CINE DIANA: QUANDO GLI SPETTATORI FECERO OOOOOH!

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Quando i vecchi teatri catanesi furono trasformati in cinematografi, le sale si riempirono di nuovi spettatori. Non solo gli uomini, ma anche donne e bambini restarono attratti dalla magia di quello schermo capace di creare nuove e più profonde emozioni. La ventata di novità arrivata con le pellicole cinematografiche non fu indolore. Essa non solo limitò di molto il Teatro tradizionale, il Varietà, Le Operette ecc. ma rivoluzionò moda e costumi. L’opera dei Pupi che fino a quel momento costituiva lo spettacolo più seguito in città, si avviò verso un irreversibile declino. Prima il Muto, poi il Sonoro, il fenomeno del cinema asfaltò gli ultimi residui della Bella Epoque. Escluso il teatro Massimo Bellini, Tempio indiscusso e solenne della teatralità catanese, gli altri furono adeguati per necessità di cose. Cominciarono così le devastazioni ornamentali e strutturali di tutti quegli edifici di pregio che profumavano di fiori e tavulazzu(polvere di palcoscenico). A farne le spese anche il glorioso Principe di Napoli(oggi cine Sarah). Gli ambienti ne uscirono ridimensionati e… Sfregiati per necessità. Sarebbe toccata la stessa sorte

ai teatri Coppola e Castagnola se fossero stati ancora in piedi? Al Diana andò decisamente meglio. Quando negli anni ’80 dello scorso secolo chiuse i battenti, venne dato per morto. E invece no. Dopo essere stato chiuso per diverso tempo, al suo posto si materializzò un rinomato negozio di abbigliamento. Oggi, visto che non ha subito stravolgimenti di alcun genere, sembra essere stato finalmente restituito alla dignità culturale che gli spetta. Il Cine-teatro Diana nacque nel 1925 su progetto dell’architetto Paolo Lanzerotti. Assai bella la facciata ispirata al barocchetto francese, molto eleganti e ben proporzionati gli interni. La sua fu una funzione prevalentemente cinematografica visto che, al riguardo, Catania a quel tempo era una delle città più all’avanguardia. Si racconta di un episodio capitato proprio al Diana. Durante la proiezione del film Cena delle Beffe di Alessandro Blasetti, tanto scalpore scandalistico suscitò la scena in cui l’attore Amedeo Nazzari per alcuni istanti scoprì il seno moderatamente prosperoso della sensuale Clara Calamai. Fu un attimo. In sala scoppiò un oooooh!!! prolungato, seguito da uno spettrale silenzio. Abituati ai puritani filmoni storico-guerrieri e ai più modesti filmetti patetico-sentimentali, quel seno così fugacemente mostrato creò un duplice effetto: sedusse gli uomini e fece arrabbiare le donne. Non solo, le signore si preoccuparono Ppi dda porcheria ca i picciriddi avunu avistu(per quella sconcezza che i bambini avevano visto). Sarebbero passati ancora un po’ di anni prima di vedere comparire in quelli che furono i teatri più rinomati della città, vistosi cartelli con l’imbarazzante avviso: Film a Luci rosse!    (Nella foto, Clara Calamai e Amedeo Nazzari).

 

 *Pubblicato su La Sicilia del 23.10.'13

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