Cultura e spettacolo

TUTTO IL MONDO E' BURLA

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Sabato 4 e domenica 5 marzo al teatro San Francesco di Paola, per la regìa di Andjela Bizimoska andrà in scena  la commedia “Tutto nel mondo è una burla”.  Si tratta di una nuova produzione della compagnia teatrale “Proscenio” composta tutta da giovani attori di ottima scuola recitativa, che debutta adesso nelle vesti di novella associazione teatrale. Questo lavoro è un adattamento de “Le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare, basato anche sulla versione per musica “Falstaff” di Arrigo Boito. E’ un testo sempre  moderno che la giovane regista macedone con alle spalle un’esperienza di livello internazionale, ha voluto riproporre in chiave innovativa, meno elaborata ma sempre in linea con l’originale. Nei giorni che precedono la festa delle donne, in questo lavoro il ruolo della donna è centrale. Qui la figura femminile è rappresentata con acume e brillantezza, al di fuori di facili stereotipi dei quali la commedia (specie quella barocca) potrebbe facilmente nutrirsi”. L’integrità delle donne e la loro furbizia, in quest’opera  sono il motore drammatico che rovescia e sconvolge l’universo maschile” asserisce la Bizimoska.  C’è molto Pirandello in questa storia Shakespeariana, anche se originariamente il grande drammaturgo inglese  sembra essere stato ispirato da alcune novelle del Boccaccio. Il titolo scelto per questo allestimento, sottolinea la teatralità del costrutto; il non-detto che soprassiede ai rapporti umani, la finzione delle relazioni sociali che nella loro disonesta ambiguità, spesso sono capaci di creare situazioni buffe e bizzarre gestite con furbizia. Del cast fanno parte Giorgio Piccione nel ruolo di Sir John Falstaff; Margherita Malerba(Alice Ford), Bernadette Giunta(Meg Pace), Silvana Lanza(Annetta Ford), Chiara Compagnini(Quickly), Luca Pettinato(Franklin Ford), Manuel Giunta(Dottor Cajus), Salvo Testa(Fenton), Antonio Giunta(Pistola), Eugenio Sanfilippo(Bardolf). Il personale tecnico: Aiuto regìa,Gianluca Bellia; Scenografie, di Angelo Pulvirenti; Direttore di scena e costumista, Giuliana Grillo; Trucco, Anna Rita Prezzavento; Backstage, Aurora Vanella.

Nella foto, la locandina

 

VIA CRUCIS AL SAN FILIPPO NERI DI CATANIA

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Nell’ambito dei riti Pasquali organizzati quest’anno all’oratorio San Filippo Neri di via teatro Greco, è andata in scena la “Via Crucis”. La Sacra rappresentazione in Musical: “La Passione per un grande Amore”,  è stata liberamente tratta da un testo della poetessa catanese Agata D’Amico. Teatro della manifestazione curata e diretta dalla regista Maria Grazia Pellegrino, il cortile interno e le vie adiacenti l’ottocentesco istituto salesiano. In pieno centro storico cittadino e con l’antico Odeon  a fare da scenario naturale, la rappresentazione non poteva che risultare ancora più suggestiva. L’abbondante pioggia caduta durante lo spettacolo, non ha fermato l’azione scenica che anzi è proseguita senza eccessivi intoppi. Lo spettacolo voluto dal direttore don Giuseppe Salomone, ha coinvolto gran parte dei fedeli abitanti nel popoloso quartiere Antico Corso. La trama segue i dettami del Vangelo.  La voce narrante(Giulia Filosco) scandisce i momenti più importanti della storia. Dopo l’Ultima Cena e il tradimento dell’apostolo Giuda Iscariota, Gesù ( Rosario Pellegrino) si reca nell’orto di Getsemini per pregare. In questo luogo i soldati romani vanno ad arrestarlo. Condotto davanti al prefetto Romano Ponzio Pilato(Enzo Scalisi) per essere giudicato, questi lo affida al popolo che ne decreta la condanna. Cruente le scene della flagellazione; così la processione.     Sotto una pesante Croce, Gesù si avvia verso la crocifissione e la morte. Ai piedi della Santa Croce, Maria addolorata(Stefania Pergolizzi) piange l’adorato figlio. La scena della resurrezione è nei simboli che al termine della manifestazione appaiono ai piedi dell’altare centrale della chiesa: Il Sudario, la Corona di spine, il pane e il Calice. Del cast hanno inoltre fatto parte: Massimo Foti, Carmelo Filogamo, Ferdinando D’Amico,Giuseppe Costanzo, Francesco Calogero, Silvio Carmeci, Turi Spata, Gianmarco Testa, Sergio La Ferla, Salvo Pidatella, Leonardo Bucca(Apostoli). Fabio Cosentino, Gigi Francese, Enzo Nicotra(Centurioni). Claudia Procula(Cettina Distefano); Nicole Garro(M. Maddalena); Barabba( Giuseppe Birò); Isabella Santulli(La Veronica); Maria Maugeri(M.di Cleofa); Pino Pellegrino(Giuseppe d’Arimatea).  Rita Mita, Maria Pettinato, Anna d’Amico( Pie donne). Orazio Costanzo, Giuseppe Napoli, Giuseppe Bonaccorso e Gianluigi Catania( Audio e luci). Santo Nicotra, Lina Bonaccorso, Naomi Zingrino e Michele Testaì( Aiuto scene).

