SALVATORE CAMILLERI: "SESSANT'ANNI DI POESIA E LETTERATURA SICILIANA"

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Scrivere di Salvatore Camilleri (Catania, 1921) è, necessariamente, un po’ ripercorrere la storia della poesia e della letteratura siciliana degli ultimi sessant’anni. A Palermo, prima che terminasse il 1943, Federico Di Maria venne a trovarsi a capo di un nucleo di giovani poeti dialettali: Ugo Ammannato, Miano Conti, Paolo Messina, Nino Orsini, Pietro Tamburello, Gianni Varvaro, e nell’Ottobre 1944 venne fondata la Società degli Scrittori e Artisti di Sicilia (che ebbe sede nell’Aula Gialla del Politeama). Sul versante ionico, nella Catania del 1944, il gruppo di cui Salvatore Camilleri era l’animatore: Mario Biondi (nella cui sala da toeletta di via Prefettura si tenevano gli incontri diurni, mentre di sera li attendeva il salotto di Pietro Guido Cesareo, in via Vittorio Emanuele 305), Enzo D’Agata, Mario Gori ed altri già appartenenti all’Unione Amici del Dialetto, si ribattezzò (dietro suggerimento di Mario Biondi) Trinacrismo e La strigghia, un solo foglio redatto perlopiù da Salvatore Camilleri e battuto a macchina da Enzo D’Agata, fu nel 1945 il loro giornaletto.

 "Ho cercato-nella poesia-prosegue Camilleri- l'unica verità possibile e, giacché le parole dell’italiano erano incrostate e cristallizzate, le ho cercate nel siciliano che lasciava ampie zone al maggese, alla ristrutturazione. Bisognava inventarsi un nuovo linguaggio e la mia ricerca, di un linguaggio nuovo interiormente siciliano, fu la prima che si ebbe in Sicilia. Bisognava rinnovare la sintassi senza distruggerla, accostarsi all’analogia con cuore umile, creare una zoologia poetica, una nuova botanica poetica, un rinnovamento interiore e non solo di forme, di sostanza e non solo di impressioni fuggitive. Doveva entrare nell’area della poesia siciliana la storia, la filosofia, la sociologia, tutte le scienze, non in quanto tali, ma come patrimonio culturale che chi scrive brucia nell’atto della creazione. Io intendevo rinnovare la poesia dall’interno, per evoluzione spontanea del siciliano, attraverso le fasi ineluttabili del processo di sviluppo linguistico; Paolo Messina pensava di dare subito un taglio netto al passato, e lo diede. Il motivo dei nostri diversi atteggiamenti sta nel fatto che io avevo prima letto Croce e poi i simbolisti, Paolo aveva letto prima i simbolisti, poi Croce.> Aldo Grienti ribadisce nel MANIFESTO della Nuova Poesia Siciliana, Catania 1989 - fu il primo a leggere, nel 1947, le poesie di rottura di Paolo Messina, avendole pubblicate nella rubrica da lui curata.> E incalza:  Si pubblica a Catania nel 1947, diretto da Giovanni Formisano,Torcia a ventu, un settimanale con una rubrica di poesia siciliana curata da Aldo Grienti, dove appare la lirica Ura ca passa, di Paolo Messina, primo e reale esempio di poesia dialettale moderna.>

Nel 1957 Aldo Grienti e Carmelo Molino furono i curatori della Antologia POETI SICILIANI D’OGGI, Reina Editore in Catania. Con introduzione e note critiche di Antonio Corsaro, essa raccoglie, in rigoroso ordine alfabetico, una esigua qualificata selezione dei testi di 17 autori: Ugo Ammannato, Saro Bottino, Ignazio Buttitta, Miano Conti, Antonino Cremona, Salvatore Di Marco, Salvatore Di Pietro, Girolamo Ferlito, Aldo Grienti, Paolo Messina, Carmelo Molino, Stefania Montalbano, Nino Orsini, Ildebrando Patamia, Pietro Tamburello, Francesco Vaccaielli e Gianni Varvaro.Ma già prima, nel 1955, con la prefazione di Giovanni Vaccarella, aveva visto la luce a Palermo l’Antologia POESIA DIALETTALE DI SICILIA. Protagonisti il Gruppo Alessio Di Giovanni: U. Ammannato, I. Buttitta, M. Conti, Salvatore Equizzi, A. Grienti, P. Messina, C. Molino, N. Orsini e P. Tamburello.

