririri??!!”. “Signuri mei, non c’è chiù munnu!….’a unni semu arrivati!…Masculi ca si vestunu ‘i fimmina; paroli ca s’ann’a misurari; …non si nni po' chiù: ….di stu passu, cu’ sapi unni jemu ‘a finìri!!!” è il commento degli opinionisti nostrani. Sugli autobus, alla pescheria come alla fiera di piazza Carlo Alberto, non si parla d’altro. Attempati signori e non solo, dicono la loro. Lo fanno anche davanti ai microfoni, quando il giornalista di turno li intervistano. Alcuni cercano di ostentare un lessico un po' più forbito; altri si lasciano andare liberamente alle battute ironiche che in poche parole esprimono concetti tutti da interpretare. “Vax, no-vax, terrapiattisti, complottisti e cumpagnia bella, …non si nni capìu cchiù!…tutti contro tutti. Ci su Malifrùsculi priparati” osserva qualcuno. Dove per “Malifrusculi” si intende quei diavoli invisibili dal fascino perverso e irresistibile che, secondo le antiche credenze, andrebbero in giro istigando gli uomini e le donne al peccato e alla lussuria. Da qui l’usanza il 2 di febbraio giorno dedicato alla purificazione, di tenere aperte le abitazioni per farli uscire qualora ce ne fosse qualcuno a seminare discordie in famiglia. Ma tra un parlottare e l’altro, c’è chi sostiene ca “su tunnàssunu l’antichi, scappàssunu di cùssa macari versu ‘o ‘nfennu” pur di sfuggire a un mondo che non riconoscerebbero più. I tempi antichi hanno il sapore della nostalgia. Sono ancora in molti a rimpiangerli. Meno male. Tra i temi più sensibili, c’è la scomparsa dei vecchi mestieri. Il progresso li ha fatti sparire quasi tutti. Sono stati sostituiti da altre attività meno faticose ma anche più redditizie. Soprattutto il campo artigianale è stato particolarmente interessato. Fino ai primi anni di questo secolo, ancora c’era chi faceva il pane in casa. Questo lavoro veniva prevalentemente svolto dalle donne. Anziane signore che si alzavano alle prime luci dell’alba per “scanare” nella “maidda”( impastato io di legno) il paneimpasta da cui fare uscire “forme”(vasteddi e cucciddati) particolarmente gustose. Consumate calde con olio e pepe nero, una vera delizia. Di vecchi artigiani ne sono rimasti pochi; si va per la totale estinzione. Gli attuali parrucchieri erano i barbieri di una volta. Loro erano tuttofare. Esperti nelle arti mediche, cavavano i denti e applicavano le “sagnette”( sanguisughe) nelle braccia di chi soffriva di ipertensione.Erano anche musicisti. Gli scalpellini che modellavano le Basole da impiantare nelle strade sono completamente estinti. Così come i “banniaturi”(banditori). L’ultimo è stato avvistato negli anni ’60, tra le viuzze del quartiere San Berillo. “Vanniava” con la caratteristica voce stridula ma potente per reclamizzare la merce degli ultimi esercenti rimasti in zona.

Nella foto: alla maniera dei Talebani, in Occidente si tende ad abbattere le statue degli uomini illustri.

Pubblicato su La Sicilia del 5 Dicembre 2021  

 

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