Nella foto, i protagonisti.

 

TEMPO DI CARNEVALE(2023)

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Se non fosse per le sfilate dei carri e delle maschere nelle città dove questo evento è tradizione, nessuno si accorgerebbe che è tempo di carnevale. Trombette, coriandoli, mazze e ciarbottane (‘i cattocci), già dagli inizi di febbraio facevano la propria apparizione. I ragazzi andavano in giro rigorosamente mascherati: “Cu non si vesti di cannalivari…pigghia ‘na màzzira e a mari s’agghittari”, si diceva a chi non stava al gioco. Alla domanda: “Di chi ti vesti st’annu!!?? Quasi sempre si rispondeva: “Appoi ‘u viri!!!” Questo era il carnevale fino a trent’anni fa. Oggi, per incontrare qualcuno in maschera, devi spostarti al Centro storico. Le feste private organizzate nella propria abitazione dagli amici di comitiva, non si usano più. Lo stesso per quelle di piazza. Per comodità e spettacolarità, vengono ormai preferite le serate in discoteca. A Villa Bellini, luogo simbolo di questa festa, resiste ancora la moda di portare i bambini mascherati per la tradizionale foto. Da generazioni, il Giardino Bellini resta l’emblema di ogni stagione della propria vita: soprattutto di quella infantile. Dal “passeggino”  al Sacco devozionale agatino fino al primo vestitino in maschera, “ ‘A Villa” è stata tappa primaria di riferimento. I telefonini hanno tolto però gusto e lavoro ai fotografi di professione; quelli che solitamente stazionavano a ridosso della vasca coi cigni, hanno smesso di lavorare. “Cià facemu ‘na fotografia o picciriddu?” chiedevano ai genitori; e loro acconsentivano senza manco chiedere il prezzo. Diversamente, il piccolo si abbandonava a pianti e grida da mettere a dura prova anche la pazienza di un Santo. “Pari co‘ stannu scannannu!!!…E facemaccilla fari, ppi faureddu: …è ppi non sintillu cchiù!…Chi è ppe centu liri!!?? … Mihhh, si sta puttannu ‘a testa!”; segno evidente che mamma e papà avevano ceduto. Dovevi attendere almeno una settimana per avere questa benedetta foto: il tempo giusto dello sviluppo. Una settimana circa. Sembrava lunga un secolo; tanta era la curiosità di vedere com’era venuta. E’ così oggi la maggior parte delle famiglie catanesi di un tempo, si ritrova con almeno una fotografia in bianco e nero nel cassetto. Anche se ingiallita e spiegazzata, è importante il ricordo. Il posizionamento “fotografico” classico era quello centrale; quello dove alla vasca con lo “sghiccio” e “ ‘i papiri”  si aggiungeva la data. Giorno, mese, anno e l’ora, visibili più a monte sullo sfondo. C’è chi preferiva il piazzale delle carrozze: ma solo per montare uno dei “calessi” giocattolo messo a disposizione dal giostraio di turno. I costumi hanno sempre seguito la moda. Negli anni ’70 e ’80 dello scorso secolo, mentre  i bambini preferivano indossare quelli di “Zorro”, “Moschettiere”,“Diabolik” e  “Principe azzurro”, le bambine sceglievano  la “Fata turchina”, “Biancaneve” e “Cenerentola”. Poi arrivarono “I giapponesi”. Una vera rivoluzione che ben presto si tramutò in manìa. “Gli Ufo Robot” e “Mazinga”, Actarus. Volavano supposte come missili per imitare Goldrake impegnato in un attacco contro lo spietato nemico ipergalattico. Le musiche sembravano composte appositamente per incitare alla battaglia. Oggi, quelli di “Batman” “Joker” o “Spiderman” sembrano essere i preferiti; sono figli di una filmografia moderna che ricalca però vecchi modelli.  Mettendo da parte “piritere”, “fiale puzzolenti” e le bustine orticarie( Pruurigghi), gli scherzi odierni hanno perso la genuinità di un tempo. “Dici A…” così lo sprovveduto che abboccava, era costretto a ingoiare una “manciata” di coriandoli.  Pur non avendo una tradizione costumistica regale come quella veneziana o reggiana, quella siciliana si distingue per la maestosità dei carri e per il blasone. Nell’Isola, il carnevale arrivò alla fine del ‘500, mentre  le maschere in cartapesta entrarono in scena solo nel 1930. Dal dopoguerra a oggi è stata tutta una evoluzione utile però a introdurre il Carnevale siciliano nel novero delle più rinomate manifestazioni di livello internazionale. Dagli antichi miti alle moderne stazioni spaziali, si celebra il progresso umano nei secoli. La celia fa il verso alla realtà. I cantieri artigiani per la realizzazione dei carri allegorici di cartapesta e delle eleganti macchine infiorate che ricordano gli ottocenteschi “lando”,  si sono nel tempo evoluti. Inventiva, originalità e passione degli operatori del settore sono state alla base di tanto successo. Per celebrare la festa più pazza dell’anno, in molti centri siciliani vengono organizzati concerti, spettacoli teatrali; ma sono sele feste gastronomiche a tenere banco. “Stasira non vi scurdati di ridiri e manciari/picchì a menzannotti finiu cannaluvari/trippiati e non vi frimmati puru si non putiti/ ca dumani è la Quaresima e ppo’ vi nni pintiti. Sante parole.

