CATANIA: 'A MARONNA 'RAZIA

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Il culto Mariano a Catania è particolarmente sentito. La Madonna è compatrona della nostra città e ne possiede simbolicamente le chiavi. Basta fare un rapido giro delle chiese e nei santuari del Centro storico per rendersene conto. Ancor più quando assistiamo alle solenni celebrazioni che si svolgono prevalentemente tra giugno e settembre nelle parrocchie consacrate mariane delle periferie. Dalla Madonna del Carmelo( ‘a Maronna ‘o Carmunu) alla Madonna “Bambina” a Ognina; dalla Madonna delle Grazie alla Madonna Santa Maria dell’aiuto (dove è possibile ammirare la fedele riproduzione della “Casa di Loreto” pregiata opera degli architetti Michele e Giuseppe Orlando), è tutto un trionfo di preghiere, folklore e tradizioni. “Ogni festa ‘avi ‘i so’ parrusciani” si dice; come a significare, nella sua accezione più ampia, che la stessa manifestazione religiosa può differenziarsi non soltanto tra una città e l’altra ma perfino tra quartieri vicini. Nei prossimi o giorni è in calendario la festa della Madonna delle Grazie. ‘A Maronna ‘Razia com’è meglio conosciuta a Catania, si celebra il prossimo 2 di luglio di ogni anno. Purtroppo anche quest’anno, a causa dell’emergenza Covid e delle misure restrittive messe in atto ai fini del contenimento del contagio, difficilmente potrà avere luogo la tradizionale processione esterna con il prezioso quadro della Madonna. Saranno però regolarmente celebrate le Sante Messe. Per i catanesi questo giorno è molto importante perché dedicato ‘a Marunnuzza miraculusa; tale infatti è considerata la Madonna delle Grazie. Tradizionalmente si entra nella Cappella per assistere alla celebrazione religiosa; non prima però di avere acceso un cero nell’apposito lucernario posto sul retro dell’edificio che ricade nell’area dell’antico “Foro romano”. “Oltre al fondamentale aspetto religioso”- si legge in uno scritto del compianto studioso patrio catanese Antonello Germanà Di Stefano- “c’è da considerare quello storico”. Il culto della Madonna delle Grazie, con le relative vicende della famosa “porta di mezzo”, è caro alla memoria collettiva popolare. Esso é legato a uno dei miracoli agatini più noti. Nell’agosto del 1232, secondo le narrazioni storiche, l’Imperatore Federico II di Svevia scese a Catania con l’intento di distruggerla e passare a fil di spada i suoi abitanti. Nessuna distinzione di sesso né di età. Tutti. Fu un momento molto triste. La città si era macchiata di disobbedienza e ribellione alla sua autorità. “Lo stupor Mundi”, così era conosciuto il regnante Svevo della casata degli Hoenstaufen, era culturalmente elevato sì, ma anche molto feroce. Guai a metterselo contro. Il segno della sua ferocia è ben evidenziato al Castello Ursino fatto costruire per suo volere. All’interno di una nicchia posta nella facciata d’ingresso, è ancora visibile un simbolo sculturoreo che raffigura l’aquila(Sveva)nell’atto di artigliare un agnello. Catania, espugnata, stava per essere messa a ferro e fuoco. Il popolo terrorizzato si rifugiò nella Cattedrale-fortezza. Il Monarca sembrò imitare così le crudeli gesta del padre Enrico VI. A questo punto, il miracolo. Un giurato, con un gesto tanto disperato quanto coraggioso, implorò pietà. Chiese che prima di procedere all’eccidio, venisse concesso al popolo di assistere all’ultima Messa. L’imperatore esaudì la richiesta ed entrò nel tempio per partecipare al sacro rito. Nello stesso tempo in cui si disponeva a recitare l’officio della Vergine, gli apparirono dal breviario aperto e a carattere di fuoco, le parole ammonitrici: “Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est”( non offendere la Patria di Agata perché vendicatrice delle offese). Il prodigio si ripetè per tre volte. Federico II, colpito e intimorito dal soprannaturale evento, decise di desistere dal suo triste proposito. Revocò la sentenza. Ma affinchè nessuno potesse accusarlo di essere venuto meno alla regale parola, stabilì che la pena capitale fosse commutata in atto penitenziale. In relazione alle usanze dell’epoca, dispose perciò di appendere due spade nell’architrave della porta di mezzo che si apriva tra le antiche mura medievali. Sotto di esse, in segno di pentimento e sottomissione, furono costretti a passare tutti i cittadini. Stando allo studioso Sciuto-Patti, l’attuale edicola della Madonna delle Grazie ubicata nell’omonima via, sarebbe stata edificata nello stesso luogo in cui l’evento ebbe il suo felice epilogo. Le vicende urbanistiche che la riguardano, hanno comportato alcuni sostanziali mutamenti nel tempo. Ricavata in un vicolo coperto da volta, resistette al tremendo terremoto del 1693. Durante la ricostruzione della città, l’edicola venne inglobata in un palazzo. Consacrato alla Madonna delle Grazie, il sacello fu abbellito da un prezioso dipinto su lavagna, opera del sacerdote-pittore Francesco Gramignani. Il cancello posto a protezione, risalirebbe al 1848.

Nella foto, il prezioso quadro del pittore Gramignani.

Pubblicato su La Sicilia del 2.07.'21