Nel 1959, nel saggio dal titolo Alla ricerca del linguaggio, Camilleri considera: "Si cerca di restituire alla parola una sua originaria verginità fatta di senso e di suono, di colore e di disegno, ricca di polivalenze. E' una continua ricerca di esperienze formali, in cui l'analogia gioca la parte principale nel creare situazioni liriche e contatti tra evidenze lontanissime. Qualcosa si è fatto veramente poesia, poesia siciliana, cioè sentita ed espressa sicilianamente, con immagini siciliane oltre che con parole. Il fatto strano, fuori dalla logica espressione delle cose, è che la la rivolta è nata di colpo, sulle esperienze altrui (italiana, francese etc.) e non sull'esperienza siciliana". E puntualizza: l"a parola liberata dalle sue incrostazioni, ha perduto parte del suo significato semantico, acquistandone uno meno deciso, legato alla sua posizione, logica e fonica: quallo analogico, l'immagine si è liberata dall'oggetto, risolvendosi nel simbolo, senza però mai sganciare la realtà dall'ordine oggettivo, l'aggettivizzazione ha subito una stretta. Si tende ad umanizzare gli oggetti, dando ad essi le emozioni degli uomini, a trasfigurare la realtà e trascenderla sempre". 

POETI SICILIANI D’OGGI  "fu il libro-asserisce in seguito lo stesso Camilleri- in prefazione a POETI SICILIANI CONTEMPORANEI del 1979 - che mise una pietra sul passato. Le idee si erano fatta strada, avevano raggiunto i poeti in ogni angolo della Sicilia, anche i più solitari, i meno propensi a mutar pelle, e li avevano costretti a ragionare; e così, nell’ansia polemica del rinnovamento, all’eccessivo sperimentalismo formale e al gusto funambolico dei più avanzati seguì l’abbandono dell’ottava e del sonetto, divenuti solo strumenti propedeutici; a un più deciso lavoro sulla parola e sulla metrica seguì, da parte anche dei più retrivi, il rifiuto dei moduli  tradizionali. Da questo travaglio, dai più avanzati che volevano romperla totalmente con il passato, ai moderati che volevano innestare le nuove idee nell’albero della tradizione, nacque la poesia siciliana moderna, anche grazie alla conoscenza che i più ebbero del simbolismo francese e dell’ermetismo italiano.>

Il Rinnovamento della Poesia Siciliana - la stagione allora segnata dal movimento di giovani poeti dialettali palermitani e catanesi - fu rinnovamento fondato sui testi e non sugli oziosi proclami, sugli esiti artistici individuali e non su qualche manifesto; ha spazzato via la ridondanza dell’aggettivazione, l’oleografia dei vezzeggiativi, la sclerosi della tradizione.

E - direte voi - Salvatore Camilleri? Egli, reo come del resto Mario Gori a quel tempo di non vivere più in Sicilia, non figura in nessuna delle due antologie: né la palermitana POESIA DIALETTALE DI SICILIA né la catanese POETI SICILIANI D’OGGI. Scorriamo alcuni avvenimenti di quegli anni.

Nel 1952 Salvatore Camilleri si trasferisce a Vicenza, per insegnarvi. Ma prima, nel 1948, pubblica una Antologia del sonetto siciliano (con una premessa rappresentata da un “Disegno storico della poesia siciliana”, di cui Paolo Messina in seguito dirà " prezioso, specie per chi si era spinto oltre i confini sorvegliatissimi della tradizione") e inizia a tradurre i classici e pubblicare, sul quotidiano catanese Il corriere di Sicilia, articoli sui poeti siciliani del Cinquecento e del Seicento.

Nel 1959 Salvatore Camilleri pubblica sul Po’ t’ù cuntu! svariati articoli sulla poesia siciliana dei secoli passati e recensisce una cinquantina di poeti contemporanei.

Nel 1962 Salvatore Camilleri rientra a Catania. Nel 1965 Camilleri e Mario Gori, i cui contatti nel frattempo si erano rinsaldati, pubblicano la Rivista Sciara, cui collaborano, tra gli altri, L. Sciascia, G. Picccitto, Nino Pino e Santo Calì.

Nel 1966 Salvatore Camilleri pubblica, per conto dell’Editore Santo Calì, Ritornu e nel medesimo anno Sangu pazzu, ove la lingua "non è catanese, nè palermitana, ma rappresenta la Koinè regionale, determinata dalla sola legge del gusto; l'ortografia è quella tradizionale liberata dalle incoerenze,legata alla etimologia latina, ma non sorda al rinnovamento linguistico".

Nel 1971è la volta di La barunissa di Carini.

Il volume I di ANTIGRUPPO 73 (ispirato e realizzato da Nat Scammacca e Santo Calì, coadiuvati da Vincenzo Di Maria), riporta otto testi in dialetto di Salvatore Camilleri, tra i quali quattru còppuli, cudduredda, ragiuneri, e il suo commento: "Le otto poesie di questa antologia non sono che l'introduzione a un canto corale d'amore per la mia terra, una specie di canto generale il cui protagonista sarà l'anima siciliana espressa da tutti gli elementi che la compongono".

Nel 1975 Alfredo Danese decide di fondare e pubblicare il periodico Arte e Folklore di Sicilia, sulle cui pagine Salvatore Camilleri - che vi collabora sin dall’esordio - darà fondo alla sua vocazione di letterato con decine e decine di saggi e interventi critici.

