ASTERISCHI CON TANTI E INTERROGATIVI

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Non bastavano gli esterofilismi nella lingua italiana, né le abbreviazioni acronimi delle parole, adesso entrano nel campo linguistico pure gli asterischi di genere. E’ di questi giorni la notizia secondo la quale una scuola piemontese ha deciso di utilizzare per tutte le comunicazioni( collettive o individuali, esterne o interne, dalle circolari agli eventi) l’asterisco alla fine delle parole al posto del maschile o femminile. Una decisione che, in linea con quanto dettato dal cosiddetto “politicamente corretto”, ha gettato non poco scompiglio nel modo dell’istruzione. Alla base ci sarebbe la volontà da parte dei suoi sostenitori, di contrastare una certa tendenza linguistica discriminatoria atta ad avvantaggiare il sesso maschile. E dire che la scuola in questione, il liceo classico Cavour di Torino, è nota per avere annoverato tra i suoi allievi numerosi personaggi illustri: dall’economista e secondo presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi, ai poeti Guido Gozzano e Cesare Pavese. Una questione di non poco conto se si considera che quello della lingua, è stato sempre considerato in Italia un argomento di grande rilevanza storico-sociale. “Ogni testa è ‘ntribunali”, è vero. I sostenitori sono convinti di risolvere in questo modo tutto ciò che attiene ai conflitti mai sopiti tra generi diversi. Stavolta però si è davvero esagerato. Molti sostengono addirittura che si stia sfiorando il ridicolo. Le questioni tecniche sembrano aver ceduto a quelle ideologiche. Questo non è per niente rassicurante. Un “ingresso” a gamba tesa, quello degli asterischi di genere, che suscita tanti interrogativi. Se si voleva aggiungere altra confusione alla già complicata vita dell’istituzione scolastica, ecco fatto. La levata di scudi della gran parte di istituti scolastici piemontesi e non solo, è stata immediata: “Giù le mani dalla Lingua italiana!”. “Chissà cosa avrebbe dichiarato Dante Alighieri se fosse stato in vita”, è questo il commento di chi non ci sta a fare orecchi da mercante di fronte all’ennesimo tentativo “di lana caprina”. La lingua italiana gode di alto gradimento nel mondo, perfino più di quella francese. Con tanti problemi che ci sono da risolvere nel Paese, simili iniziative lasciano il tempo che trovano. Nell’anno delle celebrazioni per il settecentesimo anniversario della scomparsa dell’illustre fiorentino, viene spontaneo pensare che quella dell’asterisco di genere sia solo una “trovata” provocatoria se non addirittura pubblicitaria. Ripercorrendo dall’origine le tappe della formazione della lingua italiana, è nota innanzitutto la sua derivazione dal latino. Ma allo stesso tempo non si può non fare riferimento alla scuola poetica siciliana di Federico II Svevia. Lo stesso Dante affermò per primo che fu la lingua siciliana ad influenzare fortemente quella toscana. Dal momento che lo “stupor mundi” aveva attirato all’interno della propria corte le migliori intelligenze letterarie dell’epoca, facile che ciò accadesse. L’avvicendarsi delle varie dominazioni, dalla Sicilia crocevia di popoli al centro del mediterraneo, è servita al resto del Paese come arricchimento linguistico e culturale. A distanza di secoli, nel corso dei quali l’evoluzione linguistica è andata di pari passo con quella sociale, chi lo avrebbe mai detto che a scuotere le nostre certezze linguistiche doveva essere nientemeno che il “sesso”. “Macari ddocu?!!…Avrebbe obiettato l’uomo della strada. Sesso in senso grammaticale, ovvio. Alberto Manzi, il celebre maestro che con la sua fortunata trasmissione televisiva “non è mai troppo tardi” andata in onda negli anni ’60 si era prodigato per alfabetizzare gli italiani, si starebbe rivoltando nella tomba. Da tempo si cerca di dare una definizione univoca di “linguaggio giovanile”, così come si cerca di comprenderne le dinamiche nell’ottica dei nuovi strumenti di comunicazione di massa sempre più sofisticati. Meglio continuare a trattare queste tematiche piuttosto che complicarsi la vita su false questioni. A proposito di asterischi, un interrogativo: come fare a conciliare la scrittura con la fonetica? i commenti dei catanesi qui non si sono fatti attendere. Concreti come sempre. “Vih che bella,… ora macari chista….Chi veni a diri ca ppi scriviri fimmina o masculu c’haja mettiri ‘u puntino vicinu?…. E quannu haja ‘a parrari?….haja sminnittiari i paroli??!! Risposta: “Pap* non dir* sti cos*; su tu dic* to’figghi* ci po’ calar* ‘a past*!”

Pubblicato su La Sicilia del 20.11.'21

 

 

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