LA LETTERATURA DEL CONTAGIO

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Anche quest’anno arriva puntuale l’appuntamento con la “Giornata mondiale della poesia”. Arriva oggi, nel primo giorno di primavera, a significare una qualche correlazione con la stagione dei fiori e del risveglio della natura la poesia ce l’ha. “Brunni su l’ervi, e l’arvuli, e li viti/ cu li cimi azzarini e aneddi aneddi;/ di li nidi talianu l’aceddi/ lu volu spersu di li taddariti(…), sono i primi versi del sonetto “Sira di Maju” di Giuseppe Nicolosi Scandurra( Catania 1877-1966) noto poeta dialettale catanese apprezzato soprattutto per essersi ispirato alle bellezze del creato e alla civiltà contadina siciliana. Questo, tanto per gradire. Ma siamo ancora, punto e a capo. Da l’anno scorso a oggi non è cambiato nulla; solo un po' di ottimismo in più dovuto alla consapevolezza che la meta, grazie alla vaccinazione di massa, può essere vicina. Sconfiggere il Covid per tornare alla normalità si può; in fin dei conti la storia ci insegna che nei secoli scorsi è stato così. Pazienza. Intanto, con i teatri e nelle sale dei circoli culturali chiusi, ci si organizza diversamente. Sembrano molto lontani i tempi in cui la domenica ci si riuniva per declamare versi e dibattere temi inerenti la letteratura in lingua e in dialetto. Catania è sempre stata all’avanguardia nello studio della lingua dialettale siciliana. Nell’anno in cui il prossimo settembre si celebrerà il centenario della tragica scomparsa del grande poeta, commediografo e regista belpassese Nino Martoglio, è bene ricordarlo. Dal Dopoguerra e fino all’anno scorso tanti furono i circoli culturali operanti in città. Dagli “Amici del Dialetto” di Giovanni Formisano ai “Trinacristi” di Salvatore Camilleri; Dal “Centro d’arte e poesia” di Nino Bulla a “Arte e Folklore di Sicilia” di Alfredo Danese; dal “Circolo Vito Marino” di Placido Gigliuto e Nino Marzà, al “Marranzatomo”di Antonio Magrì passando per il poliedrico “Paternò-Tedeschi”. Da questi sodalizi è passato il fior fiore della cultura popolare Etnea degli ultimi settant’anni. L’avvento del Covid sembra aver dato una svolta improvvisa e inattesa che sembra dare vita a nuove prospettive. “Necessità obbliga liggi”, si dice dalle nostre parti; così anche i più refrattari alle tecnologie digitali sono costretti a fare di “Necessità virtu”. I più irriducibili appassionati delle opere in versi, per non tralasciare le vecchie abitudini si organizzano diversamente. Sfruttando la tecnologia si riuniscono in videoconferenza. Gruppi di poeti danno così vita a partecipati incontri letterari anche di rilevante interesse culturale. Il virtuale, però, non piace a tutti. Sono in molti ancora ad attendere tempi migliori per ritornare alle vecchie abitudini. Si declamano versi di autori conosciuti, ma anche propri. Oltre all’amore, alla natura o ai fatti di cronaca, i temi ispiratori del momento sono tutti dedicati alla pandemia. Una nuova sensibilità si sta facendo strada. Il lungo lockdown ha paradossalmente moltiplicato il numero di poeti e scrittori. Chissà che non nasca, per rimanere confinati nel nostro territorio, un novello Giovanni Verga o una nuova Goliarda Sapienza. Standosene forzatamente a casa e per dir piu’ a contatto con i mezzi di comunicazione, colti da una forte emozione a seguito delle tristi notizie relative ai quotidiani decessi a causa del virus, molti stanno mettendo nero su bianco. C’è molta improvvisazione; ma talvolta è dalle improvvisazioni che nascono i capolavori. Al netto del possibile fenomeno inflazionistico che potrebbe colpire ulteriormente la poesia, c’è da considerare il beneficio catartico della scrittura e dell’inventiva in generale. “Lu scrivimi e lu leggiri”- si diceva anticamente-“ non è mai perdita di tempu”. Chi non aveva scritto un verso prima del covid, lo sta facendo adesso per la prima volta. La commozione è palpabile da tutti gli scritti. Sono già state pubblicate diverse opere antologiche a Catania e provincia; Così in molte parti d’Italia. Questo nuovo fenomeno si sta estendendo a macchia d’olio. Da queste nuove tendenze nascerà una nuova corrente letteraria?! E come potremmo definirla se non “Letteratura da contagio!? ’Resta ovviamente da saggiarne la qualità ma questo è compito dei critici che certo non mancano e sono sparsi ovunque.

 

Pubblicato su La Sicilia del 21.03.2021

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