"IL MIO NOME E' AGATA" NUOVA PIECE DI SANTO PRIVITERA

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Continuano le attività culturali nel quartiere della Civita. Nella chiesa San Francesco di Paola, lo scorso 2 febbraio si è svolta la rappresentazione scenica in forma di lettura, della Pièce “Il mio nome è Agata” liberamente tratto dall’omonimo dramma del giornalista e scrittore Santo Privitera. L’iniziativa rientra nei festeggiamenti agatini programmati dalla parrocchia. Teatro dell’iniziativa, l’altare maggiore dell’Ottocentesca chiesa retta dall’attuale parroco don Giuseppe Scrivano. “Un atto di devozione verso Sant’Agata”-ha dichiarato l’autore- da intendersi non soltanto come evento teatrale ma soprattutto come segno di preghiera”. Per il secondo anno consecutivo, i festeggiamenti agatini non hanno avuto luogo a seguito della pandemia; però le manifestazioni di fede verso la Vergine e Martire Agata non sono mancate. L’opera, messa in scena dalla compagnia teatrale “San Francesco di Paola” diretta dall’attrice Melina Pappalardo, narra la storia di Sant’Agata dal momento della consacrazione fino al martirio finale. A quell’epoca, ordinata dall’imperatore romano Decio, era in corso una violenta persecuzione contro i cristiani. Nella città Etnea, lo spietato proconsole Quinziano(Salvo Cavallaro) mette a ferro e fuoco la città nel tentativo di convertire al paganesimo i seguaci di Cristo. Quando casualmente conosce Agata(Patrizia Testa), se ne innamora perdutamente. E’ disposto a tutto pur di ottenere la sua mano. Al rifiuto della donna, la fa incarcerare. Durante il primo interrogatorio, Agata non solo oppone una tenace resistenza, ma sul piano dialettico fa valere le proprie ragioni. Il proconsole ricorre ad Afrodisia(Graziella Fresta) la meretrice di corte. La donna cerca di convincere Agata attraverso turpi tentazioni; Ella però ostenta un serafico disinteresse. Il Proconsole a questo punto la sottopone a cruento martirio, facendole strappare i seni. Nel Carcere, Agata viene guarita dal miracoloso intervento dell’apostolo Pietro(Santo Privitera). Quinziano è come impazzito; mette in atto un ulteriore interrogatorio. All’ennesimo rifiuto, ordina ai carnefici di farla rosolare nei carboni ardenti. Agata muore. Dopo un serrato confronto con la Caristia(Anna Rita Scuderi) che rappresenta la parte inquisitoria della sua stessa coscienza, Quinziano finirà la propria vita terrena nelle torbide acque del fiume Simeto. Tra gli altri personaggi: Il narratore( Orazio Patanè), il Vescovo(Nunzio Barbagallo), Apolla(Melina Pappalardo), Rao(Gaetano Strano), l’ancella( Maria Zaffarano). Il commento musicale è stato curato dal giovane violinista Karol Buscema.

 

Nelle foto, il Cast e una scena della rappresentazione

 

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