NINO MARTOGLIO A NOVANT'ANNI DALLA SCOMPARSA

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Novant’anni fa, a soli 50 anni, moriva tragicamente il poeta e regista Nino Martoglio. Era il 15 settembre del 1921. Martoglio precipitò dentro la tromba  di un ascensore all’ospedale Vittorio Emanuele mentre erano in corso dei lavori. Aveva appena fatto visita ad un parente che in quel nosocomio era ricoverato. Le circostanze non furono mai chiarite del tutto, anche se nella versione ufficiale si dichiarò che si trattò solo di “accidentale caduta”. Di questo doloroso epilogo e della vita dell’autore di “Centona”, si è parlato nel corso di un incontro svoltosi al centro culturale “V.Paternò-Tedeschi”. Il Prof. Salvatore Camilleri, storico della poesia siciliana, attraverso l’opera letteraria di Martoglio, ha ricostruito fedelmente uno spaccato di vita catanese denso di curiosità e aneddoti. (Nella Foto, da sin. Orazio Aricò, Salvatore Camilleri e Gianni Sineri).

Nato a Belpasso da Vincenza Zappalà Aradas e da Luigi, professore e giornalista dalla vita alquanto avventurosa (Indossò da giovane la gloriosa divisa garibaldina), Nino Martoglio( nella foto sotto) fu Giornalista, poeta, commediografo e tra i primi registi  che la cinematografia europea ricorda. Il suo primo film, “Sperduti nel buio” esaltò le doti drammatiche del grande Giovanni Grasso, fino a quel momento conosciuto solo come attore teatrale. “Ancora oggi-sottolinea il relatore-benché esista una sola opera critica delle sue poesie, quella scritta da Giacomo Armao, Martoglio è considerato la voce autentica del popolo catanese”. Descrisse personaggi e luoghi col linguaggio verace del suo tempo. Martoglio che si ispirò alla cultura verista, possiamo considerarlo il vero fondatore del teatro Siciliano. Per attori del calibro di Angelo Musco, Giovanni Grasso, Turi Pandolfini,  Marinella Bragaglia e Mimì Aguglia, scriverà commedie rappresentate ancora oggi dalle migliori filodrammatiche di tutto il mondo: “Civitoti  in pretura”, “L’aria del Continente”, “San Giovanni Decollato” e il “Marchese di Ruvolito”, furono tra queste.

Animato da uno spirito battagliero come quello del padre, a soli 14 anni si imbarcò come mozzo in una nave comandata dallo zio. Ritornato cinque anni dopo a Catania, per qualche tempo collaborò alla Gazzetta di Catania diretta dal genitore. Acquisita la giusta esperienza giornalistica, nel 1889 fondò il “D’artagnan” periodico satirico e di costume che dopo una prima breve interruzione, cessò definitivamente la pubblicazione nel 1904. “In realtà-rivela-Camilleri-il “D’artagnan” giornale che costituì il trampolino di lancio per tanti giornalisti e poeti dell’epoca, era stato fondato alcuni anni prima dal fratello, Giovanni Martoglio, il quale riuscì a pubblicare in quella occasione solo tre numeri.” Circa la formazione poetica di Nino, giova ricordare l’influenza che esercitarono su di lui i poeti Giuseppe Borrello e Francesco Rizzotto (‘u pueta do Buggu).

Il “D’artagnan” prima e la “Centona” dopo, lo posero definitivamente all’attenzione dell’ambiente artistico catanese, ma la satira pungente e a volte velenosa utilizzata dal Martoglio, dovette risultare invisa a tanti. La sua morte, per certi versi appare ancora misteriosa. Camilleri cita una poesia di Nino Anastasi, scritta pochi anni dopo la tragedia, in cui l’autore adombra il sospetto che non di incidente si sarebbe trattato, bensì di omicidio scaturito da uno scambio di persona. Nel tempo, le ipotesi circolate sono tante; le più fantasiose, certo. “A pensar male si fa peccato, ma, a volte, si azzecca”, recita un noto proverbio.

Nel corso dell’incontro, il regista Orazio Aricò e l’attore Gianni Sineri, hanno recitato sonetti tratti dalla “Centona”.