COMMEMORATO IL POETA BULLA A VENT'ANNI DALLA SCOMPARSA

Share

 

 

 

  La Biblioteca Centro culturale “R.Livatino”, in collaborazione con le associazioni “Città Solidale”, “V.Paternò-Tedeschi” e “Marranzatomo” , a vent’anni dalla scomparsa, ha commemorato la figura umana e poetica di Antonino Bulla (Adrano 1914-Catania 1991). Nella foto, gli organizzatori.


Relatore, l’Avv. Renato Pennisi. In rappresentanza dei rispettivi sodalizi organizzatori, sono invece intervenuti la Sig.ra Pina Rapicavoli, il dott. Santo Privitera e il poeta Nino Magrì.
Nel corso della manifestazione che si è svolta al Castello di Leucatia, gli intervenuti hanno tracciato un ritratto a “tutto tondo” del poeta Bulla. Dietro quella figura dall’aria tipicamente sicula, tracagnotta, rubiconda, quasi scanzonata di poeta incolto-è stato detto- si nascondeva invece un uomo dalle mille risorse.  Bulla, meglio conosciuto col soprannome “’U pueta do Cannalicchiu”, proprio perché operò sempre in questo popoloso quartiere a Nord di Catania, sapeva essere  estemporaneo e al tempo stesso rigido nelle regole grammaticali imposte dal dialetto. Antiaccademico per definizione, nell’ambito della cultura catanese fu percepito quasi come un corpo estraneo; una figura folklorica da relegare esclusivamente nei meandri coloriti del popolo. Definizioni ingenerose, queste, se consideriamo che Bulla, da semplice autodidatta, intuì meglio di altri la potenza del verso dialettale. E il suo costante tentativo di sviluppare un dibattito costruttivo a sostegno della rivalutazione culturale della poesia dialettale, con la creazione del “Centro d’arte e poesia” che portò il suo nome, condusse ai primi benefici risultati. Attorno a questo sodalizio, assieme ai veterani che lo frequentarono, fiorì una nuova generazione di giovani poeti, molti dei quali ancora oggi attivi. Renato Pennisi, Ninni Magrì, Rosetta Di Bella, Antonio Majo e Francesco Sciuto, tanto per fare dei nomi, sono tra questi. Il sodalizio scomparso subito dopo la sua morte-è stato sottolineato- spaziò ad ampio raggio abbracciando anche l’editoria e la musica popolare. Lungo è l’elenco delle opere realizzate da Bulla. Ricordiamo: “Gulera d’oru”, “Adrano”, “Canti a lu ventu”, “Rosi e Ruvetti”, “La Numeroscopia”, “Zuccuru di Sciara”. Raffinato paroliere, alcuni suoi componimenti vennero musicati dai noti musicisti Maglia e Cammarata. Il relatore Renato Pennisi, a testimonianza di ciò, al termine della serata, ha fatto ascoltare una rara incisione de “l’Inno democratico”, scritto proprio da Bulla su musica del maestro Giuseppe Russotto. “Venne inciso-ha precisato Pennisi- dal coro e dall’orchestra del Teatro Massimo di Catania, teatro che riapriva i battenti dopo i restauri seguiti alle devastazioni della guerra”.
Interventi si sono avuti da parte di Rosetta Di Bella, Gaetano Petralia e dei figli del poeta scomparso, Mimma e Fortunato.
A ricordo della manifestazione, gli organizzatori hanno omaggiato i presenti di un opuscoletto antologico dedicato alle poesie di Anonino Bulla, curato da Ninni Magrì.


 

Additional information