L'ETNA NELLA VITA DEI CATANESI

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“Chi ffu…scassau ‘a muntagna?!” Anche di fronte alla palese evidenza, ogni catanese si rivolge così a chi gli sta vicino. Quando l’Etna comincia la sua fase eruttiva, tra boati e pruzzi di lava, lo spettacolo è assicurato. Stupiscono e affascinano allo stesso tempo tutte quelle lingue di fuoco che da lontano sembrano incendiare il cielo. E’ un gigante vanitoso, l’Etna, perché con queste sue bizzarrie sembra volersi mettere in mostra. Scendendo velocemente verso le lande desolate della valle del Bove, la colata lavica si sovrappone a quelle precedenti. Il gigantesco contenitore naturale pare non esaurirsi mai; sembra anzi creato apposta per arginare provvidenzialmente le periodiche sfuriate cui il vulcano tra i più attivi del mondo ormai da tempo ci ha abituati. Così facendo però, il profilo della sua poderosa mole è destinato a cambiare poco per volta. Fino a quando la potenza di fuoco continua la sua intensa attività parossistica, si scruta e si commenta. Ci si alza al mattino con la curiosità di sapere l’andamento dell’eruzione: “ ‘Ni sapiti cosa a chi puntu è ‘a lava?!!” Risposta: “Mihhh…pari cca sutta; ni sta facennu scantari!” E sempre suggestivo guardare da tutte le latitudini quegli zampilli che si alzano copiosi dal cratere centrale. Soprattutto la sera. Quel fluire rosso-sangue della lava sembra una ferita aperta nel cielo piuttosto che fuoriuscita dai fianchi da “muntagna”. Uno spettacolo impareggiabile da immortalare necessariamente il più possibile ai fini della diffusione iconografica. E dire che una volta questa era materia per soli professionisti e semplici amatori. Piazzati sui loro “treppiedi” obiettivi, teleobiettivi e quant’altro, cominciavano le riprese. I più coraggiosi si avvicinavano addirittura il più possibile alla scena. Oggi basta una buona posizione e il click di un telefonino perché lo spettacolo giri capillarmente in tutto il mondo attraverso le condivisioni a catena. C’è, ammettiamolo, un forte compiacimento da parte dei catanesi nel divulgare il più possibile lo spettacolo dell’eruzione: “Picchì d’accussì ‘nta tuttu ‘u munnu si parra de’ biddizzi da’ nostra cità”. Ma certo, non è tutto oro quello che luccica. Bisogna sempre tenere in considerazione l’influenza esercitata nei secoli dall’Etna sulle popolazioni vicine. L’impatto sull’agricoltura, sull’urbanistica, sull’ambiente in generale a volte si fa devastante. Se da un punto di vista turistico si apprezza la grandiosità dell’evento, dall’altro vi è la paura per i danni che l’imprevedibilità dell’evento possa arrecare al territorio. Ricordiamo gli sfollati; ma anche la tragica notte del 1979, allorquando un gruppo di turisti venne travolto da una improvvisa eruzione lavica. Decine di bombe vulcaniche( massi dalla vaga forma di un grosso uovo) sparate dalla “bocca nuova” piovvero sulla folla. Morirono in nove, mentre ventitrè furono i feriti. Alle leggendarie colate laviche che alimentarono il mito dei “Fratelli Pii, se ne aggiunsero tante altre. Compreso quella del 1669 che, dopo aver annientato paesi e villaggi del versante ovest, penetrò nel capoluogo etneo con tutta la sua carica distruttiva. Da questo triste fatto di cronacaben documentato, sembra essere nata una nuova coscienza scientifica. Gli studiosi hanno tracciato mappe molto dettagliate, frutto di studi storico-scientifici approfonditi. Un viaggiatore francese, Roault De Flaury descrivendo la Catania, del ‘700 osservò che nella città etnea si parla solo di due argomenti: di Sant’Agata e dell’Etna. E alludendo ai miracoli attribuiti al sacro Velo agatino, aggiunge: “sembra un continuo combattimento tra il genio del male contro quello del bene”. Di una “città di lava che sembra vestita a lutto” parlò invece nei suoi diari il viaggiatore russo Alexander Celticov, approdato in Sicilia nel 1821. Il Pitrè definì i catanesi “pèri arsi” perché camminano su un terreno di cenere. Di questo ce ne accorgiamo tutte le volte che siamo costretti a spazzare i lapilli dalle nostre terrazze. Si guarda la scia bianco-nerastra che fluttua minacciosa nell’aria, mentre si invoca Eolo affichè la soffi verso il mare. Oggi si dice che a Catania non nevica ma, in compenso…Lavica. Un termine, questo, ormai entrato nel lessico comune del popolo etneo. “Piove cenere,/ Catania è asmatica,/ rischia l’esalazione finale/“( dalla silloge "L'assoluto meno 1/4" di Santo Privitera). L’Etna ha ispirato letterati di tutto il mondo. Oggi si interrogano se il toponimo Etna si declini al femminile o al maschile. Nuovo argomento di dibattito. La letteratura di tutti i tempi ha dedicato pagine di sublime bellezza al nostro vulcano: “L’Etna nevoso, colonna del cielo/ d’acuto gelo perenne nutrice;/ mugghiano dai suoi recessi/ fonti purissime di orrido fuoco.(…) (Pindaro).

 

Pubblicato su La Sicilia del 14.03.2021

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