GIUSEPPE DE FELICE GIUFFRIDA, IL PROSINDACO CHE FECE GRANDE CATANIA

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Il 19 luglio del 1920 moriva nell’abitazione di un amico tra Acicastello e Acitrezza, Giuseppe De felice. Era stato giornalista, fondatore dei Fasci siciliani dei lavoratori, deputato al Parlamento per otto legislature consecutive e Pro-sindaco di Catania. Quando la sua salma torno’ a Catania su una vettura della tranviaria Acireale-Catania per essere esposta nel salone municipale, circa duecentomila persone gli resero omaggio. Un trattamento che prima di allora a nessun politico era stato riservato. Cosa aveva fatto De Felice per meritare cosi’ grandi onori? Semplice: aveva trasformato il volto della sua città’, dotandola di piazze, strade, carceri, ospedali e ampie aree infrastrutturali. Si occupò della riqualificazione dei quartieri periferici. Promosse il prolungamento del viale regina Margherita verso est( oggi corso Italia). Aveva reso Catania competitiva nei servizi, ingrandita e soprattutto applicato con efficace determinazione quei principi di equità’ sociale tipica del socialismo reale. Non sposò mai il marxismo a quel tempo imperante. Da Socialista, piu’ che con Turati fu sulle posizioni del riformiste di Leonida Bissolati. De Felice risentì molto dei suoi trascorsi giovanili tra le fila repubblicane filo-mazziniane. Il suo rapporto col suo partito fu molto burrascoso. Nel 1897 ne uscì per rientrare nel 1905; fu espulso definitivamente nel 1912. Interventista fervente, fu sulle posizioni di Benito Mussolini. Partecipò da volontario in alcune campagne belliche in Libia nel 1911 e nella prima guerra mondiale del 1915-18. I catanesi lo conoscevano con l’appellativo di “Nostru Patri”. La sua idea urbanistica per il capoluogo etneo si proiettava verso il futuro. Creò tutte le condizioni perché’ questo si verificasse, ma lo scoppio della prima guerra mondiale gli impedì di portare in porto il progetto nella sua completezza. Tale progetto prevedeva lo sventramento del vecchio San Berillo e il collegamento rettilineo che collegasse il centro storico alla stazione e a mare. La sua fu una dottrina del popolo. La cosiddetta “Età Defeliciana” durò quasi quarant’anni: dal 1881 al 1920. “Evviva De Filici…Cunnutu ‘a cu ‘no dici!” Gridavano i fedelissimi durante i suoi infuocati comizi. Dal temperamento irruento, spadaccino temibile, “Peppino” era sempre pronto a battere i pugni sul tavolo quando si trattava di ottenere qualcosa per la sua città. Lo faceva attraverso i giornali da egli fondati, ma soprattutto nelle sedi istituzionali. In gioventu’ era stato arrestato per motivi politici. Una volta, per evitare la detenzione, riparò a Malta. Non scontò mai la pena per intero. Allorquando venne eletto alla Camera dei Deputati, furono costretti a liberarlo. Non c’era burocrazia che poteva frenarlo; ne’ la malavita ne’ i baronati gli fecero paura. Ricordiamo l’episodio riguardante la riqualificazione della odierna piazza dei Martiri. Per liberare l’area dove oggi c’è “ ‘u Passiaturi”, occorreva sbarazzarsi di un vecchio ingombrante casotto della ferrovia. Senza attendere ulteriori autorizzazioni che avrebbero comportato una perdita di tempo, non esitò a imbracciare il piccone. Andò egli stesso di nottetempo ad abbatterlo insieme a un gruppo di volontari. L’indomani cominciarono i lavori. “Ma come”-obietto’ un avversario politico-“ Sa pinsàu accussi…‘a cappiddara!?”.

Ma gia’ nel 1902 aveva dato prova di grande determinazione quando si tratto’ di riportare alla luce l’Anfiteatro Romano di piazza Stesicoro. Prima di allora, i resti non erano visibili. Quel luogo era una piazza dove la domenica e nei giorni festivi i signorotti passeggiavano tranquillamente con le loro dame. “Ma perche’ -si domando’ De Felice-“il terzo piu’ grande anfiteatro costruito a Catania dai Romani deve rimanere occultato li’ sotto!? Non è’ bastato il saccheggio fatto per la costruzione di Palazzi monumentali sparsi in città!?” Ecco allora che cominciarono i lavori di “riesumazione”. Durarono appena due anni tra le proteste degli ecclesiastici catanesi costretti ad allungare il giro Interno del Fercolo durante i festeggiamenti Agatini. La sua sensibilità’ per i monumenti antichi Greci e Romani fu nota; anche per questo l’ appellativo di “Tribuno” risulto’ appropriato. Sotto la sua Pro-sindacatura, venne avviato l’esproprio dei palazzi che soffocavano il teatro Greco e l’Odeon. Ma l’attivismo di De Felice non si fermo’ qui. Lo ricordiamo per uno degli esperimenti piu’ importanti mai compiuti in Italia: La municipalizzazione del pane. A fronte dei continui aumenti dell’alimento primario da parte dei panificatori, penso’ bene di creare un forno comunale per tutta la città’. Lo realizzo’ nel 1904 con tutti i requisiti igienici e personale qualificato. La sede fu quella di viale della liberta’, nei pressi della stazione, dove esisteva già un vasto panificio. Mantenne il prezzo del pane a livelli molto bassi e costrinse i titolari dei panifici al semplice ruolo di gestori. Poiché’ l’esperimento catanese fu rivoluzionario, anche il settimanale romano “La Tribuna illustrata”gli dedico’ un servizio col quale fece notare il pieno successo dell’iniziativa. I panificatori ritenendosi fortemente danneggiati, si opposero energicamente. Scesero in campo gli avversari politici di De Felice. Così con la complicità’ del nuovo prefetto Adriano Trinchieri, nel 1906 il forno comunale dovette cessare l’attivita’. Il poeta Nino

Martoglio deluso del fallimento, contro il Trinchieri ritenuto il vero responsabile sentenziò in un sonetto: “ (…)Siti d’averu chiddu ca si dici/ la vera effigi di lu nannalau.”(Siete davvero quello che si dice, il vero ritratto di un imbecille). Dell’attività politico amministrativa di De Felice, si occuparono tutti gli storici siciliani e non solo. Catania gli dedico’ una via e uno dei più’ noti istituti commerciali di Catania. Ma anche nella letteratura fu celebrato. Durante il corso della sua attività’, i poeti popolari lo difesero a suon di versi contro i suoi denigratori. Alla sua Morte, il poeta Formisano scrisse versi commoventi: “(…) Era lu mantu di la carita’/l’amico bonu e caru/l’unicu figghiu di la so’ cita’/unni sempri truvo’ duci e amaru(…). In occasione dell’evento, l’attuale sindaco di Catania Salvo Pogliese ha deposto un omaggio floreale al mausoleo di De Felice al cimitero dell’Acquicella e diffuso un comunicato stampa sulla figura umana e politica del grande concittadino.

Nella Foto, Giuseppe De Felice Giuffrida.

Pubblicato su La Sicilia del 28 Luglio 2020 

 

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