LA FESTA DI SANT'AGATA: "Il canto delle clarisse"

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Sarebbe di Filippo Tarallo (Aidone 1859-Catania 1918) il mottetto cantato in coro dalle Clarisse di V. Crociferi. Tarallo, assieme a P. A.Coppola, F.P.Frontini, A.Gandolfo, P.Platania ed altri, è stato tra i musicisti catanesi più impegnati. La sua singolare figura di artista e musicista, emerse postuma e fornì ai critici dell’epoca molti spunti di discussione. La peculiarità artistica di questo musicista, si sintetizza nella stridente e lacerante contraddizione tra essere laico e cattolico allo stesso tempo. E ciò in un periodo in cui o si era l’uno o l’altro.

Egli, pur essendo prevalentemente un compositore di musica sacra ( fu maestro di cappella della Cattedrale e dei Minoriti), non disdegnò qualche “divagazione” di sapore Wagneriano. Abilissimo direttore d’orchestra, nel luglio del 1900 fu chiamato a dirigere “La Boeme” in occasione dell’inaugurazione del teatro Sangiorgi. Dal 1878 al 1918 anno in cui cadde vittima della tremenda epidemia della “Spagnola”, compose più di trenta musiche tra oratori, drammi teatrali, musica da camera e religiosa. Il mottetto dedicato a Sant’agata, risalirebbe al 1908. Il testo in latino, probabilmente solo rielaborato dal canonico Salvatore Fazio al quale si attribuisce, è una sorta di ringraziamento di Sant’Agata a Dio per avergli dato la forza di superare il tremendo martirio.

Questo il testo con la relativa traduzione: “Stans Beata Agatha in medio carceris, espansis manibus, tota mente orabat ad Dominum: Domine Jesu Christe, magister bone, gratias ago tibe,qui me facisti vincere tormenta carnificum, jube me , Domine ad tuam immarcescibilem gloriam feliciter pervenire”. ( Agata, felice, mentre entrava all’interno del carcere con le mani aperte pregava Dio con tutta l’anima: “Signore Gesù Cristo, buon maestro, ti chiedo una grazia: Tu che mi hai fatto superare le torture dei carnefici, fa che possa giungere, o Signore, felicemente alla tua gloria eterna).

Originariamente veniva eseguito nel cuore della notte. Allorquando il Fercolo, dopo la salita di Sangiuliano si avviava per il rientro in cattedrale, i devoti si fermavano per assistere in silenzio al soave canto che proveniva dalle grate panciute del monastero. Era uno  dei momenti più intensi di tutta la festa. Ma i tempi cambiano e adesso non è più cosi. Il Fercolo in v. Crociferi vi giunge nella  tarda mattinata del 6 febbraio, quando la città è già in fermento, perdendo così tutta la sua incantevole suggestione.

 

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