FESTA DELLA DONNA: LE EROINE CATANESI DEL PASSATO

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“Mi pari janca macari pi st’annu”. Questa espressione popolare prettamente catanese, manifesta in sé una sottile delusione. Da un anno a questa parte è di moda. Quando si è in prossimità di una festa o di un appuntamento celebrativo di rilievo, molti la pronunciano con un tono di malcelata rassegnazione. Così è stato di recente per la Festa di Sant’Agata, per San Valentino, per il Carnevale e così sarà pure per la “festa delle donne”. Tra poco toccherà anche alla Pasqua. Questo 2021 sta correndo all’insegna della continuità con l’anno precedente. Nessuna certezza ancora sui tempi di “clausura”. Con i locali pubblici chiusi e i distanziamenti obbligati, c’è poco o nulla da fare. Il Covid sta colpendo duro a tutti i livelli, intaccando quelle abitudini che prima sembravano assolute certezze. Così tutti gli appuntamenti sono destinati a rimanere per chissà quanto tempo ancora solo “sulla carta”. Ci vengono in soccorso i social, anche se il contatto umano e tutt’altra cosa. Domani la festa della donna sarà in tono minore. Le mimose sono già fiorite ma restano sugli alberi dove si trovano. L’unico dato positivo è che non si verificherà il solito attacco predatorio da parte di chi le vende nelle bancarelle. Silenzio spettrale anche per gli slogan pubblicitari declinati al femminile. Non ci saranno le dotte conferenze dei sociologi nelle sale di intrattenimento culturale sui temi sensibili riguardanti il gentil sesso. E neanche i testimonial scelti tra gli artisti più in vista del momento. Inoltre, mariti e fidanzati potranno stare tranquilli perché, essendo chiusi i locali notturni, nessuno spettacolo spogliarellistico maschile potrà avere luogo come avveniva fino a poco tempo fa. Al di là della piega consumistica assunta nel tempo da questa festa, resta intatta la sostanza del messaggio simbolico contro ogni forma di prevaricazione dei sessi. Vista la grave recrudescenza del triste fenomeno del femminicidio, il rafforzamento di una coscienza che abbia nella parità di genere un solido punto di riferimento, resta purtroppo ancora un obiettivo da raggiungere. La letteratura di tutti i tempi, ha messo sempre in primissimo piano la donna. Nelle opere di Dante che definì le donne “detentrici d’amore angelico”, le figure femminili posseggono una misteriosa forza attrattiva nascosta che si cela sotto una loro apparente fragilità. Ricordiamo che la festa delle donne nasce da un evento luttuoso; una tragedia avvenuta in America nel 1908. Quell’anno a New York, il proprietario di una industria tessile, con un atto vile e criminale bloccò tutte le porte dell’opificio dove in quel momento si trovavano le operaie intente a scioperare. Chiedevano migliori condizioni di lavoro, niente di più. L’uomo dette seguito alle minacce, appiccando i fuoco all’edificio. Persero la vita 129 lavoratrici, arse vive nel rogo che si sviluppò. Anni dopo la tragedia, la pedagogista rivoluzionaria Rosa Luxemburg propose di ricordare per sempre il tragico avvenimento. Da allora a oggi molto è cambiato, soprattutto grazie al coraggio di alcune donne in particolare. La giovane alcamese Franca Viola le rappresenta degnamente. La ragazza allora minorenne, dopo essere stata violentata, non accettò il matrimonio riparatore facendo addirittura arrestare i suoi aggressori. Si trattò di un episodio senza precedenti che indusse il Parlamento italiano a rivoluzionare il codice penale su queste tematiche. Molte siciliane si sono distinte per il loro eroismo. A Catania in primis. A Partire dalla famigerata “Peppa ‘a cannunera” al secolo Giuseppina Bolognara. Questa Donna, all’epoca delle lotte contro l’esercito Borbonico balzò agli onori della cronaca per avere strappato ai nemici un cannone che poi usò contro loro stessi. Sempre nel medesimo periodo, un’altra eroina, Andreina Sardo, ebbe il merito di salvare il palazzo centrale dell’Università da un incendio doloso che altrimenti avrebbe distrutto migliaia di volumi conservati nella vasta biblioteca. Nei primi anni ’50 dello scorso secolo, una battagliera popolana, meglio conosciuta come Carmela “‘a cuzzulara”, facendo da scudo col proprio corpo bloccò le ruspe pronte ad abbattere l’antico lavatoio di Cibali. Ma c’è pure il rovescio della medaglia da considerare. Episodi di bigotta discriminazione come quello capitato nell’autunno di sessant’anni fa, allorquando si rese necessario istituire a Catania un autobus per sole donne. Il mezzo pubblico ribattezzato “Autobus rosa”della linea 27 servì ad impedire che le operaie dirette nelle fabbriche della zona industriale subissero molestie dai “manomortisti”, ovvero da quegli uomini che sovente “allungavano le mani” dove non avrebbero dovuto. Non fu solo l’episodio in sé a fare scalpore, quanto la notizia che avendo fatto in un lampo il giro del mondo mise alla “gogna” una intera città. 

Pubblicato su La Sicilia del 7.3.2021

 

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