LE PALME: IL RITO COLLETTIVO DIVENTA DOMESTICO

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È vero come dicevano gli antichi catanesi: “N’annu non è come n’àutru annu!”. In questa espressione c’è concentrata, in un microcosmo si saggezza popolare, tutta la filosofia della storia umana passata e presente. Quest’anno, a seguito della pandemia che sta flagellando gran parte dei Continenti, usi e abitudini subiranno profonde variazioni. Accorgimenti sanitari e austerità saranno d’obbligo. Solo le tecnologie ormai alla portata di tutti e una grande dose si razionale buonsenso, potrà venirci incontro per alleviare un disagio assolutamente imprevisto. Dalle nostre parti è uscita indenne, ma solo per poche settimane di anticipo, la festa di Sant’Agata. Così non sarà per i riti Pasquali che soprattutto in Sicilia sono particolarmente suggestivi. L’ufficio liturgico diocesano, su disposizione dell’arcivescovo metropolita Mons. Salvatore Gristina, in linea con le direttive vaticane ha dettato le “Indicazioni per la celebrazione della Settimana Santa” a tutte le parrocchie; con l’avvertenza che tali celebrazioni avvengano sempre a porte chiuse e nel pieno rispetto delle vigenti norme sanitarie. Domenica, dunque, nessuna benedizione delle Palme almeno nelle forme consuete. Lo stesso vale per il Giovedì, Venerdì, Sabato Santo e fino alla Domenica di Pasqua dove in Cattedrale, nelle parrocchie come nei monasteri e nelle comunità religiose i riti liturgici avverranno senza il concorso del popolo dei fedeli. Sarà possibile tuttavia seguire online nei canali Facebook dell’arcidiocesi di Catania le celebrazioni presiedute dall’arcivescovo al Duomo. Al netto di tutti gli accorgimenti igienici e della quarantena imposti per decreto, i cui riflessi negativi purtroppo si stanno facendo sentire a tutti i livelli, a farne le spese saranno proprio i riti Pasquali. Neanche a tempo di guerra si era arrivato a tanto. Anzi, la Pasqua, durante il periodo bellico si svolse con maggiore intensità, chiedendo con profonda Fede tutti insieme a Dio e ai Santi nelle chiese come in processione, il miracolo della cessazione delle ostilità. A chi dare la colpa di questa infausta pandemia dei nostri tempi? I fatalisti asseriscono che determinati segnali vanno colti. Incendi nei boschi, stagioni stravolte, terremoti e quant’altro; sarebbero questi i segnali di una natura che vuole riprendersi ciò che le viene tolto. La storia ci ricorda che nel 1940, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, il cielo di Catania diventò di colore rosso sangue. Si pensò a un segnale infausto confermato poi dagli eventi bellici successivi. In realtà però si trattò di un fenomeno insolito ma del tutto naturale accertato in seguito dagli scienziati. Fino all’anno scorso, la Domenica delle Palme ha fatto registrare nelle parrocchie il tutto esaurito. Il rito della benedizione è stato sempre particolarmente sentito non solo perché dà l’avvio alla settimana Santa, ma perché è un rito collettivo. All’interno delle grandi chiese o nei cortili degli oratori, i fedeli con le Palme alzate ne attendono la benedizione che avviene mediante l’aspersione dell’acqua benedetta. Attraverso questo rito, la chiesa ricorda il trionfale ingresso a Gerusalemme di Gesù in groppa a un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando appunto rami di Palma. Fino agli anni ’60 dello scorso secolo, venivano usati solo i ramoscelli di Ulivo. L’uso delle Palme intrecciate sarebbe avvenuto soltanto in un secondo tempo. Di tutte le forge e di tante dimensioni, esteticamente gradevoli, frutto di un artigianato fai-da-te, si è creato attorno ad esse, tra polemiche e divieti, un business non indifferente. Questa pratica commerciale ha permesso a tante famiglie indigenti di procurarsi qualche soldo per l’economia domestica. Quest’anno ci mancherà la tradizionale processione del “Cristo morto” che si svolgeva tra le Vie Crociferi, V.Emanuele e V.Etnea; ma anche la Vie Crucis nei Quartieri periferici e del Centro storico. In alcune chiese, l’esposizioni delle Reliquie della Passione( Il Santo Chiodo e la Santa Spina), attirava anche molti turisti. Le persone avanti di età ricordano con grande nostalgia quando “ ‘a Lòria”( la Gloria) risuonava prima di mezzogiorno del Sabato Santo. “Al suono delle campane”-raccontano-“ci si abbracciava e scambiava gli auguri anche con persone sconosciute. Era il trionfo del significato più autentico della parola “Pace”. Persino le controversie venivano lasciate alle spalle”. Si è vero: “N’annu non è come n’àutru annu”….almeno per quest’anno.

 

Pubblicato su "La Sicilia" del 5 Aprile 2020

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