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ESTATI CATANESI: "IL RITO DELLA PLAIA"

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Playa, o Plaja? Ai catanesi non ha  mai interessato come si scrive il toponimo; per loro e’ sempre stata ‘A Plaia. La Plaia sinonimo della bella stagione e di tutti i rituali all’insegna del divertimento corale. Armati di sdraio, ombrellone, cappello e ambra solare, su quella sabbia dorata interi nuclei familiari hanno lasciato un po’della propria storia. Chi ffai t’affìtti ‘a cabbina st’annu!?? Era la domanda più ricorrente; la risposta quasi sempre la stessa: Si!...o solitu lidu, ni virèmu dda’!. Stessa spiaggia stesso mare come la celebre canzone di Piero Focaccia dei primi anni ’60. La bella stagione ‘O Lidu ‘e bagni” durava dal 15 Giugno al 15 Settembre. Oggi, se il clima lo permette, anche qualche settimana in più. E c’è perfino la proposta di lasciare i Lidi aperti tutto l’anno perché, grazie a Dio, il turismo dalle nostre parti non manca. E la Plaia è un pezzo pregiato della nostra terra; un angolo di paradiso che purtroppo difetta di sicurezza nei mesi invernali.  Che tristezza quando, finita l’estate, cabine e passerelle venivano smontate. E dire che agli inizi del secolo scorso, quando ancora la Plaia non era accessibile, erano le scogliere le mete preferite dei catanesi: Armisi(Zona stazione),Ognina, e Caitu(Lungomare) soprattutto. I giovani goliardi d’allora si lanciavano in tuffo dalle punte più alte degli scogli rischiando l’osso del collo. Le cabine a quel tempo non erano per tutti. Alle donne della buona borghesia catanese che affollavano le lunghe fila di casotti in legno concentrati solo in alcuni tratti della scogliera, toccava un periodo limitato di bagni: da San Petru ‘a Maronna ‘o Càrmunu( dal 29 Giugno al 16 Luglio). Fasciati com’erano dall’inguine in su, lontano da occhi indiscreti,

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TOTO' A CINQUANT'ANNI DALLA SCOMPARSA

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A cinquant'anni dalla sua scomparsa, riteniamo giusto celebrare Antonio De Curtis, il principe della risata. Antonio De Curtis a tutt'oggi rimane insuperato. Fu un artista completo. Comico dalle sottili sfumature drammatiche. Chiunque abbia visto i suoi films si renderà' conto di ciò. Ma Toto' fu anche un talentuoso poeta. Un genio del verso. Nelle sue poesie tanta verità, tanto amore, tanti ricordi. Tutte le sue liriche hanno un contenuto universale. Roba raffinata, per cuori sensibili. Nel video che vi mostriamo: "A LIVELLA" il componimento che meglio rende l'idea. 

 

CRISTU

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Era ‘nuccenti ma lu cunnannaru

Era misìa ma lu sdinijanu

Ava vinutu pi savvari ‘u munnu

e l’omu lu ‘nchiuvo’ supra ‘na cruci.

‘Nta dda muntagna unni fu ammazzatu,

chioppi lu scuru, scumparìu ‘a luci.

Sutta li petri di l’anticu tempu

dormi la paci, ora c’è la verra.

L’odiu vinci supra di l’amuri

E n’ogni Cruci ca si isa ancora

Macchi di sangu di Nostru Signuri!

FILOSOFIA: IL CRITONE

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Al Centro culturale “V.Paterno’-Tedeschi”, è di scena la Filosofia . Il dott. Salvatore Daniele, profondo esperto della materia, ha promosso  una conversazione sull’opera  “ Il Critone” di  Platone. Al termine dell’interessante incontro introdotto dal presidente del sodalizio dott. Santo Privitera, lo studioso ha risposto con competenza e puntualità alla nutrita serie di domande che la platea gli ha rivolto. La curiosità è il segno inequivocabile che l’argomento è stato stimolante e il messaggio pure.  In una società come la nostra, piena di contraddizioni, contrasti e competizioni, la filosofia Socratica per quanto in controtendenza è di una attualità sconvolgente.  “Il Critone” e’ un’opera giovanile del filosofo ateniese Platone vissuto intorno al 480 A.C. Per quanto negli anni l’autore lo abbia limato rendendolo ancora piu’ incisivo nella forma, il suo significato è rimasto invariato. Il Critone è il piu’ socratico dei dialoghi; in esso vengono delineati i principi di etica assoluta, validi sia per l’individuo che per la comunità. La scena ha luogo dopo la condanna a morte di Socrate, accusato di empietà e corruzione di giovani. La condanna non può essere seguita subito in quanto, per rito, bisognava aspettare il ritorno della nave sacra da Delo. E’ in questo frangente che Critone, fedele discepolo di Socrate, si reca in carcere dal maestro per convincerlo a fuggire. Il filosofo rifiuta sdegnosamente adducendo tutta una serie di considerazioni morali che hanno

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IL CARNEVALE DI UNA VOLTA

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Sembra essere arrivato il Carnevale. Quel “sembra” è d’obbligo visto che fino a ieri l’atmosfera non pareva essere proprio carnascialesca. Neanche un coriandolo per terra, mentre una volta anche nelle piu’ recondite trazzere di periferia il fondo stradale ne era stracolmo. Talvolta si aspettava un minimo corrusco di  vento  per vederli volare in un vortice variopinto che pareva spingerli  fino al cielo. E’ vero: anche le feste risentono dei problemi che assillano la società, per questo probabilmente c’è poca voglia in giro di fare baldoria. Le tante guerre sparse per il mondo, la paura di attacchi terroristici, la  disoccupazione, il crescente impoverimento materiale e morale  delle famiglie costituisce per tutti un forte deterrente al divertimento. Eppure il buon umore dovrebbe essere un’ottima arma contro la depressione.  Un tempo il Carnevale si viveva in maniera diversa. Si aspettava tutto l’anno.  Ogni famiglia provvedeva un mese prima a prenotare i vestiti da indossare per onorare il Re burlone. Si compravano ma si potevano anche affittare. Piccoli e grandi, senza distinzione alcuna, si mascheravano nelle feste di piazza, nei locali come nelle case private.     I bambini, soprattutto, erano i più interessati. C’erano le maschere tradizionali: Arlecchino, Pulcinella, Pierrot, ma si preferiva di più emulare i personaggi delle fiabe. Netta era la distinzione tra i maschietti e le femminucce. Mentre queste ultime vestivano  i panni della Fatina, di Cenerentola o Cappuccetto rosso, i maschi invece preferivano quelle di Principe azzurro, Zorro, D’artagnan, Cow boy ed altro. Il duello a colpi di spada(di latta o in plastica) era assicurato. Poi tutti a Villa Bellini o tra i Carri di Acireale per la foto-ricordo. Quando arrivò il tempo dei cartoni animati giapponesi, Mazinga e Dragon Ball presero il sopravvento. Volavano “supposte” al posto dei missili e qualcuno si fece male saltando dai muretti al grido di “Mazinga fuori”. Coriandoli dappertutto. Poi le stelle filanti. Abolite schiume, mazze e i mattarelli causa di frequenti liti, si passò ai più innocui spray filanti. “Carnevale, ogni scherzo vale, chi si offende è un maiale”, il proverbio non ammette scusanze. Già al solo pensiero di essere giudicato “maiale”, si era disposti a subire anche scherzi pesanti. Così ognuno si

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