 

Nella Foto, i protagonisti dello spettacolo "Carnevalando" 2023, che si è svolto al Teatro San Francesco Di Paola(Catania).

 

Pubblicato su La Sicilia 19.02.2023

                                                                                                                                    

 

CIVITOTI IN PRETURA ALL'ORATORIO ESTIVO SAN FRANCESCO DI PAOLA

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Sabato 18 giugno, all’oratorio parrocchiale San Francesco Di Paola, l’omonima compagnia teatrale ha messo in scena in scena “I Civitoti in pretura”, atto unico in dialetto siciliano di Nino Martoglio. Regia di Enrico Pappalardo. La manifestazione è stata organizzata, a scopo di beneficienza, dal Kiwanis Catania Centro in collaborazione con la parrocchia San Francesco Di Paola. Il ricavato servirà a offrire un pranzo completo a famiglie bisognose. Scritto nel 1893, il capolavoro martogliano è un affresco popolare della Catania di fine ottocento. Il luogo di ambientazione è una vecchia pretura urbana, ma i personaggi sono tutti della Civita. Nell’’antico quartiere marinaro del Centro storico etneo, ancora oggi si conservono intatte le antiche tradizioni. Usi e costumi che il tempo non è riuscito a cancellare. Il commediografo belpassese, sulle orme del poeta dialettale Giuseppe Borrello, in questo suo lavoro ha descritto con semplicità il carattere sanguigno dei “Civitoti”. Lo spettacolo è stato preceduto dagli interventi del parroco don Giuseppe Scrivano e del presidente del Kiwanis Centro Avv. Marco Navarria. Entrambi, nel ringraziare il folto pubblico presente, hanno sottolineato quanto sia importante mettere l'arte al servizio della beneficienza. Gli attori sono stati all'altezza della situazione. In poco meno di un mese, con grande impegno sono riusciti a mettere in scena il capolavoro Martogliano. Del cast fanno parte: Melina Pappalardo(Cicca Stonchiti), Enrico Pappalardo(pretore), Santo Privitera(N.Martoglio/don Procopio), Francesco Mergiotti(Usciere), Nunzio Barbagallo(Pubblico ministero), Angela Chimento(Avv.Papalucerna), Orazio Patanè(Cancelliere), Manuel Giunta(messer Rapa), Giuseppe Bivacqua(Masillara), Giusi Bivacqua( Popolana), Maria Zafferano(Popolana), Patrizia Testa(Popolana) ed Enza Strazzulla(Popolana).

