I TEMPI BIBLICI DELLE OPERE PUBBLICHE IN SICILIA

Share

“Javi ca pàrrunu di fari ‘u ponti ‘nto strittu ‘i missina…, de tempi de’ canonichi ‘i lignu! ”. Il detto popolare calza a pennello, perché il progetto per la sua costruzione, almeno a parole, in queste ultime settimane sembra aver ripreso quota. Visto che fino a questo momento non si è andati oltre ai buoni propositi, lo scetticismo è d’obbligo. Quando si parla di opere pubbliche in Sicilia, non si sa mai come va a finire. La storia ci insegna che ci sono voluti secoli prima che talune importanti strutture venissero realizzate. Della costruzione del ponte sullo stretto, se ne parla sin dalle guerre puniche( tra il III e II Sec. a.C). Gli antichi romani volevano ancorare le navi a fila indiana per tutti i 3,2 chilometri che separano lo stretto tra le due opposte sponde. L’idea c’era, anche se del tutto velleitaria. Altri svariati tentativi furono fatti nelle diverse epoche. Al progetto del 1955, il settimanale “La Domenica del Corriere” riservò addirittura gli onori della copertina: L’illustrazione di un carretto siciliano mentre attraversa il ponte in mezzo al traffico automobilistico. Emblematico. Rimase sulla carta. In tempi recenti si registra quello più concreto del 2003 compiuto dal Governo Berlusconi; sappiamo com’è finita. E non è che questo scetticismo non si giustifichi. Tutt’altro. L’esempio della ricostruzione del viadotto Himera sulla A19 Palermo Catania non indulge a facili ottimismi. Ancora oggi facciamo i conti con le lungaggini burocratiche in barba a qualsiasi ragionevole necessità. Cinque anni per ripristinare il pilone ceduto e le due campate di 250 metri schiantatesi nel sottostante terreno sono un po’ troppi. Come non dare ragione a quel passeggero che trovandosi a transitare con l’autobus lungo l’accidentato percorso alternativo obbligato, si è lasciato scappare tra i denti: “Semu a menzu ‘na strata!!!”. A Catania di “Esempi illustri” di questo tipo non ne mancano. Le cause sono quasi sempre da attribuire alle mancate risorse economiche necessarie al completamento, nonché alla burocrazia selvaggia. Ma ci sarebbe dell’altro. Il deputato Cav. Antonino Alessi, intorno alla metà dell’ 800 constatava con amarezza: “ fra gli ostacoli che si presentano alle grandi opere, non lievi sono quelle legate all’invidia, alla maldicenza e all’ignoranza”. A Catania il Piano Regolatore Generale è fermo dal 1964. Tra varianti e piani particolareggiati , non è stato più quello immaginato dal suo progettista Luigi Piccinato. Il professionista Veneto pensò così di rinnegarlo. Come nel “gioco dell’oca” quando si è prossimi all’arrivo, il pericolo di ritornare al punto di partenza c’è sempre. Se andiamo a ritroso nel tempo, scopriamo pure che sul Prg i ritardi sono stati sempre una “normalità “. Per la costruzione del Porto ci sono voluti oltre quattro secoli. Catania, città ad alta vocazione commerciale, lo reclamava dopo che il vecchio e blasonato Porto Ulisse era stato distrutto dalle lave del 1381. Gli Aragonesi scelsero di costruirlo vicino al Centro storico. Nei secoli si verificò di tutto. Progetti sbagliati e le continue divergenze tra gli addetti ai lavori, hanno fatto sì che alla inaugurazione si arrivasse solo alle soglie del XX sec.. La cattiva sorte ci mise pure lo zampino, perché oltre alle croniche carenze economiche si aggiunsero le calamità naturali: mareggiate e terremoti compresi. Per la Villa Bellini non andò meglio. Quello che fu l’antico Laberinto del grande mecenate Ignazio V Principe di Biscari, venne posto in vendita dagli eredi nel 1820. Dopo un lungo periodo di trattative, il terreno venne acquistato dall’amministrazione etnea nel 1854. Trascorsero quasi trent’anni prima che le famiglie catanesi potessero finalmente fruire di questo grande polmone di verde considerato il fiore all’occhiello cittadino. E il teatro Massimo Bellini? In questo campionario di ritardi vi entrò a pieno titolo. Sin dalla fine del ‘700 si cominciò a parlare di un grande teatro da realizzare in città. I teatri un tempo erano appannaggio solo delle grandi famiglie catanesi. Loro solitamente li costruivano all’interno delle proprie lussuose dimore. Dal 1812, anno in cui furono gettate le fondazioni e fino al giorno dell’inaugurazione, trascorsero quasi ottant’anni. In tempi più recenti ricordiamo Il Castello Leucatia e il Parco Gioeni solo per citarne due. Del grande Parco a Nord di Catania la progettazione risale al 1931. Il Comune di Catania acquistò il terreno col proposito di farne una suggestiva “Balconata” esposta sulla città. Intorno alla metà degli anni ’50 dello scorso secolo, subì un tentativo di lottizzazione fortunatamente sventato dall’allora Sindaco Domenico Magri. Oltre 60 anni ci vollero per la sua apertura al pubblico. Non è mai troppo tardi.

Nella Foto, la copertina de "La Domenica del Corriere" Anno 1955

Articolo pubblicato su "La Sicilia" del 21 Giugno '2020

Additional information