TEATRO SAN FRANCESCO DI PAOLA: " 'A BIFFA"(LIVELLA) PIECE DI SANTO PRIVITERA

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Nei giorni dedicati ai Defunti, al teatro San Francesco Di Paola è andata in scena “ ‘A Biffa”(livella). Questa Pièce realizzata dal giornalista e scrittore catanese Santo Privitera, che ha pure firmato la regìa, è una rivisitazione ampliata in dialetto Siciliano della celebre lirica “‘A Livella”di Totò. La recita a tre voci( Gaetano Strano, Orazio Patanè e Santo Privitera) di questo componimento nella lingua originale, ha preceduto l’inizio dello spettacolo vero e proprio. Buona la “prima”. Protagonista, la compagnia omonima della parrocchia San Francesco Di Paola situata nel cuore del popolare quartiere della “Civita”.

“ ‘A Biffa” ricalca i temi essenziali della giustizia sociale. Il testo è snello ma intenso nei contenuti. Il tema della morte è affrontato con leggerezza, sostenuto da una comicità dolce-amara che a tratti sembra risentire della “liscìa” tipica del catanese verace. La rappresentazione nata per onorare la memoria dei defunti, allo stesso tempo induce a riflettere sul senso della vita e sull’eguaglianza sociale. “Doppu la motti, non semu cchiù nuddu va…”-l’autore riprende così il concetto su cui si fonda l’intero impianto del suo lavoro. “Quando si parla di uguaglianza-specifica Privitera-si intende anche la parità di genere; non a caso in questa Pièce, rispetto alla lirica in dialetto napoletano che conosciamo, il personaggio del marchese non è un uomo ma una donna”. Anche le figure secondarie hanno un ruolo importante collegato alla realtà che viviamo quotidianamente; a cominciare dalle comparse( Maria Zafferano e Sara Celano) che mentre depongono i fiori sulle tombe, mimano le scene di dolore all’interno del sacro luogo. Durante una visita al cimitero, Turi( Pasquale Andaloro) resta attratto dagli epitaffi incisi sulle tombe. Perde la cognizione del tempo e quando si accorge di essere rimasto chiuso dentro, chiede inutilmente aiuto. Superati i primi attimi di paura, si trova di fronte due fantasmi che conversano animatamente tra loro davanti alle rispettive sepolture. Sono La marchesa Ermelinda delle “sei celle”(Melina Pappalardo) e il netturbino Giuseppe Sciacca( Alessio Cultrera). La donna, rivendicando con arroganza l’appartenenza alla casta nobiliare, invita il povero netturbino a spostarsi il più lontano possibile. Tra i due nasce un dialogo intenso e serrato che alla fine si risolverà con la rassegnazione di lei. Nel contesto appaiono le anime del servo Battista e del giudice Sinibaldo( Orazio Patanè), quest’ultimo relegato all’inferno poiché corrotto in vita. Entrambi, pentiti, vorrebbero riparare le proprie malefatte commesse in terra. Chiude il cerchio Pierina( Anna Rita Scuderi), una vedova bizzarra che mentre in gramaglie piange sulla tomba del proprio marito, se la spassa col nuovo amante. Gli interventi musicali sulle note del canto funebre “Vitti ‘na crozza”, sono stati eseguiti alla chitarra da Carmelo Filogamo. I costumi sono di Melina Pappalardo; la scenografia, di Pina Pappalardo, Margherita Amore e Melinda D’Antona. Le luci, di Pippo D’Andrea. Suggeritrice, Margherita Rosini. Fotografie e video, di Gianni De Gregorio e Nunzio Barbagallo.

Nella foto di Gianni De Gregorio, il Cast al completo

 

 

Catania 05.11.’21

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