BUFALE CATANESI

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A Catania si ironizza su tutto e  tutti anche nei momenti più drammatici. La battuta sempre pronta, “Non c’è ‘ n funerali unni non s’arriri; non c’e ‘n fistinu unni non si cianci”, questo proverbio rende bene l’idea. La battuta sempre pronta,   mordace, corrosiva è tipica del catanese. “Egli  è maestro nell’arte del prendere in giro il prossimo, e quando gli capita non si fa alcuno scrupolo” diceva il l’indimenticabile storico Santi Correnti del quale quest’anno ricorre il decennale dalla scomparsa.  E nella città  che  il medico/giornalista messinese Gaetano Baldacci negli anni ’30 dello scorso secolo aveva definito “la città del Motteggio”, non potevano certo mancare le “Bufale” da imbastire ad hoc.. Oggi i social, a furia di spararne tante, ci stanno abituando ad essere più cauti nel vagliare le notizie. Una volta bastava un sussurro per scatenare il finimondo. E proprio intorno alla metà del  XVI sec. l'infausto evento e' stato annunciato a Catania. Secondo la profezia,  sarebbe dovuto accadere  il 5 febbraio. Proprio nel giorno della festa di  Sant’Agata. Nessuno sospetto’ che potesse trattarsi di una “voce” messa in giro dai clericali per indurre il popolo a “mondarsi” dei propri peccati. Cominciarono le processioni. I fedeli più oltranzisti pensarono a cosa offrire alla chiesa. Si raccolsero oboli anche consistenti. Altri, non potendo fare di più, aggiunsero l’offerta di un  digiuno al…digiuno. Ma non fu tutto. Il Vescovo di allora, a giorni alterni pronunziava dal campanile del Duomo un Sermone e ordinava preghiere. Ci si affidava a Sant’Agata per un miracolo a cui i più scettici non credettero. E invece, nel giorno fissato il miracolo arrivò. Al posto del cataclisma si affacciò un sole stupendo mai visto a febbraio.  Un anonimo poeta del popolo ebbe a pronunziare una massima liberatoria: “Curriti amici, Curriti parenti, ma appoi ppi futtuna non successi nenti”.  La Catania del ‘ 700 ci consegna un’altra famosa “balla” poi convertita in leggenda: quella del “Cavallo senza testa”. Sarebbe  stata opera dei nobili questa  “sparata” poco…nobile.   Dalle  parti di Via dei Crociferi, per non essere disturbati durante  i loro  intrallazzi, avrebbero messo in giro la storia secondo la quale un terribile  equino acefalo, al calar della sera uccideva e mutilava chiunque incontrasse per la sua strada. In quella occasione-racconta ancora la leggenda- ci scappò il morto, ma solo per circostanze del tutto fortuite. “Stai  attentu ‘a Matri, non trasiri mai a Catania vecchia picchi’ ‘na vota si pessi u maestru ccu tutti i scolari”, era l’avvertimento accorato che facevano le mamme ai loro bambini incuriositi da quel misterioso rudere con tanti cunicoli posto al centro di una delle piazze più importanti della città. Chi mise in giro questa storia, probabilmente lo fece  per evitare che i ragazzini vi scorrazzassero dentro per gioco. Fu presa sul serio. Ancora oggi  c’è  chi ci crede davvero. La storia dei terremoti ha messo varie volte  in ambasce i cittadini catanesi. Come avvenne nel giugno dei primi anni ’70. La voce di un tremendo terremoto di molto superiore a quello che distrusse Catania nel 1693, da sussurro diventò un tornado. Fu uno scienziato a seminare lo scompiglio. Sì alzo una mattina avvertendo i colleghi che intorno alla  mezzanotte di quel tale giorno, secondo i suoi calcoli,  Catania  sarebbe stata inghiottita da un sisma devastante. E i catanesi così trascorsero la prima notte “Bianca” della loro storia. Niente visite ai musei, solo le piazze vennero prese d’assalto.  Intere famiglie a dormire in macchina lontano da cornicioni e palazzi. Anche quella notte, oltre al disagio  non successe nient’altro. “Cu fu stu scinziatu; ‘u vulemu sapiri! “ La richiesta fu unanime ma per sua fortuna non ebbe  seguito. Le direttive nazionali  antisismiche emanate nel tempo, per quanto legittime e opportune,  hanno generato forti malcontenti. La decisione di abbattere i ponti urbani non trovò tutti d’accordo. Il primo cavalcavia a farne le spese fu  quello  di Ognina. Si pensò subito che presto sarebbe toccato a quello del Tondo Gioeni. E fu così che nel 2002 ignoti  lo fecero “Crollare”. Si trattò di una diabolica trovata “Moderna e contemporanea” . La notizia in pochissimo tempo, correndo di bocca in bocca, getto’ nello sconforto  la città. Ognuno si sbizzarrì con la fantasia, snocciolando numeri di morti e macchine sepolte sotto le macerie. Chi poteva verificare di persona non lo fece per paura di rimanere impressionato di fronte all’immane tragedia. La smentita procurò un senso di grande sollievo misto a ironia. Ma il destino di questo cavalcavia era già segnato;  stavolta per mano dell’uomo.  E per gli automobilisti fu una vera tragedia. 

 

Pubblicato su La Sicilia del 20 Ottobre 2019