Nella foto, il cast.

"IL MIO NOME E' AGATA" NUOVA PIECE DI SANTO PRIVITERA

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Continuano le attività culturali nel quartiere della Civita. Nella chiesa San Francesco di Paola, lo scorso 2 febbraio si è svolta la rappresentazione scenica in forma di lettura, della Pièce “Il mio nome è Agata” liberamente tratto dall’omonimo dramma del giornalista e scrittore Santo Privitera. L’iniziativa rientra nei festeggiamenti agatini programmati dalla parrocchia. Teatro dell’iniziativa, l’altare maggiore dell’Ottocentesca chiesa retta dall’attuale parroco don Giuseppe Scrivano. “Un atto di devozione verso Sant’Agata”-ha dichiarato l’autore- da intendersi non soltanto come evento teatrale ma soprattutto come segno di preghiera”. Per il secondo anno consecutivo, i festeggiamenti agatini non hanno avuto luogo a seguito della pandemia; però le manifestazioni di fede verso la Vergine e Martire Agata non sono mancate. L’opera, messa in scena dalla compagnia teatrale “San Francesco di Paola” diretta dall’attrice Melina Pappalardo, narra la storia di Sant’Agata dal momento della consacrazione fino al martirio finale. A quell’epoca, ordinata dall’imperatore romano Decio, era in corso una violenta persecuzione contro i cristiani. Nella città Etnea, lo spietato proconsole Quinziano(Salvo Cavallaro) mette a ferro e fuoco la città nel tentativo di convertire al paganesimo i seguaci di Cristo. Quando casualmente conosce Agata(Patrizia Testa), se ne innamora perdutamente. E’ disposto a tutto pur di ottenere la sua mano. Al rifiuto della donna, la fa incarcerare. Durante il primo interrogatorio, Agata non solo oppone una tenace resistenza, ma sul piano dialettico fa valere le proprie ragioni. Il proconsole ricorre ad Afrodisia(Graziella Fresta) la meretrice di corte. La donna cerca di convincere Agata attraverso turpi tentazioni; Ella però ostenta un serafico disinteresse. Il Proconsole a questo punto la sottopone a cruento martirio, facendole strappare i seni. Nel Carcere, Agata viene guarita dal miracoloso intervento dell’apostolo Pietro(Santo Privitera). Quinziano è come impazzito; mette in atto un ulteriore interrogatorio. All’ennesimo rifiuto, ordina ai carnefici di farla rosolare nei carboni ardenti. Agata muore. Dopo un serrato confronto con la Caristia(Anna Rita Scuderi) che rappresenta la parte inquisitoria della sua stessa coscienza, Quinziano finirà la propria vita terrena nelle torbide acque del fiume Simeto. Tra gli altri personaggi: Il narratore( Orazio Patanè), il Vescovo(Nunzio Barbagallo), Apolla(Melina Pappalardo), Rao(Gaetano Strano), l’ancella( Maria Zaffarano). Il commento musicale è stato curato dal giovane violinista Karol Buscema.

 

Nelle foto, il Cast e una scena della rappresentazione

 

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