Nel 1976 Salvatore Camilleri pubblica Ortografia siciliana  "di cui quest'opera vuole rappresentare la prima presa di coscienza. Scrivendola, ho pensato-dichiara nelle brevi note che corredano il volumetto-soprattutto ai poeti siciliani, i veri e interessati fruitori di essa".

Nel 1979 Salvatore Camilleri dà alle stampe Luna Catanisa. "Non c'è risoluzione dei problemi formali senza una risoluzione all'interno della coscienza, non c'è versante espressivo senza versante umano, non c'è ate senza vita. La poesia nasce sempre nell'ambito della sua dimensione storica, esisteziale e umana, non mai dall'esercizio fine a se stesso, dal nulla".   

Nel 1979 Salvatore Camilleri cura l’antologia “Poeti siciliani contemporanei”.

Nel 1983 Salvatore Camilleri pubblica 70 POESIE, Federico Garcia Lorca nel siciliano di S. C.

Nel 1989, a cura di Salvatore Camilleri, viene stampato il MANIFESTO della nuova poesia siciliana, che raccoglie i saggi e interventi critici pubblicati nel corso degli anni sul periodico Arte e Folklore di Sicilia. Tra essi assai intriganti: Il Simbolismo, Sentir Siciliano, Langue et Parole, L’Espansione Denotativa, Non siamo dialettali!, Il correlativo oggettivo. "Questo libro, di saggi e poesie che hanno visto la luce negli ultimi quarantacinque anni, vuole avere molti destinatari, che si spera non siano soltanto fruitori, ma soprattutt diffusori di idee". 

Nel 1998 Salvatore Camilleri pubblica Il Ventaglio – Vocabolario Italiano-Siciliano. "Nel 1944, quando iniziai

a srivere in siciliano, sentii subito la mancanza di un vocabolario. Quelli che trovai erano vechi di quasi un secolo, e praticamente inutili, in quanto si trattava di vocabolari siciliano-italiani. Mancava il vocabolario che mi occorreva, come mancava  a coloro che scrivevano per il teatro, agli attori dialettali, agli studenti, ai moltissimi appassionati del dialetto: mancava un vocabolario italiano-siciliano, cioè uno strumento capace di aiutarmi concretamente tutte le vole che non mi venva in mente il corrispondente siciliano  di un vocabolo italiano". Nel 2001 Salvatore Camilleri pubblica Lirici greci in versi siciliani (Archiloco, Mimnermo, Stesicoro, Alceo, Anacreonte, Simonide, Callimaco, Teocrito ed altri). "Traduco perchè le mie traduzioni, come i miei vers, possano far parte della cultura siciliana. E' stato un esercizio propedeudico fondamentale: mi ha aiutato a fare i conti con la versificazione, e ad averne ragione, e ciò nelle situazioni più difficili, quali sono quelle che si presentano a chi traduce; mi ha permesso di misurarmi con i poeti che traducevo, e che innalzavano, mettendomi in sintonia con la loro intelligenza poetica, i miei livelli di ispirazione;  e infine ha favorito, dopo tante esperienze, la creazione di un mio linguaggio poetico, il linguaggio delle mie opere." Ha peraltro tradotto e/o adattato in versi siciliani: L’Odissea di Omero (Musa, pàrrami tu di dd’omu, mastru / di tutti li spirtizzi, chi gran tempu /…), L’Eneide di Virgilio, Le Argonautiche di Apollonio Rodio, De Rerum Natura di Lucrezio e ancora poeti lirici spagnoli e francesi e gli Arabi di Sicilia.

Tra le più recenti opere pubblicate: “Saffo e Catullo – poeti d’amore” e “La Grammatica siciliana”. Ragguardevole, inoltre, la storia della poesia siciliana, in trenta volumi.

Gnura Puisia, BOEMI Editore Catania 2005, con le sue "piogge autunnali", rappresenta uno tra gli ultimi capitoli di questa grande storia, la summa di tutto il suo lavoro, il compimento di tutto il suo amore verso la poesia siciliana, il raggiungimento di un sogno che ha costituito tutta la sua vita. " Un ventennio di riflessioni, soste, incontri, avanzamenti, in armonia con la condizione sistenziale di chi sa di non potersi abbandonare ttalmente all'eresia, lo status ideale del poeta, creatore per eccellenza, quindi innovatore, trasgressore. Il cerchio non si chiude, ma tende a chiudersi. Le conquiste formali precedenti, con pochi aggiustamenti, rimangono le conquiste di sempre, divengono le colonne del tempio; il contenuto, pure attraverso gli assalti della sofferenza, continua sulle tracce iniziali: ‘n-cerca di puisia, ‘n-cerca d’amuri pi canciari lu munnu a sumigghianza di lu me cori.>